ARTIGIANATO UMBRIA


UMBRIA

« Però chi d’esso loco fa parole / non dica ascesi, che direbbe corto, / ma oriente, se proprio vuoi dire  ».
Dante Alighieri
Tutta l’Umbria è ancora pervasa da un profondo misticismo. Assisi, secondo il Poeta, ha avuto la capacità di « orientare » verso nuovi indirizzi non solo la religione ma anche la cultura e l’arte.
Testimonianza di ciò è la Basilica di S. Francesco: nell’interno della chiesa superiore si possono ammirare i 28 riquadri con episodi della vita del Santo dipinti da Ciotto, i cui restauri, dopo 30 anni di lavoro, sono stati recentemente portati a termine con l’ausilio anche dei giovani allievi dell’Istituto centrale del restauro.
È con queste sue opere di Assisi che Ciotto inizia la sua azione di rinnovamento della pittura sviluppata ulteriormente nella Cappella degli Scrovegni di Padova. L’Umbria « cuore verde d’Italia » ispirò il Cantico delle Creature di S. Francesco, che costituisce la prima e più nota « lauda »: espressione autentica della religiosità di questa terra.
Jacopone da Todi fu l’autore di tantissime laudi, alcune delle, quali vengono ancora rappresentate. La lauda medioevale è oggi eseguita in particolari ricorrenze, come ad esempio nel corso della Settimana Santa. La regione conserva pressoché intatta l’atmosfera medioevale anche nelle vie dei centri abitati dove si trova la maggior parte delle botteghe artigiane. Inoltre ha un tradizionale e fiorente artigianato, il cui sviluppo si fa risalire al secolo XI, con l’affermarsi della società comunale. Ceramica, maiolica e terracotta vi hanno raggiunto alti livelli di espressione tecnica ed artistica. « Segni » indelebili della straordinaria arte umbra della ceramica sono visibili in tanti pavimenti di case padronali e di chiese, negli ex-voto e nelle « coppe » amatorie, il dono che le giovani coppie si scambiavano come pegno d’amore.

Ceramica, maiolica e terracotta

I Centri di produzione sono ancora quelli noti da secoli quali Orvieto, Todi, Deruta, Gubbio, Gualdo Tadino, Città di Castello, Umbertide, Assisi ed altri minori. A Deruta, questa antica arte, tramandata dagli Etruschi, era già fiorente prima del ‘300 ed ottenne il massimo splen­dore dal ‘500 al ‘700, come testimoniano i vasi ed i piatti esposti in numerosi musei in Italia ed all’estero. Al Victoria and Albert Museum di Londra si può ammirare un piatto, pro­dotto nei forni di Deruta, che contiene un disegno attribuito a Raffaello Sanzio. Secondo gli esperti Raffaello, nel periodo in cui si trovava a Perugia alla scuola del Vannucci, fornì un disegno che poi i ceramisti decoratori utilizzarono. Ciò dimo­stra la fama di cui godevano già allora i maestri-artigiani di Deruta. L’alto livello tecnico ed estetico raggiunto, già nei primi del ‘400, è legato alla scoperta del « bianchetto », una pellicola bianca che va a rivestire la rossa argilla, poi graffiata e verniciata.
Esempi significativi del periodo di massimo splendore raggiunto nel Cinquecento sono un piatto con scene di allegoria amorosa che si può ammirare al Louvre ed il pavimento della Chiesa di S. Francesco esposto al museo civico di Deruta. Siamo ormai vicini al 2000, ma la vena creativa e la genialità degli artigiani umbri non si è inaridita. Nonostante alcune evidenti difficoltà (come ad esempio la mancanza di giovani apprendisti: è però un fenomeno delicato che riguarda un po’ tutte le regioni) gran parte dei mestieri tradizionali continuano a « sfidare » i pro­dotti fatti in serie.
Tutto l’artigianato in Umbria è in fase di sviluppo. Ciò vale in special modo per la ceramica, settore in cui la regione ha ottenuto i maggiori riconoscimenti anche all’estero.
A Deruta (tav. 13-E/8) come a Gubbio (tav. 13-G/3-4) le botteghe artigiane lavo­rano attivamente, ma una parte della produzione si è industrializzata. La ricchezza dei colori e l’ampia varietà delle figure ha da sempre caratterizzato la ceramica di Deruta (tav. 13-E/8). Assai tipici sono gli smalti di un bianco inten­so, le decorazioni con l’oro, i disegni dal profilo molto deciso, l’uso del blu, dell’a­rancio e del verde. Dopo un lungo periodo di declino, si è verificato ai primi del ‘900 un consistente rilancio della ceramica di Deruta, dovuto anche al determinante apporto di alcuni artisti di fama. Oggetti di rara eleganza sono realizzati dagli allievi del locale Istituto d’Arte.
Alcuni artisti-artigiani di Gubbio (tav. 13-G/3-4), emuli di Mastro Giorgio, ripro­pongono la difficilissima tecnica del « riverbero »: il magico effetto cangiante che aveva caratterizzato la ceramica ispano-moresca. Immutata è rimasta la lavorazione dei leggerissimi « buccheri ». La ceramica di Gubbio era nota già nel Medio Evo e mantiene ancora oggi le for­me e le decorazioni classiche, anche se personalizzate dagli artisti: le argille lacustri si trasformano in oggetti di fine fattura dando vita ad un tipo di produzione realiz­zata da maestri artigiani con l’ausilio di giovani che vi profondono tutto il loro entu­siasmo. Gli oggetti sono per lo più a vivaci motivi floreali, ma rivivono anche l’antico disegno della « ricca pavona », di ispirazione turca, ed il serpente che si arrotola su sé stesso formando i manici delle anfore. Un’importante manifestazione di Gubbio è la Mostra Annuale d’Arte della Ceramica.

La cera

A Gubbio il tempo sembra essersi fermato (come già si è potuto notare per l’arte della cerami­ca) e le antiche feste popolari, come il Palio della Balestra, la Corsa dei Ceri richiamano ogni anno un numero considerevole di spettatori. La Corsa dei Ceri si svolge il 15 maggio cioè il giorno precedente la festa del Patrono Sant’Ubaldo ha origini antichissime ed è vissuta con
grande attesa e partecipazione dagli eugubini.
Per l’occasione si procede all’elezione dei « capitani » scelti tra i componenti le corpora­zioni dei muratori, degli scalpellini e di arti consimili (a Gubbio esistono le università dei muratori, dei falegnami e dei fabbri).
Le mute di ceraioli, circa venti persone, vengono decise all’interno delle famiglie che sono tre: Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio (una per ogni Cero). I Ceri consistono in due grossi prismi ottagonali di legno, appuntiti all’estremità, posti uno sopra l’altro ed attraversati da un asse. Pesano circa quattro quintali l’uno e sono fissati al centro delle barelle, le cui stanghe sono portate a spalla dai ceraioli. La festa dura tre giorni. La corsa si effettua nel pomeriggio del primo giorno. I « ceraioli » sfilano di corsa per le vie della città, portando a spalla le tre statue dei santi: Sant’Ubaldo, Sant’Antonio e San Giorgio. Segue poi, ed è il momento più emozionante, l’ascesa al monte Igino: tre chilometri in salita, in cui i ceraioli si danno il cambio. Verso sera i ceri tornano verso Gubbio tra canti e bagliori di torce. A Todi (tav. 16-L/3; tav. 17-A/3) da qualche anno opera con successo un labo­ratorio, animato da un gruppo di artisti, con l’intento di rinnovare la tradizione della maiolica umbra.

Maioliche

Anche a Gualdo Tadino (tav. 13-1/5) si possono trovare « buccheri », con le figure che si stagliano sul fondo naturale rossastro o con figure rossastre su fondo nero. Le varie industrie locali si sono specializzate, tra l’altro, nella fabbricazione di artistiche mattonelle per rivestimento. Orvieto (tav. 16-H/4), che fu nel passato uno dei centri di maggior prestigio nel settore della ceramica: oggi nell’orvietano continua una buona produzione di « ziri », di orci di terracotta a Castel Viscardo (tav. 16-G/3) e di vasi a Ficulle (tav. 16-G/2). Umbertide (tav. 13-D-E/4) ha anch’essa una tradizione ceramica di cui la espressione più genuina sono le stovi­glie e il vasellame in « nero di Fratta ». Nel Santuario della Madonna di Bagno (tav. 13-E/8) 2 chilometri prima di Deruta è conservato un gran numero di ex voto in ceramica del Sei e Settecento. Tra le altre maioliche tipiche dell’Umbria, vanno menzionate le « castellane » di Città di Castello (tav. 13-D/2) decorate a graffiti su terra, coperta poi da vernice a sfumature. Un’altra tradizione caratteristica di Città di Castello è l’arte tipografica introdotta nel lontano 1538.

Ferro battuto  – Orificeria

I ferri battuti dell’Umbria sono apprezzati in tutto il mondo per la loro bellezza. Il centro di produzione più importante è Gubbio (tav. 13-G/3-4) dove insegne, cancelli e inferriate uniscono alla funzionalità la bellezza della lavorazione tradizionale arti­giana. Laboratori si trovano anche ad Orvieto (tav. 16-H/4), Assisi (tav. 13-G/7), Città della Pieve (tav. 13-B/8 – tav. 16-G/l), Norcia (tav. 17-G/3) come anche a Magione (tav. 13-C/6) ed a Passignano (tav. 13-C/5), nella zona del Trasimeno. Nelle antiche botteghe, spesso ubicate nelle abitazioni medioevali dei centri storici, il ferro rovente viene trasformato in oggetti che alla perfezione della linea uni­scono un naturale gusto artistico. Così dalle abili mani dei fabbri escono alari ed attrezzi per il camino, lampadari e lanterne arricchiti da motivi floreali, animali stilizzati, riprodu­zioni di armi antiche. In Valnerina, a Villamagina (tav. 17-E/1-2) nel comune di Sellano, si producono artigianalmente lime e raspe, seguitando una antica tradizione che ebbe il suo mag­giore sviluppo tra il ‘700 e T800. Molte in Umbria le botteghe che vendono oggetti in rame: brocche, scaldini, stampi per dolci, boccali, paioli, tegami e pentole. Tutti oggetti una volta in uso specie nelle case contadine, oggi ricercati per dare calore agli arredamenti rustici.
Il principale centro per la lavorazione del rame è Magione (tav. 13-C/6), dove il duttile metallo viene lavorato a freddo ed impreziosito con sbalzature ed incisioni. Ad Orvieto (tav. 16-H/4) sono ancora numerosi gli artigiani specializzati in oreficeria, come pure se ne trovano a Gubbio (tav. 13-G/3-4), Assisi (tav. 13-G/7), Perugia (tav. 13-E/6), Todi (tav. 16-L/3; tav. 17-A/3) e Terni (tav. 17-C/5-6). Ad Assisi (tav. 13-G/7) si pro­ducono sculture a cesello su lamine di rame a soggetto sacro, secondo una speciale tecnica che può essere usata anche su lamine d’argento e d’oro.

Lavorazione del legno

La lavorazione del legno è praticata in tutto il territorio della regione ed abbraccia i vari campi d’impiego di questo materiale, dalla produzione di mobili in serie fino alla costruzione di strumenti da lavoro per l’agricoltu­ra, per la tessitura a mano, per la lavorazione della ceramica, ecc., alla fabbricazione di giocattoli, giochi didat­tici, articoli per fumatori e da regalo. Centri particolarmente impegnati in questo artigianato sono Cor­ciano (tav. 13-D/6), Perugia (tav. 13-E/6), Assisi (tav. 13-G/7) e Foligno (tav. 13-H/8). Intarsiatori, intagliatori, scultori ed ebanisti di genuina tradizione artistica e culturale operano a Città di Castello (tav. 13-D/2), Todi (tav. 16-L/3; tav. 17-A/3), Assisi (tav. 13-G/7), Perugia (tav. 13-E/6), Gubbio (tav. 13-G/3-4) ed Orvieto (tav. 16-H/4) e dalle loro botteghe escono mobili in stile, cornici ed altri oggetti. Sono i continuatori di un’arte che fu fiorente nel ‘500 e nel ‘600 come testimoniano gli altari, i fregi, i cibori, i cori intarsiati, le statue ed i portali grandiosi di molte chiese umbre. La valorizzazione dell’arte del legno è affidata anche ad una articolata serie di mostre e di esposizioni, tra le quali si deve menzionare la Mostra Na­zionale dell’Antiquariato che si tiene ogni anno ad Assisi.
Tra le botteghe più antiche merita un cenno quella di Perugia (tav. 13-E/6), la cui produzione è molto originale: cesti di fiori e frutta, soldati dell’800 alti anche due metri. E poi, la falegnameria di Montecchio (tav. 16-1/4), nota per i mobili in noce o castagno. Orvieto vanta numerosi provetti falegnami. Un maestro artigiano di Orvieto (tav. 16-H/4), figlio e nipote di altrettanto famosi falegnami crea, con estro e grande fantasia, gatti, galli, cavalli a dondolo, bambole, leoni, cani. E poi boschi attraversati da locomotive in miniatura, mongolfie­re, carabinieri con i baffi. Queste sculture sono di tutte le misure: dal mignon al tipo « grandezza naturale ». Molto attiva in tutta la regione è l’arte del restauro grazie ad abili e pazienti artigiani; in particolare a Città di Castello (tav. 13-D/2), Gubbio (tav. 13-G/3-4), Assisi (tav. 13-G/7), Massa Martana (tav. 17-B/3) e Todi (tav. 16-L/3; tav. 17-A/3); il restauro di sculture in legno, di quadri si effettua soprattutto ad Assisi (tav. 13-G/7), Norcia (tav. 17-G/3) e Todi (tav. 16-L/3; tav. 17-A/3).
A Gubbio (tav. 13-G/3-4) inoltre lavorano dei valenti liutai che costruiscono strumenti competitivi a livello europeo. Un artista-artigiano, che cura anche la preparazione di numerosi allievi, ha creato una chitarra realiz­zata con una speciale tecnica per migliorare l’emissione del suono dalla cassa armonica. Ad Assisi (tav. 13-G/7) si praticano il restauro e la riproduzione di antichi strumenti a corda, perfettamente funzionanti. A Foligno (tav. 13-H/8) in una rinomata bottega si costruiscono organi e si restaurano stru­menti antichi.
A San Nicolò di Celle (tav. 13-E/7) sedie di tutti i più svariati tipi. Caratteristico di San Feliciano (Magione) (tav. 13-C/6) l’artigianato delle stuoie fatte con le canne che crescono sulle sponde del lago Trasimeno. Sull’Isola Maggiore (tav. 13-B/6) del lago Trasimeno alcune artigiane (circa venti) lavorano il «pizzo d’Irlanda» realizzato secondo la tecnica originale irlandese, ed il pizzo a tombolo. Nella piccola isola vivono non più di cento abitanti.

Il pizzo

Il pizzo d’Irlanda è una antichissima tradizione, introdotta, secoli fa, dalla proprietaria del castello, la Marchesa Guglielmi, che aveva al suo servizio persone di origine irlandese. Nel centro dell’isola sono oggi esposte per la vendita in una mostra-mercato, le varie creazioni. I merletti si lavorano anche a Panicale (tav. 13-B/7) e in tutti i paesi che si affacciano sul lago come Castiglione del Lago (tav. 13-B/6), Tuoro sul Trasimeno (tav. 13-B/5) e, anche se in tono minore, in quasi tutti i centri della regione. Ad Orvieto (tav. 16-H/4) ancora molte artigiane lavorano il pizzo ad uncinetto.
Parallelamente all’arte del merletto, si pratica in Umbria l’arte del ricamo e della confezione di raffinata bian­cheria per la casa. Importanti scuole del ricamo sorsero in passato a Perugia, Città di Castello e Panicale. Quest’ultimo centro fu così importante che ancora oggi l’arte del ricamo è detta « ars panicalensis ». Tutti i tipi di punti, anche i più complicati, escono dalle abili mani delle ricamatrici ma quelli tipica­mente umbri sono il « punto Caterina dei Medici » e il « punto Assisi », quest’ultimo, che prende il nome dalla città di provenienza, è un particolare tipo di « punto croce » che viene evidenziato dal « punto scritto » ottenendo un gradevole effetto di vuoti e di pieni di colore (azzurro o ruggine) sul fondo della tela naturale di lino. Nella Mostra permanente di Assisi si possono ammirare splendidi esemplari di questo tipo di ricamo.
A Perugia (tav. 13-E/6) è possibile trovare centri e tendaggi di rara bellezza, con disegni che ricordano formelle bizantine e medievali.
Una maestra artigiana di Orvieto (tav. 16-H/4), specializzata nel merletto orvietano crea straordinari pezzi unici: il suo lavoro più noto è la riproduzione del rosone del Duomo di Orvieto. Pregevoli anche i ricami su tulle che si fanno principalmente a Panicale (tav. 13-B/7). Prosegue fiorente l’attività della tessitura a mano, che si sviluppò notevolmente nei secoli XIV e XVI, periodo in cui si produssero tessuti detti alla « peruscina », ricercati per la loro perfezione. Nel corso dei secoli, come scrive Paolo Toschi nel suo volume sull’Arte Popolare Italiana, si attribuisce alle tele perugine « una importanza eccezionale, anche in considerazione dei numerosi riflessi che hanno trovato nella pittura italiana dei grandi maestri dal Trecento al Cinquecento ».
Il successo della tela perugina ebbe inizio nell’alto medioevo, e subì l’influsso del gotico settentrionale e dell’arte orientale. Molti dei disegni originali vengono oggi riproposti nei lini « grifati » (grifo-stemma di Perugia); i motivi ricorrenti sono: l’albero della vita, l’Agnello porta-stendardo che era usato per Pasqua, il cane che insegue la lepre, i castelli di Borgo S. Angelo, la fontana di Perugia (opera di Giovanni e Nicola Pisano) in mezzo a due grifi.
Attualmente numerosi nella regione i laboratori dove si lavora al telaio, con le antiche tecniche, il lino ritorto a mano. Vi si confezionano tele ornate con motivi tradizionali, derivanti da opere prodotte nel passato, o con motivi popolari, castelli, animali, stemmi. Altri centri importanti di questa produzione sono Città di Castello (tav. 13-D/2), Marsciano (tav. 16-L/l), Cascia (tav. 17-F/4), Montefalco (tav. 17-C/1-2), Spoleto (tav. 17-D/3-4) e Spello (tav. 13-H/8).

Vetreria

Non va dimenticata, inoltre, la produzione di vetrate artistiche a Perugia (tav. 13-E/6) e ad Assisi (tav. 13-G/7) (pitturate a fuoco e saldate con il piombo), di fiaschi e damigiane a Piegare (tav. 13-B/8 – tav. 16-H/l), di paralumi dipinti a mano, ceste e borse ad Assisi (tav. 13-G/7), di reti da pesca a Castiglione del Lago (tav. 13-B/(>) e Magione (tav. 13-C/6), di ombrelli ad Orvieto (tav. 16-H/4), di costumi per teatro, danza, maschere a Perugia (tav. 13-E/6), Marsciano (tav. 16-L/l) e Terni (tav. 17-C/5-6), sellerie e finimenti per cavalli a Spoleto (tav. 17-D/3-4). A Gubbio (tav. 13-G/3-4), Foligno (tav. 13-H/8) e Spoleto (tav. 17-D/3-4) si possono trovare articoli ed accessori per modellismo (in particolare per aeromodellistica). A Città di Castello (tav. 13-D/2) si effettuano com­posizioni in monotipia di lavori grafici complessi. La lavorazione del marmo e delle pietre arenarie è diffusa un po’ in tutta la regione.