ARTIGIANATO MARCHE



MARCHE

Letteratura

 

« Poco più di cento anni fa un austriaco andò in pellegrinaggio a Loreto e chiese asilo per una notte in un casolare di Castelfidardo:gli diedero da mangiare e da bere e il pellegrino, alla fine estrasse dalla bisaccia una specie di mantice e cominciò a suonare. Il contadino che lo alloggiava studiò quel soffietto con i tasti e riuscì a fabbricarne uno. Si chiamava Soprani e fu il padre della fisarmonica italiana ».
Luca Goldoni
Castelfidardo è oggi nota in tutto il mondo come la patria della fisarmonica. L’artigianato costituisce uno degli elementi essenziali dell’economia marchigiana. Le Marche hanno una vera e propria vocazione all’artigianato: sembra poi esserci nei marchigiani una predisposizione innata all’armonia. Quando questi requisiti si uniscono alla genialità ecco allora svilupparsil’armonia del colore in Raffaello Sanzio, delle forme e delle strutture in Donato Bramante, delle note in Gioacchino Rossini e Giovan Battista Pergolesi, delle parole in Giacomo Leopardi, della voce in Beniamino Gigli. Le Marche sono state definite la terra « dove si costruisce la musica ».

Artigianato strumenti musicali

Sono numerose le aziende marchigiane che producono strumenti musicali, delle quali, anche se oggi la meccanizzazione ha invaso il campo, molte sono artigiane. Ed è grazie a queste, soprattutto, se la fisarmonica italiana conserva il suo prestigio di qualità nel mondo, e se riesce ad accontentare le richieste dei più esigenti professionisti. Già nel passato la fisarmonica ha interessato grossi musicisti che per essa hanno scritto apposite partiture. Un esempio: nel 1883 Ciaikovski introduce una parte per Accorde nella « Suite n° 2 in Do Maggiore ». Il Museo Internazionale della Fisarmonica di Castelfidardo raccoglie oltre cento strumenti provenienti da ogni parte del mondo. Pezzi unici, personalizzati con i materiali più disparati, dalla pelle alla madreperla, dall’ottone alle stoffe arabescate, dall’osso alle materie plastiche, e ordinati secondo un criterio prevalentemente cronologico: il pezzo più antico è una fisarmonica diatonica a 10 tasti, costruita nel 1857 da un artigiano tedesco. Tecnica e gusto si sono accompagnati negli anni, l’una seguendo le evoluzioni dell’altro, non senza qualche concessione alla spettacolarità: come la fisarmonica costruita in legno e plexiglass che permette di vedere il funzionamento di tutti i meccanismi interni dello strumento, esposta alla fiera internazionale degli strumenti musicali di Francoforte prima di trovare una collocazione definitiva nel museo. La « concertina » in Italia ha un solo ed unico produttore che opera ad Ancona (tav. 10-1/7-8). Recanati (tav. 14-F/3) è la patria, da poco più di un ventennio, della chitarra marchigiana, mentre Ancona (tav. 10-1/7-8) ha il primato della costruzione dei mandolini elettrici che esporta un po’ dovunque; Ascoli Piceno (tav. 18-B/2) continuando una tradizione che rìsale al ‘700, produce tutti i tipi di viole, violoncelli e violini, noti per la loro perfezione estetica, per la preziosità dei legni impiegati, per lo splendido suono. Macerata (tav. 14-E/4) infine vanta l’unico laboratorio artigianale, da Milano in giù, di strumenti a fiato (trombe, sassofoni, flauti, clarini).

Fabriano città della carta

Un mestiere antichissimo è quello della produzione di carta a mano che trova a Fabriano (tav. 13-L/4) la sua nota capitale. Grazie all’abilità dei suoi artigiani che, perfezionando in breve tempo la tecnica di lavorazione, favorirono la crescita qualitativa e quantitativa della produzione, Fabriano divenne già poco dopo il 1000 la culla dell’arte della carta in Europa. Sul finire del 1200 gli artigiani di questa città usavano contraddistinguere la propria pro­duzione con marchi in « filigrana ». Nel Museo della Carta e della Filigrana che si articola in tre sezioni, sono illustrati, attraverso anche l’ausilio di filmati didattici, l’origine, l’evoluzione ed i procedimenti di fabbricazione della carta, lungo circa 700 anni di storia.
Una lavorazione tradizionale delle Marche è quella del vimine, del giunco, del midollino e del bambù, materiali flessibili ma al tempo stesso duri che esigono la forza di mani maschili. Centro principale di questo artigianato, che richiede abilità e fatica e non può essere in nessun modo sostituito da mezzi meccanici, è Mogliano (tav. 14-E/5), paesino in provincia di Macerata, dove vi è una vasta produzione di cesti di tutte le dimensioni e dalle forme più svariate, da quelli per uso dome­stico o rurale alle borse per signora ed ai cestini da pescatori con la fessura nel coperchio; e ancora vassoi, animali, rivestimenti per damigiana, ed una vasta gam­ma di oggetti utili.

Arredo casa

Molto importante e florido il settore che riguarda gli articoli per arredamento, in vimi­ne o in midollino, con cui si fabbricano sedie, poltrone, divani, letti ed interi arreda­menti per la casa. Altri centri specializzati in questo artigianato sono Gualdo (tav. 14-D/7), Corridonia (tav. 14-F/5), Montecosaro (tav. 14-G/4), Montelupone (tav. 14-F/3), Petriolo (tav. 14-E/5) e, nell’ascolano, Montappone (tav. 14-E/6), S. Benedetto del Tronto (tav. 14-1/8 – tav. 18-E/l), Acquavìva Picena (tav. 14-H-I/8 – tav. 18-D/l). Tra le « curiosità » una bottega di Brugnetto di Ripe (tav. 10-F/7) dove è possibile acquistare, fra l’altro, cesti di ogni tipo in vimini ed articoli da parete come rane, galli e ragni. In un laboratorio di Urbania (tav. 9-L/7) un artigiano, pieno di in­ventiva, costruisce canestri usando la vettrica e la sancastrica (pianta cespugliosa che cresce sul pietriccio della sponda), e sedie impagliate. Sant’Ippolito (tav. 10-C/7), in provincia di Pesaro, è invece da qualche decennio la capitale della lavorazione del bambù: vi arrivano da paesi lontani grandi quanti­tà di questo giunco esotico di differente varietà e dai diversi nomi, quali manilla, malacca, manau, con il quale vengono prodotti oggetti piccoli, come bomboniere e soprammobili, o articoli per arredamento, di gran pregio e di gusto raffinato, che raggiungono i mercati e le vetrine di città italiane e straniere. Al « cappello di paglia » di Firenze, si è affiancato « un cappello di paglia » ascolano. Giusto vanto di Ascoli Piceno (tav. 18-B/2) e della sua provincia è la produzione artigiana di articoli di paglia, cappelli e borsette in particolare, ma anche coloratissimi cesti, scatole, cassette da lavoro, gettacarte, culle, cucce per cani e per gatti. La lavorazione della paglia nell’ascolano e precisamente nella parte settentrionale costituita da Montappone (tav. 14-E/6), Monte Vidon Corrado (tav. 14-E/6), Falerone (tav. 14-E/6), Massa Fermana (tav. 14-E/6) e Montegiorgio (tav. 14-F/6), risale al secolo scorso ed è andata sempre più arricchendosi nel gusto e nel sapiente variare delle forme e dei colori. Oggi, ad incrementare questo artigianato, che impegna gran parte della popolazione dei su citati paesi, alla paglia sì sono aggiunti rafia, giunco, truciolo, mais, pontova, materiali che spesso arrivano anche dall’estero già lavorati (come la « maglina », sottile  treccia a 7 capi adatta per i lavori più fini, preparata dai cinesi) pronti per divenire, opportuna­mente trattati, borse, cappelli, ecc.

Artigianato e industria del mobile

Diffuso in molti centri della provincia di Ancona (tav. 10-1/7-8) l’artigianato del mobile. Oggetti di arredamento e mobili a Recanati (tav. 14-F/3), oltre a preziose pipe in radica. Il mobile decorato ed intagliato conserva una ricca fioritura ed un autentico valore arti­stico a Monsampolo del Tronto (tav. 18-D/l), Amandola (tav. 14-D/8) e Montefiore dell’Aso (tav. 14-H/7): pezzi originali sono le cassepanche, i bauli, alcuni tipi di sedie, quasi sempre ornate di sculture ed intarsi.

Ricami e tessitura

Nelle Marche è ancora fiorente un’arte tutta femminile che è quella dei ricami e della tessitura. Per quest’ultima si usano telai a mano, spesso antichissimi, di legno massiccio, dinanzi ai quali lavorano con straordinaria maestria donne che vi passano un’intera vita creando stoffe semplici o di pregio, sempre di bellissimo aspetto, con magnifici accostamenti di colore. Ogni provincia, poi, ha i suoi pro­dotti caratteristici. In quella di Pesare (tav. 10-D/4), ed in special modo nei paesi dell’entroterra, quali Pennabilli (tav. 9-H/5), Orbino (tav. 10-A/6), Urbania (tav. 9-L/7), Mombaroccio (tav. 10-C/5), Serrungarina (tav. 10-C/6), si realiz­zano tappeti e coperte di lana, a semplici disegni geometrici per lo più ispirati a simboli della vita contadina. Meritano un cenno particolare i tappeti di Piobbico (tav. 9-L/8 – tav. 13-F/l), a due colori (il bianco ed il bruno di varie tonalità) e la tessitura di Candelara (tav. 10-D/5) e Novilara (tav. 10-D/4-5), due frazioni di Pesaro (tav. 10-D/4), dove si possono anche trovare tovagliati, tendaggi e biancheria da letto, contraddistinti da una notevole ricchezza cromatica ed una grande fantasia compositiva.
Una cooperativa di Fano (tav. 10-E/5) si è specializzata nella fabbricazione di tap­peti lavorati su ordito di cotone intrecciato con i cosiddetti pignoli di lana cardati a mano (specie di budellini di circa un centimetro di diametro) fino ad ottenere una trama compatta e resistente.
Nel Maceratese la tessitura impiega filati di lana, cotone, lino, canapa per creare stoffe a motivi figurativi di antica tradizione, quali angeli, cavalli, uccelli, stelle, fiori. I paesi che vantano questa produzione sono soprattutto Camerino (tav. 14-B/6), S. Ginesio (tav. 14-D/6), S. Angelo in Pontano (tav. 14-E/6), Visso (tav. 14-B/8 – tav. 17-G/l), Tolentino (tav. 14-C-D/5), Loro Piceno (tav. 14-E/6), Potenza Pi­cena (tav. 14-G/3), Civitanova Marche (tav. 14-H/4), Monte S. Giusto (tav. 14-F/5), oltre Macerata (tav. 14-E/4) e Pievebovigliana (tav. 14-B/7); i tessuti di quest’ulti­mo paese sono rinomati per l’estrema raffinatezza ed il livello artistico che rag­giungono, riproducendo motivi di antiche stoffe liturgiche di chiese maceratesi o preziosi tessuti antichi conservati in case patrizie del luogo. Le monache di Poten­za Picena (tav. 14-G/3) dal 1816 sono in grado di fornire splendidi lavori di tessi­tura a mano con antichi telai a licci: coperte damascate, tappezzerie, arazzi, biancheria da tavola, asciugamani. Tessuti e tappeti a: Candelara (tav. 10-D/5), Fano (tav. 10-E/5), Matetica (tav. 14-A/4-5).
Ascoli Piceno (tav. 18-B/2) e la sua provincia sono invece la patria del tombolo mar­chigiano, producendo da secoli merletti che sono tra i più belli ed apprezzati d’Italia. Come tutte le città storiche Ascoli Piceno deve essere percorsa a piedi per poterne ammirare gli angoli più segreti: così oltre a varie botteghe è possibile osservare alcune artigiane che su l’uscio di casa si dedicano all’arte del merletto. I principali centri di questa produzione sono: Acquaviva Picena (tav. 14-H-I/8 – tav. 18-D/l), Amandola (tav. 14-D/8), Appignano del Trento (tav. 18-C/l), Castignano (tav. 14-G/8-tav. 18-B/l), Castorano (tav. 18-C/l), Colli del Trento (tav. 18-C/l), Cossignano (tav. 14-G/8), Falerone (tav. 14-E/6), Fermo (tav. 14-G-H/6), Grottammare (tav. 14-1/8), Grotazzolina (tav. 14-G/6), Montalto delle Marche (tav. 14-G/8), Montappone (tav. 14-E/6), Montefiore dell’Aso (tav. 14-H/7), Monte Giberto (tav. 14-G/6), Pedaso (tav. 14-1/6), Rotella (tav. 14-F/8 – tav. 18-B/l), S. Benedetto del Tronto (tav. 14-1/8 – tav. 18-E/l).
La palma del primato tocca ad Offida (tav. 14-G/8 – tav. 18-C/l) con i suoi centri limitrofi Appignano del Tronto (tav. 18-C/l), Castel di Lama (tav. 18-C/2), Castorano (tav. 18-C/l), Spinetoli (tav. 18-D/l) i cui mer­letti al tombolo sono noti in tutto il mondo per il pregio della fattura e l’eleganza dei disegni. Qui i prodotti vengono tutti confezionati su ordinazione: i committenti li ordinano anche ad un anno di distanza, tenuto conto del tempo che occorre per produrre simili capolavori. Una cooperativa artigiana riunisce le migliori mer­lettaie di Offida (tav. 14-G/8 – tav. 18-C/l).

Arte del rame

L’arte del rame è diffusa nelle Marche; Force (tav. 14-E-F/8 – tav. 18-A/l), in particolare, è conosciuto da secoli come il « paese dei ramai », per le sue numerose botteghe e la qualità dei prodotti: conche, anfore e un ampio assortimento di vasellame.
Altri centri sono: Pesare (tav. 10-D/4), Urbino (tav. 10-A/6), Fano (tav. 10-E/5), Ancona (tav. 10-1/7-8), Jesi (tav. 10-G/8 – tav. 14-C/l), Osimo (tav. 14-E/2), Tolentino (tav. 14-C-D/5), Fermo (tav. 14-G-H/6), Ascoli Piceno (tav. 18-B/2), S. Benedetto del Tronto (tav. 14-1/8 – tav. 18-E/l), Comunanza (tav. 14-E/8 – tav. 17-L/l), Cagli (tav. 10-A/8 – tav. 13-G/l), Morrovalle (tav. 14-F/4).
Il rame, a seconda del modo in cui viene trattato, acquista vari colori dal rosso cupo al bruno, al violaceo, al dorato. Si producono così pannelli, « mattonelle » dalle splendide tonalità che spesso raggiungono l’estero per essere destinati a funzioni importanti quali la decorazione di cattedrali, moschee, parlamenti stranieri. Infine va ricordata la produzione del rame abbinato allo smalto che abbraccia una vastissima gamma di oggetti, dal monile alla statua, al fonte battesimale; centri principali di questa produzione sono Pesare (tav. 10-D/4), Fano (tav. 10-E/5), Montelupone (tav. 14-F/3) nei cui laboratori lo smalto viene lavorato anche con l’argento e l’oro. L’oreficeria marchigiana ha i suoi principali centri di produzione a Pesare (tav. 10-D/4), Fano (tav. 10-E/5), Ancona (tav. 10-1/7-8), Macerata (tav. 14-E/4) e S. Benedetto del Tronto (tav. 14-1/8 – tav. 18-E/l). La lavorazione orafa di questa regione risale ai Romani, ebbe un notevole impulso nel Medio Evo e nel Rinasci­mento e via via fino all’inizio del secolo scorso, per poi decadere lentamente fino a scomparire quasi del tutto. In questi ultimi decenni è rinata grazie all’impegno di giovani artisti-artigiani usciti dagli Istituti d’Arte di Pesaro (tav. 10-D/4), Fano (tav. 10-E/5), Ancona (tav. 10-1/7-8), Macerata (tav. 14-E/4), che tengono alto il nome dell’oreficeria marchigiana anche all’estero.

Ferro battuto

Il ferro battuto è un’altra delle caratteristiche dell’artigianato marchigiano: botteghe specializzate si possono trovare a Urbino (tav. 10-A/6) ma anche a Pesaro (tav. 10-D/4), Fano (tav. 10-E/5), Cagli (tav. 10-A/8 -tav. 13-G/l), Petriano (tav. 10-B/5), Pieve Torina (tav. 14-A/7), Amandola (tav. 14-D/8), Montemonaco (tav. 17-1/1), Fiuminata (tav. 13-L/5), Caldarola (tav. 14-C/6). Le produzioni comprendono: inferriate, rin­ghiere, alari, cancelli, roste, lampadari, bassorilievi, statue o altre sculture.
Le Marche vantano una illustre tradizione nella lavorazione dell’argilla le cui origini risalgono all’età del ferro (come attestano i reperti piceni custoditi nel Museo Nazionale delle Marche ad Ancona. I prodotti di questo artigianato abbracciano un po’ tutti i tipi di ceramica, da quella che si può definire « colta », negli stili tradi­zionali e datati, a quella di gusto ed estrazione popolare che perpetua modelli antichi testimonianti tutta la storia della terra marchigiana, a quella in forme moderne e del design.
Mentre nel passato il fulcro dell’artigianato della ceramica era costituito dal ducato di Urbino, oggi i centri principali sono Pesaro (tav. 10-D/4) e la sua provincia, in particolare Fratte Rosa (tav. 10-D/7), Urbania (lav. 9-1./7) e Gabicce Mare (lav. IO-B/3). Pesaro (tav. 10-D/4), che è tuttora uno dei maggiori centri cera­mici d’ Italia, conserva numerose botteghe artigiane fedeli agli schemi tradizionali accanto a laboratori che adottano sistemi nuovi e materiali più moderni come il grès vetrificato. Vi si trovano splendide riproduzioni dei servizi di  stoviglie rinascimentali come quelle conservate nel Museo di Ancona, oggetti decorati con i tipici motivi floreali, in particolare la  rosa e le margherite, con le « raffaellesche », con profili di persone tanto in uso nel ‘500; oppure versioni secondo modernissimi design, di oggetti appartenenti alla tradi­zione popolare.
A Pesaro (tav. 10-D/4) una bottega produce ancora « piattelli amatori » e « coppe », recanti un nome ed un’effige femminili, identici a quelli che nel ‘500 i giovani usavano inviare in omaggio all’innamo­rata, colmi di dolci o frutta. Tra le botteghe più antiche deve essere ricordata quella funzionante dal 1880 il cui fondatore, dotato di eccezionale talento, riuscì a creare il blu Raffaello ed a riprodurre gli antichi riflessi metallici come pure il riflesso oro e rubino. Oggi in questo laboratorio (gli attuali titolari hanno ritrovato la ricetta per preparare il rosso porpora ed il verde smeraldo) si riproducono pezzi istoriati del Cinquecento, gli oggetti con la « rosa di Pesaro » del Settecento.

Ceramiche di Pesaro

Il Museo delle Ceramiche di Pesaro, che ha sede nel Palazzo Toschi-Mosca, raccoglie bellissimi esemplari provenienti da Pesaro, Castel Durante (antica denominazione di Urbania), Deruta, Urbino. Fratte Rosa (tav. 10-D/7) ha il primato della ceramica rustica, in particolare vasellame d’uso quotidiano, in argilla ricoperta di vernice di manganese scura e brillante, dai nomi dialettali quali « trufe », « pigne », « stufarole », « teje », « codazze », « giuste », e ancora piatti, ciotole, scaldini ed altri oggetti.
Gabicce Mare (tav. 10-B/3), invece, ha una produzione preminentemente artistica: vasi, brocche, ed oggetti decorativi, vasi smaltati e graffiti a punta di diamante, formelle a rilievo, piatti decorati con soggetti cari alla tradizione popolare. Altri centri con un vasto assortimento di pezzi sono Ancona (tav. 10-1/7-8), Castelferretti (tav. 10-H/7), Macerata (tav. 14-E/4), Civitanova Marche (tav. 14-H/4), Falconara Marittima (tav. 10-H/7), Appignano (tav. 14-D/3), Fano (tav. 10-E/5), Montappone (tav. 14-E/6), S. Benedetto del Trento (tav. 14-1/8 – tav. 18-E/l), Centobuchi (tav. 18-D/l), S. Angelo in Vado (tav. 9-1/7), Gradara (tav. 10-B-C/4). Anche Urbania (tav. 9-L/7) gode di una tradizione illustre che risale ai maiolicari di Castel Durante, dove già nella prima metà del Cinquecento operavano maestri come Niccolò Pellipario.

Maioliche Ascoli Piceno

Ed infine Ascoli Piceno (tav. 18-B/2), nota per la produzione di ceramiche e maioliche (servizi da tavola, vasi ornamentali, formelle da decorazioni), e Montottone (tav. 14-F/7) per quella delle terrecotte (stoviglie, olle ed altri recipienti). Nel Monastero di S. Pietro a Cagli (tav. 10-A/8 – tav. 13-G/l) è facile trovare numerosi lavori in gesso o terracotta (statuette, angioletti, posacenere, acquasantiere ecc.) e fiori in polistirolo. Dalle concerie di varie regioni d’Italia, come il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, la Toscana e di paesi stra­nieri quali l’Inghilterra, la Germania, il Bengala ed altri, giungono le pelli che nelle Marche vengono sapiente­mente elaborate per diventare raffinati oggetti utili: borse, scarpe, portafogli, cinte, soprammobili, rilegature di libri e articoli da scrittoio ed anche poltrone. Tolentino (tav. 14-C-D/5) è la roccaforte della piccola pellette­ria: portafogli, borselli, portassegni, agende di tutti i tipi, articoli da scrittoio e da giuoco. Probabilmente il forte impulso che ha avuto Tolentino (tav. 14-C-D/5) si deve ricollegare alla tradizione rappresentata dalle concerie di cuoio, in special modo per suole di scarpe, che un tempo operavano numerose nella cittadina. Erano alimen­tati dall’acqua copiosa del Chienti, e una strada presso il fiume si chiama ancora Borgo Conce. Spesso la pelle è accostata al legno, al vetro, al cristallo o ai metalli per dar vita ad una vasta gamma di oggetti raffinati ed originali, la cui caratteristica fondamentale è la novità delle forme, l’assoluta assenza cioè di riferi­menti a modelli o stili antichi.
Falconara Marittima (tav. 10-H/7), Belforte del Chienti (tav. 14-C/6), Mogliano (tav. 14-E/5), Monte S. Giusto (tav. 14-F/5), Civitanova Marche (tav. 14-H/4), Loro Piceno (tav. 14-E/6), Corridonia (tav. 14-F/5) sono impor­tanti centri di lavorazione della pelletteria. Molto originale la produzione di Pesaro (tav. 10-D/4) e di Casinina (tav. 10-A/5). Si può acquistare un’ampia gamma di articoli raffinati a Fermo (tav. 14-G-H/6) (in particolare borse di alta classe), dove sono molto usate anche le pelli di rettile, mentre Jesi (tav. 10-G/8 – tav. 14-C/l) è specializzata nella fattura di cinte, di articoli per cacciatori (cartuccere, custodie per armi, laccioli per uccelli, gambali), borse e cartelle. Una produzione simile si ha anche ad Offida (tav. 14-G/8 – tav. 18-C/l). Le cinghie per fisarmonica sono invece caratteristici prodotti di Osimo (tav. 14-E/2). A Recanati (tav. 14-F/3) ottime pipe in radica di ogni tipo. Loreto (tav. 14-F-G/2) rappresenta uno dei più importanti santuari italiani meta costante di pellegrinaggi: in questo centro si è sviluppata la creazione di oggetti religiosi. Senigallia (tav. 10-F-G/6) è famosa per l’artigianato legato alle attività nautiche: grandi vele, reti, barche. Ad Arquata del Tronto (tav. 17-1/3), giocattoli. Molto sviluppato in diversi centri della provincia di Ancona (tav. 10-1/7-8) è l’arte del mobile.
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