ARTIGIANATO LAZIO



LAZIO

… « Davanti a tutte ste botteghe nostre omo e donna che passi, è caso raro che nun s’affermi a contemprà le mostre »…
Giuseppe Gioacchino Belli
Via del Corso nel 1834 è un susseguirsi di botteghe. Giuseppe Gioacchino Belli descrive in alcuni dei suoi sonetti, più di duemila, vari aspetti del magico mondo dei mestieri tradizionali.
Ecco quindi gli artigiani ambulanti come « lo stagnare al mercato » del mercoledì a Piazza Navona: « sarà caro, ma un cuccomo de stagno tirato com’è questo a pulimento, nun fo per dì che l’ho fatto io, ma in cento lei nun ne trova a Roma uno compagno ». E poi gli « ombrellari » che si lamentano perché hanno poco lavoro causa del bel tempo: « … dilli fragelli sti mesi asciutti… ». Il venditore di bicchieri a Piazza della Rotonda, il fabbro ferraio: « Comincio co’ le stelle la matina e finisco la sera co’ le stelle », e tanti altri spaccati della vita di allora. Scene che non si sono perse del tutto in quanto vennero immortalate nei disegni e nelle incisioni di Bartolomeo Pinelli, attento e geniale osservatore dei caratteri e degli usi e costumi del popolo romano.
Il ricordo delle antiche botteghe artigiane, molte ormai « sparite » purtroppo, ritorna in numerose targhe stradali del centro storico di Roma: Via dei Sediari, dei Canestrari, dei Cestari, dei Funari (torcitori di funi), dei Giubbonari (da gipponari o tessitori di corsetti), dei Pianellari (dove si fabbricavano ciabatte e pianelle), dei Leutari (liutai), degli Orefici. L’artigianale di Roma e di tutto il Lazio, pur subendo profonde modifiche con la evoluzione dei tempi, ha mantenuto intatti i caratteri fondamentali. Alcuni mestieri sono scomparsi, altri ne sono nati. A Roma, in particolare, si è sviluppata una intensa collaborazione tra artisti ed artigiani. L’artigianale popolare viene spesso interpretalo in chiave moderna, con formule, soluzioni innovative, grazie anche all’apporto dei vari Islituti d’Arte della regione. Hans Christian Andersen ha scrino che ogni giorno di viaggio nei dintórni di Roma è una incantevole favola. Ancora oggi camminando nel cuore di Roma o visitando i vari paesi del Lazio è possibile scoprire una realtà artigiana viva e ricca di prospettive. Numerosissime sono le testimonianze che evidenziano la grande abilità degli etruschi e dei romani nell’arie della ceramica. Il Museo Etrusco di Villa Giulia custodisce. Ira l’altro, vasi, stoviglie, e stupende sculture in terracotta che adornavano i templi. Alcune fra queste serbano ancora la loro colorazione policroma. Le più celebri sono l’Apollo e le altre figure provenienti dai templi di Veio, probabilmente opere del famoso scultore Vulca.

La terracotta

Motivi di tradizione millenaria si ritrovano nelle anfore di Pontecorvo (tav. 24-E/3), dette « can­nate » decorate a freddo con terra rossa. Ancora oggi questi oggetti di rara bellezza, un tempo usati per raccogliere l’acqua da bere, vengono costruiti ripetendo gli antichi fregi: sono molto richiesti come pezzi da arredamento. Dalle stesse botteghe escono i « vasi alberelli » con uccellini, composizioni grezze, appena abbozzate, ma ricche di ingenuità e fantasia. Boccali, brocche, piatti in terracotta e ceramica si possono trovare ad Acquapendente (tav.  16-E-F/3), Bomarzo (tav.  16-1/6), Albano Laziale (tav. 20-F/8), Aquino (tav. 24-E/3), Bagnoregio (tav. 16-H/5), Carpinete Romano (tav. 23-1/2), Fiuggi (tav. 21-A/7), Formia (tav. 24-D-E/6), Latina (tav. 23-H/3), Priverno (tav. 23-L/3), Rocca di Papa (tav. 20-F/7), Tarquinia (tav. 19-G/2), Poggio Moiano (tav. 20-H/2), Città Ducale (tav. 17-F/8), Tuscania (tav. 16-F/7), Vasanello (tav. 16-L/7), Velletri (tav. 20-G/8 – tav. 23-G/l), Ceprano (tav. 24-D/2). La caratteristica di Arpino (tav. 24-D-E/l) è la « ciocia » (tradizionale calzatura della Ciociaria) riprodotta in maiolica di diverse grandezze.
A Vetralla (tav. 16-G/8 – tav. 19-L/l), nell’alto Lazio si possono tra l’altro tro­vare: anfore, pignatte, boccali, scolapasta in terracotta smaltata con decorazioni floreali in giallo. Ceramiche e terrecotte in altri paesi della provincia di Roma (tav. 20-C-D-E/5-6-7). Ampio il ventaglio delle botteghe romane che creano pezzi di vario genere: dai semplici oggetti da fuoco, pentole e tegami, agli accessori per l’arredamento, per finire alle « forme nuove » opere di artisti-artigiani, sempre alla ricerca di soluzioni innovative. In epoche lontane la terracotta ebbe a Roma (tav. 20-C-D-E/5-6-7) una sviluppatissima produzione: un intero quartiere, il Testacelo, è sorto intorno ad una montagna di cocci.

Arte del ferro / rame / acciaio

L’arte del ferro è molto diffusa in tutta la regione. Tra i principali centri: Albano Laziale (tav. 20-F/8), Anguillara Sabazia (tav. 20-B/3-4), Capena (tav. 20-D/3), Ceccano (tav. 24-B/2), Collevecchio (tav. 17-B/8 – tav. 20-D-E/l), Formia (tav. 24-D-E/6), Manziana (tav. 19-L/3 – tav. 20-A/3), Marino (tav. 20-F/7), Montopoli di Sabina (tav. 20-F/2), Patrica (tav. 24-A/2), Roma (tav. 20-C-D-E/5-6-7), Latina (tav. 23-H/3), San Donato Val di Comino (tav. 21-F-G-/8), San Felice Circeo (tav. 23-I-L/6), Sezze (tav. 23-1/3), Greccio (tav. 17-D/7), Antrodoco (tav. 17-G/7), Poggio Bustone (tav. 17-E/6), Arce (tav. 24-D/2), Sora (tav. 21-E/8), Sgurgola (tav. 20-L/8 – tav. 23-L/l – tav. 24-A/l), Tarquinia (tav. 19-G/2), Veroli (tav. 21-C/8 – tav. 24-C/l). Particolarmente elegante, nella stretta curva dei suoi fianchi, è la conca in rame con il suo bel colore rosso dorato: rappresenta uno dei simboli più noti del folklore laziale.
L’arte del modellare il rame continua da secoli anche se la produzione ha subito delle limitazioni nella quantità. Esaurita in parte la funzione domestica, il rame è utilizzato soprattutto per scopi decorativi e ornamentali: vasi, copricamini, oggetti miniaturizzati. Botteghe di ramai sono a: Atina (tav. 24-F/l), Latina (tav. 23-H/3), Frosinone (tav. 24-B/l), Ischia di Castro (tav. 16-E/6), Palestrina (tav. 20-H/6-7), l Priverno (tav. 23-L/3), Roccagorga (tav. 23 – L/3), Ronciglione (tav. 20-A/l), Tivoli (tav. 20-G/5), Veroli (tav. 21-C/8 – tav. 24-C/l), Sora (tav. 21-E/8), Greccio (tav. 17-D/7), Antrodoco (tav. 17-G/7); i prodotti più tipici sono quelli che si lavorano ancora con la mar­tellatura e con l’uso di strumenti che implicano l’impegno individuale dell’artigiano. I capola­vori di tanti maestri-artigiani orafi del tempo passato sono presenti in numerose chiese romane, nella Cattedrale di Gaeta, in quella di Anagni ed in altri centri.
In tutta la Ciociaria ebbe grande sviluppo alla fine dell’Ottocento e nei primi del Novecento la fabbricazione di orecchini, collane, anelli. Attualmente in tutto il Lazio si sta assistendo ad una interessante riscoperta dei laboratori artigiani di arte orafa, che tendono a superare in qua­lità la produzione industriale. Tra i centri più significativi (è impossibile menzionarli tutti) Albano Laziale (tav. 20-F/8), Ariccia (tav. 20-F/8), Fiuggi (tav. 21-A/7), Frosinone (tav. 24-B/l), Mentana (tav. 20-E/4) e Roma (tav. 20-C-D-E/5-6-7) con i suoi tanti labora­tori artigiani, molti dei quali sono ubicati nel centro storico. La scuola di Arte della Medaglia istituita nel 1907 a Roma presso la Zecca svolge una funzione molto importante e cioè quella di formare i futuri medaglieri ed inci­sori di monete.
A Montefiascone (tav. 16-G/6) un antico laboratorio produce coltelli di vario tipo.

Il ricamo

Il ricamo è un’arte difficile, richiede tempo, pazienza, abilità. Ma oggi tutto sem­bra essere condizionato dalla fretta, che però non ha minimamente modificato i metodi di lavorazione della Scuola di Palestrina (tav. 20-H/6-7), dove nacque il notissimo «punto Palestrina». I lavori, che qui si eseguono, sono tutti opere rare, ricche di armonia: non a caso siamo nella terra di Pierluigi da Palestrina il genio della polifonia sacra. A Sezze (tav. 23-1/3) è attiva un’altra scuola di ricamo e merletti, presso l’Istituto del Bambin Gesù. Rispetto al passato la produzione di Palestrina (tav. 20-H/6-7), come quella di Sezze (tav. 23-1/3), è sensibilmente ridotta. Lo stesso dicasi per Alatri (tav. 21-B/8), Anagni (tav. 20-L/8), Antrodoco (tav. 17-G/7), Bagnoregio (tav. 16-H/5), Boville Ernica (tav. 24-C/l), Monte San Giovanni Campano (tav. 24-D/l), Spigno Saturnia (tav. 24-F/5), Sgurgola (tav. 20-L/8 – tav. 23-L/l – tav. 24-A/l), Veroli (tav. 21-C/8 – tav. 24-C/l). Conti­nua l’arte della tessitura a Farfa (tav. 20-F/2), Isola Liri (tav. 21-D/8 – tav. 24-D/l), Casperia (tav. 17-C/8), Subiaco (tav. 20-L/5): si possono trovare tappeti, tovaglie. A Farfa (tav. 20-F/2), oltre ai tappeti di lana o di pezzotto, tessuti per tende di puro lino, tessuti di lana cardata con disegni classici, anche esclusivi per abiti da uomo o donna.
Roma conserva arazzi di straordinaria bellezza: basterebbe ricordare, tra i tanti, quelli esposti nei Musei Vaticani e nelle sale capitoline. L’arte dell’arazzo ha rag­giunto notevoli livelli a Roma (tav. 20-C-D-E/5-6-7) e le opere oggi realizzate sono il risultato di un fruttuoso stimolante « dialogo » tra artisti ed artigiani. Questi ultimi sono in alcuni casi specializzati nel restauro. Le tecniche seguite sono spesso, come nel caso di un laboratorio sito nel centro storico, antichissime ed applicate con rara maestria. Arazzi anche a Labro (tav. 17-D/6).
È molto sviluppato il settore degli arredi e paramenti sacri: vi sono ancora in tutto il Lazio ed in particolare a Roma (tav. 20-C-D-E/5-6-7), Formia (tav. 24-E-D/6), Latina (tav. 23-H/3), Viterbo (tav. 16-H/7), Frosinone (tav. 24-B/l), diverse bot­teghe artigiane.
A Veroli (tav. 21-C/8 – tav. 24-C/l) le suore benedettine di clausura hanno acquisito una grande perizia nell’adornare mitrie, pianete, stole e piviali con foglie e fili d’oro.

Il travertino

La pietra  del  Lazio è il  travertino.   Le cave più  famose sono  quelle  di Tivoli, (tav. 20-G/5) da cui forse deriva il nome stesso, modificazione del latino « lapis tiburtinus », cioè pietra di Tivoli (tav. 20-G/5). Le altre importanti cave si trovano a Orte (tav. 16-L/7 -tav. 17-A/7), Civita Castellana (tav. 20-C/l), Viterbo (tav. 16-H/7), Monterotondo (tav. 20-E/4), Palidoro (tav. 20-A/5), Anagni (tav. 20-L/8), Cisterna di Latina (tav. 23-G/2).
Il travertino, adatto per vari usi, è ancor oggi al centro di una intensa attività artigianale, anche se evoluta verso forme di piccola industria. Accanto all’attività collegata all’edilizia sopravvivono utilizzazioni artistiche del travertino come, ad esempio, Ischia di Castro località Macchia dei Buoi (tav. 16-E/6), dove la pietra viene estratta, lavorata, plasmata a mano.
L’Ottocento fu il secolo d’oro dei maestri del mosaico che lavoravano in Vaticano. Grandissima era la loro abilità: riuscivano ad applicare tessere e smalti con ben seicento varietà cromatiche.
La Cappella Sistina ha suscitato l’emozione di tanti poeti. In una pagina del suo « Viaggio in Italia » così scrive Goethe a proposito del Giudizio Universale di Michelangelo: « … io non potevo fare altro che guardare e stupire. La sicurezza e la vigoria del sommo maestro, la sua grandiosità, vanno al di là d’ogni parola, d’ogni espressione ».
Il fascino della Cappella Sistina deriva da tanti elementi, ivi compreso il mosaico in « Opus Alexandrinum » del pavimento, che ci riporta al passato medioevale dei Cosmati.
I maestri artigiani del mosaico hanno realizzato importanti opere e restauri in tantissime chiese del Lazio. Di artigiani che si dedicano oggi al mosaico, ne restano pochissimi, alcuni dei quali creano in differenti stili quadri, sfruttando l’eccezionale versatilità e le incredibili combinazioni cromatiche di mille tessere. Anche l’arte del gesso è oggi molto ridotta: eppure quattrocento anni fa a Roma (tav. 20-C-D-E/5-6-7) era in auge, tanto che vi erano attive una ventina di scuole.

Arte del legno

Nell’Abbazia benedettina di Casamari, complesso monumentale gotico-cistercense, si può ammirare un ecce­zionale coro di legno realizzato, con ben sedici anni di lavoro, da un artigiano dei nostri tempi di Sora. È solo un esempio prestigioso dell’arte del legno nel Lazio, che continua ad essere diffusa in tutta la regione. La produzione è molto varia: mobili rustici, in stile; espressioni autentiche delle tradizioni locali sono le « madie ». Quest’ultime continuano a Vico nel Lazio (tav. 21-B/7) ad essere decorate con motivi ornamentali graffiti a semicerchi concentrici; dopo essere state usate nel passato per conservare il corredo delle spose, sono attualmente utilizzate come funzionali ed originali « pezzi » da arredamento.
Sedie rustiche impagliate a Cori (tav. 23-H/l), Frosinone (tav. 24-B/l), Guarcino (tav. 21-B/7), Rieti (tav. 17-E/7), Sora (tav. 21-E/8), Turania (tav. 20-1/3), Vallerotonda (tav. 24-G/2), Veroli (tav. 21-C/8 -tav. 24-C/l), Vico nel Lazio (tav. 21-B/7), Canepina (tav. 16-1/8).
Intaglio ad Alatri (tav. 21-B/8), Anagni (tav. 20-L/8), Oriolo Romano (tav. 19-L/3), Roma (tav. 20-C-D-E/5-6-7) (con le sue numerose botteghe nel centro storico), Sora (tav. 21-E/8), Vignanello (tav. 16-1/8). Mobili in stile ad Anagni (tav. 20-L/8), Arpino (tav. 24-D-E/l), Ceccano (tav. 24-B/2), Genzano di Roma (tav. 20-F/8), Isola del Liri (tav. 21-D/8 – tav. 24-D/l), Poggio Mirteto (tav. 20-F/l), S. Felice Circeo (tav. 23-I-L/6), Sora (tav. 21-E/8), Vico nel Lazio (tav. 21-B/7), Viterbo (tav. 16-H/7), Zagarolo (tav. 20-G/6-7). Intarsi ad Anagni (tav. 20:L/8). A Viterbo (tav. 16-H/7) operano provetti maestri dell’intaglio: abili creatori di mobili, cassapanche scolpite. Il mobile antico ha un vasto mercato a Roma (tav. 20-C-D-E/5-6-7) al punto di aver richie­sto la formazione di una schiera di artigiani del restauro. Decine di botteghe si trovano ancora in diversi punti della città ma in particolare in Via del Pellegrino, in Via dei Coronar!, in Via dei Banchi Vecchi, in Via del Governo Vecchio, ecc.
Restauratori si trovano anche in provincia, a Viterbo (tav. 16-H/7), Latina (tav. 23-H/3), Frosinone (tav. 24-B/l) e Rieti (tav. 17-E/7) e dovunque è viva la passione per l’arredo antico.
Pipe in radica, tutte lavorate a mano, sono costruite da un artigiano di Civitavecchia (tav. 19-G/3-4): non han­no nulla da invidiare ai « blasonati » modelli inglesi.
A Roma (tav. 20-C-D-E/5-6-7) alcuni laboratori artigiani realizzano apparecchiature scientifiche in vetro sof­fiato ed attrezzi ginnici.
Sebbene oggi le grandi aziende vinicole ricorrano spesso a serbatoi compositi, la funzione della botte è rimasta essenziale ed insostituibile. Poiché il Lazio ha una grande storia vinicola, pur se pochi, i bottai (o « circhiari » a Rieti) (tav. 17 1/7) ci sono sempre, soprattutto dove la produzione di vino è legata a tradizioni artigianali come ad Albano Laziale (tav. 20 f/8), Canepina (tav. 16-1/8), Frascati (tav. 20-T/7), Marino (tav. 20-F/7), Roma  (tav. 20-G/8 – tav. 23-(G/l) e Velletri (tav. 20-G/8 – tav. 23-(G/l) ma anche ad Anagni (tav. 20-L/8) e Vico nel Lazio (tav. 21-B/7 – dove le botti spesso con opportuni adattamenti si trasformano in mobili rustici. Gli ottimi vini del Lazio sono stati esaltati tra l’altro, dal Belli e da Trilussa. Quest’ultimo ha scritto: << quanno me trovo de cattivo umore, un bel goccetto m’arillegra  er core, m’empie de gioia e me ridà la pace >>.
A Formia piccoli cantieri navali costruiscono le barche esattamente con la stessa bravura degli antichi maestri d’ascia. Altri cantieri sono anche ad Anzio e Fiumicino(tav. 20-B/7 –
II vimine e il vinchio (erba tagliente che cresce sui pendii degli Aurunci) che viene chiamata « stramma » si lavo­rano a Castelforte (tav. 24-O/5), Ferentino (tav. 21-A/8), Frosinone (tav. 24-B/l), Marina di Minturno (tav. 24-F/6), Uri (tav. 24-D/5), Patrica (tav. 24-A/2), Posta Fibreno (tav. 21-E/8), Petrella Salto (tav. 20-I-L/l), Roccasecca (tav. 24-E/2), Rocca di Papa (tav. 20-F/7), Scauri (tav. 24-E/6), Sora (tav. 21-E/8), Vallerotonda (tav. 24-G/2), Villa Latina (tav. 24-G/l). In questi centri si producono cesti, sedie, canestri, sporte, contenitori per il formaggio o per il pesce (le « spaselle »). A Roma (tav. 20-C-D-E/5-6-7) operano attivamente alcuni artigiani doratori (basta andare ad es. in via dei Coronari, in Via dei Banchi Vecchi, in Via Margutta) che operano su tutto ciò che è collegato all’arte di indora­re: candelabri, vecchi orologi artistici, cornici, stoviglie.
Sempre a Roma (tav. 20-C-D-E/5-6-7), liutai esperti nella fabbricazione e restauro degli strumenti (in una bot­tega romana sono costruite viole, violini e violoncelli per vari musicisti di fama internazionale) e fonditori di campane: sono artisti-artigiani di grande talento. Nel Lazio si producono bambole non di tipo industriale, spesso arricchite dai costumi tipici della regione.

Cuoio e pelli / oggetti d’arredo / strumenti musicali

Cuoio e pelli, lavorati secondo le antiche tecniche artigiane, a Tolfa (tav. 19-1/3) (si possono acquistare anche cinture, portafogli, cappelli e scarponi) le cui famose borse hanno preso il nome della località, e ad Albano Laziale (tav. 20-F/8), Ariccia (tav. 20-F/8), Genzano di Roma (tav. 20-F/8), Frosinone (tav. 24-B/l), Rocca di Papa (tav. 20-F/7).
Nel Lazio sono rimasti alcuni provetti sellai: ad Acuto (tav. 20-L/7 – tav. 21-A/7), Alatri (tav. 21-B/8), Piglio (tav. 20-L/7), Tolfa (tav. 19-1/3), ed a Cori (tav. 23-H/l). A questi rarissimi e quindi molto richiesti « maghi » del cuoio si rivolgono tantissimi contadini che in alcuni casi usano ancora il mulo ed il cavallo, e vari maneggi nei quali rivive, per motivi sportivi e turistici, l’arte dell’equitazione.
A Sant’Oreste (tav. 20-D/2) oggetti in corno per l’arredo, piccoli oggetti da borsa come portapillole. A Carpinete Romano (tav. 23-1/2) ed Alatri (tav. 21-B/8) ed anche a Roma (tav. 20-C-D-E/5-6-7), ombrelli dai vivaci colori fabbricati a mano. A Villa Latina (tav. 24-G/l) si possono acquistare zampogne, pifferi. Chi li compera porta nella propria casa la gioiosità e l’armonia delle feste contadine e delle sagre paesane. Ad Acquafondata (tav. 24-H/2), ogni anno, zampognari, alcuni anche stranieri, si esibiscono in « pastorali », « assoli » e « motivi a piacere ».
Anche nel Lazio l’artigianato tradizionale è strettamente collegato con il folklore, le feste popolari, e le espres­sioni più semplici, ma purissime, della religiosità come gli ex-voto. Esemplari di grande valore estetico e di particolare originalità nella Chiesa di Maria SS. della Civita, ad Uri (tav. 24-D/5), a pochi chilometri da Latina (tav. 23-H/3), e nel Santuario della Madonna del Soccorso a Cori (tav. 23-H/l). Ex-voto anche a Terracina (tav. 24-A/5) nel Santuario della Madonna della Delibera. Quelli di Viterbo (tav. 16-H/7), nel Santuario della Madonna
della Quercia, sono di fattura molto ricercata; in minore quantità, ma bellissimi si possono ammirare nella Chiesa di S. Maria del Giglio ad Ischia di Castro (tav. 16-E/6), in S. Maria Assunta a Sutri (tav. 20-A-B/2), in San Eutizio nei pressi di Soriano nel Cimino (tav. 16-1/7).
A Trastevere si festeggia, nel mese di luglio, la Madonna del Carmine: è la « festa de noantri », ossia dei trasteverini. Secondo la leggenda in un giorno di riposo, un portuale, che stava pescando sulle rive del Tevere, agganciò invece di un pesce l’immagine della Madonna. La festa inizia con una processione che por­ta la Madonna dalla Chiesa di S. Agata alla Basilica di San Crisogono. In epoche antiche questa processione era chiamata dei « vascellari », cioè dei vasellai che in quel tempo oltre a far le pentole ed i tegami con la creta del fiume plasmavano anche i « bucali de coccio » cioè le brocche, che erano usate per servire il vino nelle osterie.
A Genzano di Roma (tav. 20-F/8) quadri fatti coi fiori (infiorata): in occasione del Corpus Domini le strade vengono letteralmente ricoperte di fiori disposti, con notevole senso artistico, in modo da formare splendidi tappeti di aspetto festoso e suggestivo. Sul selciato appaiono stemmi, figure umane, arabeschi e riproduzioni di opere d’arte. « Durante le due settimane che precedono la manifestazione (come ricorda Mario Colangeli nel suo libro: « Le Feste dell’Anno – Almanacco delle feste popolari italiane ») donne e ragazzi raccolgono cesti di fiori che vengono poi suddivisi secondo i colori. Poi i petali sono separati dai gambi ed in qualche caso triturati per ottenere una sona di polvere che serve per meglio delimitare i contorni delle riquadrature ». Per eseguire l’opera, la strada si divide in tanti settori di venti metri per nove e, per riempirli, vengono utiliz­zati circa quarantamila quintali di fiori. I ‘infiorata  rimane intatta fino al passaggio della processione. I genzanesi dicono che solo Garibaldi, nel 1875, si rifiutò decisamente di passarvi sopra, perché, come disse l’eroe, « certe cose divine non si calpestano ».
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