ARTIGIANATO TOSCANA



TOSCANA

Le gemme rappresentano i colori di quattro elementi: « Per mezzo dell’acceso rubino ci si dimostra quello del fuoco; per lo ceruleo ed azzurrino colore del zaffiro quello dell’aere; per l’allegro colore dello smeraldo quello della terra, quasi di verdi erbe ricoperta; e per lo trasparente diamante quello dell’acqua, che in esso chiara, lucida e ondeggiante si scorge ».
Benvenuto Cellini

Opere mirabili come il Perseo di Piazza della Signoria ed il Narciso, entrambe a Firenze, e preziosi pezzi come la salièra d’oro e smalti di Francesco I, sono soltanto alcuni esempi della vasta attività artistica di Benvenuto Cellini, orafo di eccezionale talento, scultore, intagliatore di monete e sigilli, scrittore. Michelangelo gli scrisse: « Vi o conosciuto tant’anni per maggiore orefice ci sia stato, ed ora vi conoscerò per iscultore simile ». Tutto il trattato del Cellini sulla oreficeria, pubblicato nel 1568, come si può intuire dalla frase sopra citata, è un’entusiastica esaltazione dell’artigianato artistico. La Toscana è la regione in cui l’artigianato ha le più antiche tradizioni: le prime corporazioni di artigiani, chiamate « Arti », risalgono al Medioevo. Ed è proprio dalla Corporazione degli orafi che provennero molti degli artisti più noti del Quattrocento fiorentino: Brunelleschi, Donatello, Ghiberti, Paolo Uccello, Antonio Pollaiolo, Verrocchio, Ghirlandaio. La bottega divenne, in alcune significative circostanze, vera e propria scuola d’arte come nel caso di quella di Lorenzo Ghiberti. Al maggiore orafo del primo ‘400 (che tra il 1403 ed il 1452 realizzò due delle tre porte di bronzo dorato del Battistero di S. Giovanni di Firenze, di cui quella ad Est è stata denominata da Michelangelo « Porta del Paradiso ») venivano commissionati oggetti di uso comune o anche opere di notevole impegno artistico la cui influenza si farà sentire anche al di fuori dei confini della Toscana. In queste botteghe si era formato, nei primi anni della sua preparazione, lo stesso Donatello, citato nei documenti dell’epoca con la comune definizione di « picchiapietre ». Gli argentieri di Firenze affermano con orgoglio di essere gli ultimi discendenti di Benvenuto Cellini. Il cesello infatti a Firenze ha un passato glorioso e lo dimostrano numerose opere di scultura orafa conservate nei musei e nelle chiese come gli splendidi gioielli custoditi al Museo Nazionale, ed anche i nomi di alcune strade della città, come Via dell’Oro o Via degli Orefici, dove un tempo erano le botteghe degli « argentari » ed i « banchi » di vendita dei metalli preziosi.

Arte orafa

Oggi restano numerosi gli artigiani che continuano l’antica tradizione con la loro sapiente opera e non solo a Firenze, ma ad Arezzo ed in altri centri toscani. Sono artigiani che, a mano, anche se con l’ausilio di macchinari, che nulla toglie però al pregio delle loro creazioni, sotto­pongono le varie leghe d’oro e l’argento ai diversi processi di microfusione, incisione, tra­foro a cesello, filigrana, coniazione, stampo. Producono così preziosi monili o oggetti di bigiotteria di squisita fattura, ma anche soprammobili di autentico valore artistico richiesti da collezionisti di tutto il mondo.
L’attuale produzione artigiana dell’argenteria si può distinguere in due filoni: quello della fedele riproduzione degli antichi modelli locali o esteri e quello della crea­zione di oggetti di linea moderna. Spesso l’argento viene accostato felicemente a legni pregiati per la produzione di scatole e cornici, o incastonato con pietre dure o ancora decorato con smalti. Fra le lavorazioni fiorentine più antiche e caratteri­stiche è quella delle « paglie », contenitori in argento che si ispirano alla tradizio­nale cestineria toscana.
Ad Arezzo (tav. 12-L/2) come ha scritto Guido Piovene: « si osserva bene quello che ho già notato in Toscana, una mistura singolare di bollente e di vecchio, come in certe bottiglie di vino generoso che lasciano un pesante fondo ». Ciò sembra valere anche per l’arte dell’argento e dell’oro. Quest’ultima, in particolare, conti­nua ad avere un grande sviluppo.
Numerose sono infatti, alla periferia dell’antica città o sparse nella campagna, le botteghe orafe artigiane la cui produzione, che impiega ben 90 tonnellate di oro all’anno, rivela sempre una notevole esperienza ed un estro raffinato. Si prevede un ulteriore aumento delle aziende orafe.
Firenze (tav. 8-H-I/5-6) è un centro di moda di fama internazionale, settore questo strettamente collegato all’artigianale. In questo ambito si colloca il notevole suc­cesso, anche all’estero, della pelletteria: la sua produzione abbraccia tutti i tipi d’impiego della pelle e del cuoio, dalla valigeria, ai coordinati scarpe-borsa, agli indumenti, agli articoli da regalo. Firenze (tav. 8-H-I/5-6) è inoltre la capitale dell’artigianato della bigiotteria e le creazioni che escono dai numerosissimi laboratori possono essere divise in due rami: quelle fatte principalmente di metallo, e quelle dette « del mosaico fiorentino ».

Il vetro

Oggetti in vetro, di notevole fattura e adatti per l’arredamento moderno, vengono prodotti ad Empoli (tav. 8-E-F/6) ma anche a S. Giovanni Valdarno (tav. 9-A/8 – tav. 12-G/l), Montelupo Fiorentino (tav. 8-F/6), Pisa (tav. 7-H/6), Poggibonsi (tav. 12-C-D/2), Sesto Fiorentino (tav. 8-H/5) e Colle Val d’Elsa (tav. 12-C/2-3). A Colle Val d’Elsa (tav. 12-C/2-3) nacque, quasi certamente secoli e secoli fa, l’ar­te vetraria toscana, come attestano reperti archeologici conservati nel Museo della vicina Casale Marittimo (tav. ll-H-I/4).
A Empoli (tav. 8-E-F/6) è stato creato un consorzio di vetrerie artigiane: nel centro di esposizione viene raccolto il meglio di tutta la produzione toscana. Simbolo del consorzio è il « soffiatore », una figura stilizzata del vetraio che fa lievitare la palla di vetro alitando nella canna metallica. Un tipo di lavorazione che si differenzia nettamente da quello dell’altra grande scuola italiana, quella veneziana di Murano.
Sempre a Colle Val d’Elsa (tav. 12-C/2-3), chiamata la « Boemia d’Italia », circa vent’anni or sono, nacque il cristallo italiano che in breve tempo raggiunse livelli di qualità eccellenti sì da entrare in competizione con i già affermati cristalli di Francia e Belgio. A Firenze (tav. 8-H-I/5-6), Sesto Fiorentino (tav. 8-H/5), Siena (tav. 12-E/4), Montepulciano (tav. 12-1/6-7), vetrate artistiche.

Alabastro

Patria incontrastata dell’alabastro, Volterra (tav. 12-A/3) annovera un gran numero di arti­giani dalle cui mani prende forma una vasta gamma di oggetti fatti di questo minerale traslucido, poco duro e quindi adatto ad essere inciso, scolpito traforato. Il Museo Guarnacci di Volterra (tav. 12-A/3) raccoglie centinaia di urne cinerarie etrusche in alabastro.
L’arte in questione risale a vari millenni, poco praticata in epoca medioevale, riap­pare solo nel tardo rinascimento. Oggi è molto attiva e costituisce il vanto di Volterra che, ricca di giacimenti nel suo territorio, dispone in grande quantità di questo minerale dalle colorazioni diverse: da quella trasparente, bianca e purissi­ma venata di grigio e nero, a quella nei vari toni di giallo con venature marroni o nere, dal carnicino-avorio (la qualità più pregiata) a quella marrone rossiccio di bell’effetto cromatico. Se ne fanno vasi, coppe, lampadari, soprammobili che rivelano grande estro e fantasia da parte degli artigiani; e ancora frutta ed animali che spesso è difficile distinguere da quelli veri.
Pezzi unici, forme moderne di particolare razionalità vengono creati dagli allievi dell’Istituto Statale d’Arte di Volterra (tav. 12-A/3).
Una produzione particolare è quella dei « campanilari » che fabbricano modellini della torre di Pisa molto richiesti sul mercato.

Il marmo

La Toscana vanta inoltre quella inesauribile fonte di marmo pregiato che sono le Alpi Apuane definite « il più grandioso giacimento di marmi cristallini finora conosciuti ». Il suo marmo è servito ad artisti e scultori di tutti i tempi sin dall’età augustea. Michelangelo si recava personalmente a scegliere i blocchi sul Monte Al­tissimo, segnandoli con una « M ». Artigiani, artisti (tra i contemporanei Giò Pomodoro, Mirko, Guerrini, Moore), designers hanno potuto realizzare con il marmo della Versilia oggetti di eccezionale funzionalità, adattandoli agli ambienti più di­versi. Naturalmente ampia ed articolata è la produzione di oggetti di stile classico. Pezzi unici, che testimoniano la costante ricerca di forme nuove sono prodotti dal­l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato del Marmo di Carrara (tav. 7-E/2) e dall’Istituto d’Arte di Pietrasanta (tav. 7-F-G/3). Ormai in Versilia ed in Apuania si lavorano marmi provenienti da tutto il mondo. Artigiani del marmo, come di altre pietre dure (es. l’onice, ideale per vasi, paralu­mi, caminetti, ecc.), sono numerosi a Carrara (tav. 7-E/2), Massa (tav. 7-F/2), Pie­trasanta (tav. 7-F-G/3), Bagni di Lucca (tav. 8-B/2-3 – tav. 7-L/2-3), Seravezza (tav. 7-G/3), Querceta (tav. 7-F/3), Avenza (tav. 7-E/2), Siena (tav. 12-E/4), Prato (tav. 8-G/4), Montaione (tav. 12-A/l) e Vernio (tav. 8-G/2). A Carrara (tav. 7-E/2) tutto sembra parlare di marmo: i numerosi laboratori, l’apposita scuola, un museo che ne ricostruisce la lavorazione e la storia, ed un con­corso internazionale annuale. E sempre per restare in argomento si ricorda il Duomo di Sant’Andrea rivestito di marmi a bande bianche e grigie, costato ai carraresi 12 denari per ogni « Fuoco » (famiglia). Firenze (tav. 8-H-I/5-6) è nota per gli intarsi in marmo ed altre pietre. A Firenze (tav. 8-H-I/5-6) una bottega si è specializzata nella costruzione di tavoli e pannelli intarsiati in scagliola (una particolare varietà di gesso).

Il rame

Località rinomate in Toscana per la lavorazione del rame sono Pescia (tav. 8-C/4), Pistola (tav. 8-E/3-4), Borgo a Buggiano (tav. 8-C/4), S. Allucio di Uzzano (tav. 8-C/4) da cui proviene, e si distribuisce sul mercato italiano ed estero, gran parte dei paioli per la polenta, bricchi, portaombrelli, stampi per dolci variamente decorati, scatole dai coperchi lavorati a sbalzo, o delle caratteristiche « mezzine », recipienti per l’acqua larga­mente in uso un tempo e che a seconda della forma o di qualche motivo ornamentale denotano il paese di appartenenza. Ma non è solo nei semplici oggetti domestici che il rame da il meglio di sé: a Pescia (tav. 8-C/4), in particolare, vengono lavorati quei piatti sbalzati che hanno il merito di dare un notevole apporto alla storia del costume, raffigurando, di epoca in epoca, fatti o personaggi del momento. Sempre a Pescia (tav. 8-C/4) nascono dei singolari pannelli in rame, a volte di grandi dimensioni, su cui sono riprodotti a sbalzo, mediante una paziente quanto sapiente opera di « martellino », soggetti o scene a carattere sacro. Molti laboratori di Pescia (tav. 8-C/4) si sono specializzati nella creazione di oggetti in peltro.

Il ferro battuto

Il ferro battuto è lavorato con eccezionale abilità da alcuni artigiani di Siena (tav. 12-E/4), Pienza (tav. 12-H/7), Colle Val d’Elsa (tav. 12-C/2-3). Sempre a Siena (tav. 12-E/4) si realizzano le « monture » del Palio di Siena: armature, corazze ecc.

Arte della ceramica

Di origini antichissime (sì può risalire agli artefici dei canopi etruschi) l’arte della ceramica era già affermata in Toscana dal ‘400 e “500 quando dai laboratori di Doccia uscivano veri e propri capolavori. Oggi il centro di produzione più noto è Sesto Fiorentino (tav. 8-H/5) seguito da Montelupo Fiorentino (tav. 8-F/6), Signa (tav. 8-G/5), Montopoli in Val d’Arno (tav. 8-D/7), San Giovanni alla Vena (tav. 7-I-L/6 – tav. 8-B/6), Arezzo (tav. 12-L/2), Colle Val d’Elsa (tav. 12-C/2-3), Altopascio (tav. 7-L/5 – tav. 8-C/5) e da alcuni paesi del Casen-tino. Vi è una vasta produzione di ogni tipo di ceramica, dalle terrecotte alle « faenze », dalle terraglie al grès, alla finissima porcellana.
La metamorfosi di Sesto Fiorentino avvenne nel 1737 quando il Marchese Carlo Ginori creò uno stabilimen­to per la produzione di porcellane, che impegnò quasi tutta la popolazione locale. Vi si realizzava ogni tipo di lavorazione. Alla fine del secolo scorso la manifattura dei Ginori si fuse alla milanese Richard. Oggi nel Museo delle Porcellane, presso lo stabilimento Richard Ginori, si possono ammirare pezzi di rara come i vasi con decorazioni turchine « all’olandese », i vasi con rilievi su pasta azzurra ispirati ai tipi i manifatture inglesi.
Nel 1949-50 si ebbe una forte riduzione di personale ed i circa 1500 disoccupati diedero vita ad alcune piccale aziende ed a numerose botteghe artigiane. Ai Ginori si deve attribuire il merito di aver voluto a Sesto Fiorenti­no un Istituto Statale d’Arte che ancora licenzia esperti in ceramica e designers, continuatori della tradizione locale e aggiornati rinnovatori di forme.
La specialità di Sesto Fiorentino (tav. 8-H/5) è quella di realizzare, nel campo della ceramica, ogni tipo di for­ma e decorazione. Questo vale per le botteghe artigiane e per i modernissimi stabilimenti situati tra Sesto Fio­rentino (tav. 8-H/5) e Calenzano (tav. 8-G-H/4). Questi ultimi non hanno rinunciato ad imprimere al prodotto alcune caratteristiche tipiche della lavorazione artigianale: ad esempio, alcune fasi eseguite a mano, con il risal­tato di personalizzare gli oggetti, che risultano differenti tra di loro. A Montespertoli (tav. 8-G/7) sì producono, usando smalti e metodi antichi, ceramiche ad imitazione di quelle che vanno dal ‘400 al ‘700. Solo in poche località toscane, come Chiusi (tav. 13-A/7), Volterra (tav. 12-A/3) e Cortona (tav. 13-A sopravvivono gli antichi « cocciai » con il loro tipico artigianale rustico. A Colle Val d’Elsa (u è molto attivo l’artigianato del cotto che conserva forme tradizionali; vi si trovano tegami di coccio. fagioliere. scaldini, vasi da terrazzo e da giardino.

Figurine di gesso, orcioli pignatte, oggetti impagliati, lavorazione del legno

Molto noto e di antichissima tradizione (pare risalga al ‘500), l’artigianato delle figurine di gesso di Coreghi Antelminelli (tav. 7-1/2; tav. 8-B/2).
Orcioli e pignatte a Sorano (tav. 16-D/4). A Siena (tav. 12-E/4) ceramiche artistiche dalle splendide tonato, spesso con decorazioni che riprendono le tarsie del pavimento della cattedrale di Siena (tav. 12-E/4). Abili e velocissime impagliatrici di Altopascio (tav. 7-L/5 – tav. 8-C/5), Viano (tav. 4-1/7), Anghiari (ia\ – tav. 13-B/l), Colle Val d’Elsa (tav. 12-C/2-3), Buti (tav. 7-L/6 – tav. 8-B/6), Firenze (tav. S-H-I/5-6), Signa (tav. 8-G/5), Greve in Chianti (tav. 8-1/8), Impruneta (tav. 8-H/6-7) e di diverse località della Maremma rivestono con erba palustre fiaschi, bottiglie od altri oggetti di vetro; negli stessi paesi è ancora vivo l’intreccio dei vimini e della paglia per cesti, canestri, sporte. Tra i prodotti tipici di Firenze (tav. 8-H-I/5-6), conosciuti ed apprezzati ovunque, sono gli oggetti in paglia, in particolare cappelli e borse. Articoli in cuoio per l’equitazione a Sovicille (tav. 12-D/4) ed a Colle Val d’Elsa (tav. 12-C/2-3). A Pieve di Sinalunga (tav. 12-1/5) borse, riproduzioni di notissimi quadri: tutto in cuoio scolpito a mano, secondo una antica e difficilissima tecnica molto usata nel Medioevo e Rinascimento.
In Toscana, ricca di zone boschive come quella di Vallombrosa (tav. 9-A/6) ed il Casentine, l’artigianato del legno è fiorito in tempi antichissimi e continua a prosperare rappresentando un elemento importante della eco­nomia regionale. Dalle numerose aziende artigiane di Tosi (tav. 9-A/6), Quarrata (tav. 8-F/5), Altopascio (tav. 7-L/5 – tav. 8-C/5), Cascina (tav. 7-1/6-7 – tav. 8-B/7), Reggello (tav. 9-A/7), Ponsacco (tav. 8-C/7 -tav. 7-L/7), Poggibonsi (tav. 12-C-D/2), Vallombrosa (tav. 9-A/6), Agliana (tav. 8-F/4), Lari (tav. 8-B/8), Perignano (tav. 7-L/8), Bientina (tav. 7-L/6), Vicopisano (tav. 7-L/6), e di altri centri del Casentine vengono prodotti mobili in vari stili, da quello « fratino », al rinascimentale a quello in stile moderno. Quarrata (tav. 8-F/5) è rinomata per i suoi mobili imbottiti. A Badia Frataglia (tav. 9-D/5) legno tornito, scolpito e scavato di gusto tradizionale. Moggiona (tav. 9-C/5) è nota come il « paese dei bigonari », cioè artigiani che fabbrica­no bigonce, barili, mastelli: tutti oggetti indispensabili per il vino. A Lierna (tav. 9-C/6) si è sviluppata, con successo, la lavorazione del legno a doghe.
Mestoli, taglieri, ciotole e tanti altri oggetti in faggio a Partina (tav. 9-D/6). A Soci (tav. 9-C/6) legni torniti e mobili, panche, « cantinelle » (rastrelliere per la conservazione dei vini). Mobili rustici vengono creati dagli artigiani di Arezzo (tav. 12-L/2) e di Poppi (tav. 9-C/6). A Porto S. Stefano (tav. 15-H/7), Capraia (tav. 1 l-A/7) e Limite sull’Arno (tav. 8-F/6), gozzi ed altre imbarcazioni in legno.
A Firenze (tav. 8-H-I/5-6) un artista-artigiano realizza sculture in legno: riproduzioni di chiese e monumenti famosi di Firenze (tav. 8-H-I/5-6) e di altre città italiane, e poi animali vari.
Originali oggetti in legno per l’arredamento della casa a Moggiona di Poppi (tav. 9-C/6) ed a Ribolla (tav. 15-H/l – tav. 12-B-C/8).
Da grossi blocchi di legno, pieni di radici, un estroso artigiano di Caniparola di Fosdinovo (tav. 7-E/l) ricava figure di persone e di animali.
A Tavernelle di Anghiari (tav. 9-E-F/8 – tav. 13-B/l) un espertissimo liutaio costruisce strumenti « a bordo­ne », molto apprezzati negli Stati Uniti ed in vari paesi europei. Decorazioni su legno e su stoffa a Monteriggioni (tav. 12-D/3).

Ricami e merletti

Il ricamo e il merletto a tombolo sopravvivono, sebbene in forma molto ridotta perché sostituiti dai meno pre­giati ricami a macchina, nei paesi di Anghiari (tav. 9-F/8 – tav. 13-B/l), Monteriggioni (tav. 12-D/3), Sansepolcro (tav. 9-F-G/8 – tav. 13-C/l), S. Casciano in Val di Pesa (tav. 8-H/7), Borgo S. Lorenzo (tav. 8-I-L/3). Stoffe tessute ancora in casa, su antichi telai e con sistemi d’altri tempi, si possono trovare ad Agliana (tav. 8-F/4), Ponte a Poppi (tav. 9-C/6), Stia (tav. 9-C/5), Soci (tav. 9-C/6) ed Arezzo (tav. 12-L/2). Arazzi di rara bellezza in un laboratorio di Roccalbegna (tav. 16-B/3) ed in un altro di Sovana (tav. 16-C-D/4). Un’artista artigiana a Lama (tav. 12-G/7) crea tappeti, arazzi, stoffe per abbigliamento. A Radda in Chianti (tav. 12-E-F/2) in una splendida casa colonica, posta tra le colline, alcune artigiane producono sciarpe, foulards, arazzi, tappeti.
In località Bossi (tav. 12-F/3), sempre nel Chianti senese, è possibile trovare, oltre che tappeti, stoffe di puro lino e di cotone tutte lavorate a telaio.
A Firenze (tav. 8-H-I/5-6) tutti gli anni, per due settimane, tra aprile e maggio, si svolge, allestita nella Fortez­za da Basso, la Mostra Mercato dell’Artigianato: ad essa prendono parte espositori provenienti da tutto il mon­do. Una forma del tutto particolare di artigianale che richiede estro e graffiante senso critico, è quella realizzata dai « carristi »: i creatori e costruttori degli enormi carri allegorici con maschere del Carnevale di Viareggio (tav. 7-G/4), che ogni anno presentano tante allegre novità.