Artigianato regione Sardegna


SARDEGNA

«Passarono alcune donne di Oliena, con otri di aceto, vasi di sopa e rotoli di orbace. Elladiede loro la lana filata perché gliela tessessero, e cambiò con la loro tela una bisaccia tessuta da lei, sul cui fondo bianco le palme nere e i fenicotteri rossi e verdi si disegnavano come in un arazzo orientale».

Grazia Deledda

II tempo sembra essersi fermato ed ancora oggi le arti popolari della Sardegna non sono state intaccate o impoverite dalla civiltà dei consumi. Anzi,nell’attuale società post-industriale, si assiste ad una interessante riscoperta di valori, grazie ad un turismo più maturo, di tutto il patrimonio etnico e culturale di questa straordinaria terra. La Sardegna da sempre difende le sue tradizioni, con una sorta di tenace ed ininterrotta «resistenza», che la rende impermeabile alle civiltà di coloro che vengono dal mare. E questo attaccamento al passato, a tutto ciò che è retaggio di affetti, di sentimenti e di valori spirituali, si manifesta continuamente anche nelle semplici cose della vita quotidiana, della famiglia, del lavoro.

Un esempio potrebbe essere l’ampia ma immutata gamma di temi decorativi della tessitura sarda: garofani, melograni, stilizzate foglie di vite e grappoli d’uva, ele­menti siderali dalle tinte ghiacciate, castelli, il caratteristico «ballo in tondo», con ballerini e ballerine che alternati si tengono per mano, e tanti altri soggetti di antichissima tradizione. Altro esempio può essere costituito dal «su sole», gioiello simbolico tra i più comuni e cari ai sardi, in cui l’artigiano incide al centro dell’oggetto da cui si dipartono i raggi del sole che lo contorna, il disegno di un piccolo cuore. E tutto ciò sembra magicamente ricongiungersi al canto d’amore popolare che dice: «su sole meo ses tua» («sei tu il mio sole»).
Nell’arte della tessitura, le cui origini sono remotissime (basti ricordare il ritrovamento, in una località campestre del nord Sardegna denominata Monte d’Accoddi, nelle vicinanze di Sassari, di pesi per telaio che gli stu­diosi fanno risalire al 4000 a.C.), si sono ottenuti, grazie all’eccezionaiità dell’esecuzione ed allo spiccato senso artistico, risultati di grande rilievo. Filare e tessere erano attività che anticamente riempivano ogni momento libero della donna sarda, moglie o figlia, legata tradizionalmente alla ca­sa, ed erano consuetudini naturali come il mangiare ed il dormire. Perma­ne ancora, almeno in qualche villaggio dell’interno, l’uso di annunziare ai parenti la nascita di una bambina con la frase «hamus una filonzana» (abbiamo una filatrice) che equivale a dire «ci è nata una femminuccia». Quest’arte si è sviluppata certamente per la grande abbondanza di lana di pecora, animale del quale era presente in Sardegna più di un quarto dei capi esistenti in tutta Italia.

La tecnica della tessitura varia molto da un centro all’altro. A seconda della lavorazione, della pesantezza, delle decorazioni, i manu­fatti sono destinati a divenire tappeti, arazzi, coperte oppure tessuti per arredamento. Le prime produzioni furono i «coperibanca» (copricassa), strisce create per coprire ed adornare la cassapanca che spesso conteneva il corredo della sposa. I tappeti a tessitura liscia (tipo kilim) prodotti nei centri di Sarule (tav. 32-B-C/6-7), Tonara (tav. 34-C/l) e Nule (tav. 32-C/4), sono ottenuti con telai verticali che consentono la realizzazione di esemplari di grandi dimensioni. Il disegno appare nitido in ambedue le facce del tessuto. Per la colorazione delle lane si ricorre spesso ad erbe e radici, che danno tinte naturali ed indelebili. I tappeti a tessitura «unu in dente» si realizzano con telai orizzontali e si possono trovare a Bolotana (tav. 31-L/5 – tav. 32-A/5), Isili (tav. 34-B/5), Aggius (tav. 30-A/6) e Villanova Monteleone (tav. 31-E-F/3). Questo tipo di tessitura viene eseguito con ordito in cotone e trama in lana di pecora sarda e la lavorazione è per lo più «a briglia», cioè con fili interi più o meno lunghi secondo la dimensione del disegno, gettati con la spola attraverso l’ordito. Solitamente non sono caratterizzati da un preciso colore di fondo e possono presentare motivi geometrici, come a Bolotana, oppure motivi a strisce policrome come a Villanova. La lavorazione cosiddetta «a pibionis», cioè a grani in rilievo che ricordano gli acini d’uva, è la più dif­fusa in tutta la Sardegna. Tutti i materiali (lana, cotone, lino) possono essere utilizzati in questo tipo di lavorazione per ottenere scendiletti, tappeti, co­perte e cuscini. Originalissimi i tappeti di Villanova (tav. 31-E-F/3) «a ranu segadu», dove i grani o pibionis vengono sforbiciati. Tappeti da muro si possono acquistare in vari centri della Sardegna, ed anche in que­sto caso i motivi ornamentali ed i materiali impiegati variano da paese a paese: esemplari in cotone e lanetta a Bonorva (tav. 31-H/4), in lino a Ploaghe (tav. 31-H/l), in cotone con disegni floreali in lanetta infram­mezzata da fili d’oro e d’argento a Mogoro (tav. 33-1/5), Sardara (tav. 33-1/6) e Sant’Antioco (tav. 35-E/5), in lana con disegni generalmente sti­lizzati a Isili (tav. 34-B/5).

Tappeti decorati con motivi geometrici a Sedilo (tav. 31-L/7), Monteleo-ne Rocca d’Oria (tav. 31-F-G/3-4), Bolotana (tav. 31-L/5 – tav. 32-A/5) e Gadoni (tav. 34-C/3). A Santulussurgiu (tav. 31-G/8), Giba (tav. 35-G-H/5), Ittiri (tav. 31-F-G/2), Samugheo (tav. 33-L/2) e Bari Sardo (tav.34-G/3), tappeti «a pibionis».
A Tonara (tav. 34-C/l), tappeti a righe policrome con motivi geometrici, stuoie. Tappeti anche ad Aggius (tav. 30-A/6), Atzara (tav. 34-B/2), Bo-rore (tav. 31-1/7), Chiaramonti (tav. 29-1/8), Meana Sardo (tav. 34-B/2), Nughedo di San Nicolo (tav. 32-A/3), Crune (tav. 32-D/4), Osidda (tav. 32-C/3), Osilo (tav. 29-G-H/8), Scano di Montiferro (tav. 31-G/7) e Zeddiani (tav. 33-G/2).
Arazzi con motivi di animali e di fontane zampillanti a Morgongiori (tav. 33-1/5) e Bonorva (tav. 31-H/4). Altri tipi di arazzi a Ploaghe (tav. 31-H/l), Sant’Antioco (tav. 35-E/5) e San Giovanni Suergiu (tav. 35-F/5). Splendide coperte lavorate «a pibionis» in lana, in cotone o in lana anno­data su cotone, a Pozzomaggiore (tav. 31-G/4-5). Arazzi ad Atzara (tav. 34-B/2), Busachi (tav. 33-L/l), Ploaghe (tav. 31-H/l), Meana Sardo (tav. 34-B/2), Paulilàtino (tav. 31-H/8), Mogoro (tav. 33-1/5), San Vito (tav. 34-F/8 – tav. 36-F/l), Ulassai (tav. 34-E/4), Sardara (tav. 33-1/6) e Pompu (tav. 33-1/5). Villanova Monteleone (tav. 31-E-F/3), come anche altri paesi della Sardegna, vanta una antica tradizione nell’eseguire a telaio orizzontale servizi da tavola «e mostra», in lino o cotone e lanette colorate, sui quali non viene apposto alcun ricamo. Sono frequenti i casi in cui varie tessitrici lavorano insieme, dando vita a gruppi e cooperative come a Sardara (tav. 33-1/6), Isili (tav. 34-B/5), Mogoro (tav. 33-1/5), nota per tappeti ed arazzi, ed a Tonara (tav. 34-C/l), il cui pezzo forte è una stuoia a righe colorate detta «fressada»,  ed anche a San Nicolo d’Arcidano (tav.   33-G/5),  Sedilo (tav. 31-L/7), dove si trovano fra l’altro splendidi copriletti, ed a Zeddiani (tav. 33-G/2), che offre tappeti e stoffe per l’arredamento con disegni moderni.
A Narbolia (tav. 33-G/l) ed Ollastra Simaxis (tav. 33-H/2) si tessono cuscini e copriletti con la  tecnica «a granelli».
Le abili donne di Bosa (tav. 31-F/6), Macomer (tav. 31-H-I/6) ed Oristano (tav. 33-G/3), produ­cono magnifici lavori a reticella detti «filet»; sono centrini, strisce da tavolo, tovagliette, ioide e scialli. A Baratili San Pietro (tav. 33-F/2), dove il «filet» lo chiamano «modano» come il cilindro che viene usato dai pescatori nel tessere le reti, le reticelle vengono decorate con ricami a forma di fiori e di uccelli.
L’arte del ricamo proviene quasi certamente dalla consuetudine di adornare gli oltre cinquecento tipi di costumi tradizionali che indossavano le donne sarde o dal ricamare gli arredi sacri. Ancora oggi si possono trovare scialli ricamati con fili d’oro e d’argento di cui, quelli più tradizio­nali, sono eseguiti su fondo nero.
Ad Oliena (tav. 32-E/6), oltre che lenzuola e fazzoletti, si possono trovare vari tipi di scialli, an­ch’essi ricamati, ed in alcuni casi arricchiti da perline applicate sui ricami e da frange. Merletti e ricami a Sassari (tav. 29-F-G/8 – tav. 31-F-G/l), Teulada (tav. 35-1/6), Nuoro (tav. 32-D/5), Osilo (tav. 29-G-H/8), Desulo (tav. 34-C/l), Nuraminis (tav. 34-A/8), Tonara (tav. 34-C/l). L’arte di intrecciare cesti è molto praticata nell’isola soprattutto dalle donne ed il modo di eseguire l’intreccio come i disegni delle decorazioni variano da un paese all’altro come, d’altro canto, varia­no i materiali utilizzati. A Castelsardo (tav. 29-H/6) in passato, come ad Ittiri (tav. 31-F-G/2) ed in altri paesi, veniva molto usata la palma nana che cresceva spontanea ed abbondante nell’isola, oggi invece è più diffusa la lavorazione di cesti in raffia, grezza o colorata. A San Vero Milis (tav. 33-G/l) usano erbe Palustri e paglia di grano per confezionare crivelli, bottiglie e bicchieri ricoper­ti, mentre a Sinnai (tav. 36-C/2) si fanno cestini con la paglia del grano intrecciata con il giunco, che vengono poi decorati con applicazioni in broccato. A Urzulei (tav. 32-F/8), Olzai (tav. 32-B/7), Ollolai (tav. 32-C/7), Montresta (tav. 31-F/5), Flussio (tav. 31-F/6) e Tinnura (tav. 31-F/6), viene usato l’asfodelo disseccato. Da poco è stata introdotta nell’isola anche la raffia importata dal Madagascar. Cestinerie anche a Bari Sardo (tav. 34-G/3), Bosa (tav. 31-F/6), Montresta (tav. 31-F/5), Santa Giusta (tav. 33-G/3), San Vero Milis (tav. 33-G/l) e Ulassai (tav. 34-E/4). Talora sui cestini compaiono disegni e decorazioni colorate in cui si ritrovano i motivi ornamentali della tessitura e del ricamo: cavalli stilizzati, colombe, pavoni, stelle, fiori e disegni geometrici. La solitudine è spesso fonte di ispirazione e così il pastore sardo, nelle interminabili giornate di isolamento a guardia del gregge, continua ancora oggi, sebbene in forma ridotta, ad incidere, inta­gliare, scolpire e dipingere il legno. Nascono così ciotole, taglieri, posate, oggetti decorativi come animali e figure.
Molto diffusa è la produzione di cassepanche in legno di castagno, completamente intagliate, colo­rate con sangue di bue e colori vegetali.
I centri principali di produzione sono: Buddusò (tav. 32-C/2), Cagliari (tav. 36-B/3), Sorgono (tav. 34-B/l), Desulo (tav. 34-C/l), Sassari (tav. 29-F-G/8 – tav. 31-F-G/l), Tonara (tav. 34-C/l) e Orani (tav. 32-C/6).
Vanno poi menzionati i mobili di ginepro rosso di Olbia (tav. 30-E-F/6), le sedie di Sassari (tav. 29-F-G/8 – tav. 31-F-G/l) e di Assemini (tav. 36-A/2), e quelle impagliate con laboriosa tecnica ad Orosei (tav. 32-H/5).
Altri lavori in legno a Dorgali (tav. 32-F-G/6), Ittiri (tav. 31-F-G/2), Mogoro (tav. 33-1/5), Nuoro (tav. 32-D/5) e Santulussurgiu (tav. 31-G/8).
Fra le tante curiosità legate alla storia dell’artigianale sardo, una riguarda la pipa in radica: infatti questa è frutto di una collaborazione internazionale perché, ideata da un’inglese, è stata realizzata, verso la metà del secolo scorso, da artigiani sardi di Laerru, Olbia e Sorgono. A Mamoiada e ad Ottana, durante il carnevale, molti giovani si vestono da issokalores e da mammuthònes, maschere allegoriche di antichissima origine, simboleggiami forse i vincitori e i vinti. I mammuthònes indossano, sul vestito di ogni giorno in fustagno o in velluto, la «mastruca», giac­ca in pelle di capra messa a rovescio; dietro le spalle hanno appeso un grappolo di campanacci e sul viso una maschera di legno, scolpita e tinta di nero, tenuta ferma da un fazzoletto annodato sotto il mento. Sulla testa calzano «su bonette», il basso berretto tipico dei pastori. Questa ma­schera è scolpita quasi sempre direttamente sopra un pezzo di tronco d’albero ed ha le più orribili espressioni demoniache.
Con la ferula, pianta che cresce spontanea nella mezza montagna, e che una volta essiccata diventa un legno leggerissimo, molto nero e di facile lavorazione, vengono eseguili tuttora sgabelli per uso domestico, animali e figure di pastori per il presepe, ed anche giocattoli per bambini come il carret­tino ed il cavallo a dondolo.
Questo tipo di prodotti si trova a Ghilarza (tav. 31-1/8), Aidomaggiore (tav. 31-1/7), Bonoreddu (tav. 31-1/8), Oristano (tav. 33-G/3). Ultimamente la ferula è stata utilizzata anche per creare soprammobili vari.
La grande abbondanza di argille plastiche e di caolini di buona qualità, che si trovano ancora dis­seminati nell’isola, ha permesso di ravvivare una antica e lunga tradizione. Numerosi figuli si sono avvicendati, con il loro tornio a pedale ancora in uso, a modellare vasi e stoviglie, ed ancora oggi vengono utilizzati per la cottura elaborati forni a legna che imprimono ad ogni pezzo quelle irripetibili macchie e le diverse colorature.
Le grandi brocche e le anfore prodotte ad Oristano (tav. 33-G/3) ricordano, con le loro teste di angeli e demoni, alcuni esemplari greci. Più rustici sono gli oggetti raffiguranti monaci e monache, od anche altri soggetti come, per esempio, quelli a forma di gallina o di gallo, prodotti ad Assemini (tav. 36-A/2) e Dorgali (tav. 32-F-G/6).
Grande è la varietà presentata dalle ceramiche che vengono lavorate nei diversi paesi dell’isola: Assemini (tav. 36-A/2), Dorgali (tav. 32-F-G/6), Oristano (tav. 33-G/3), Pabillonis (tav. 33-H/6-7), Siniscola (tav. 32-G-H/2), Selargius (tav. 36-C/3), Olbia (tav. 30-E-F/6), Sassari (tav. 29-F-G/8 – tav. 31-F-G/l) e Nuoro (tav. 32-D/5).
Da Dorgali (tav. 32-F-G/6), ancora, provengono belle terrecotte nei cui motivi ornamentali si esprime tutta la fantasia e l’originalità del sentimento isolano. Molti pezzi ricordano i tanti personaggi del folclore locale, come ad esempio quelli della «cavalcata sarda» di Sassari, una festa che richiama da tutta la Sardegna migliaia di uomini e donne, di giovani e giovanissimi, che giungono per parte­ciparvi nei loro costumi tradizionali di cui, specialmente quelli femminili, colpiscono per la vivaci­tà dei colori, la varietà delle fogge, la ricchezza delle decorazioni, il luccichio dei gioielli. La manifestazione consiste in una fantastica parata che celebra la vittoria che, intorno al Mille, i sardi riportarono contro i Saraceni. Sfilano i cavalieri, le amazzoni di Osilo con cappe di velluto, le giovani di Torralba con i costumi che ricordano quelli andalusi, ed alla fine tutto si conclude con canti e balli popolari al suono delle «launeddas» e degli organetti.
In diversi laboratori di Assemini (tav. 36-A/2) si realizzano stoviglie tradizionali come ad esempio le anfore chiamate «su turri» (che fino ad una cinquantina di anni fa venivano usate per attingere acqua dal pozzo), ed anche «sciveddes», «brognas» e «stangiados». In altre botteghe, sempre di Assemini, si producono elaborati di un genere più nuovo come, ad esempio, galline giganti e un’ar­ca di Noè con tanti animali affacciati.
Una cooperativa artigiana di Oristano (tav. 33-G/3) si è specializzata nella creazione di pezzi dalle originalissime tonalità. In un laboratorio di Sassari (tav. 29-F-G/8 – tav. 31-F-G/l), si possono acquistare bambole da collezione con le teste in ceramica, abbigliate con i costumi tradizionali in stoffa.
Ceramiche inoltre a Siniscola (tav. 32-G-H/2), Pabillonis (tav. 33-H/6-7) ed anche a Nuoro (tav. 32-D/5) dove, tra l’altro, opera un artigiano che si ispira costantemente nelle sue creazioni alla primordiale arte scultorea sarda.
Caratteristiche della Costa Smeralda le ceramiche azzurro turchese, lucide, senza alcuna decora­zione e dalle linee molto eleganti.
Dopo un certo periodo di decadenza si è ripresa la lavorazione del cuoio e le produzioni odierne fanno concorrenza a quelle arabe e spagnole. Il paese che si è specializzato in modo particolare nella produzione del cuoio lavorato e decorato secondo la tradizione sarda è Dorgali (tav. 32-F-G/6), dove si possono trovare briglie, selle, borse ed altri oggetti. Lavori in pelle anche a Monserrato (tav. 36-B/3), Orgosolo (tav. 32-D/7) e Selargius (tav. 36-C/3).
A Pattada (tav. 32-B/2), coltelli dai manici in corno inciso, in cui ingenui ma bellissimi motivi or­namentali ricordano l’arte dei pastori. Un tempo i corni venivano usati come contenitori della pol­vere da sparo; più tardi si cominciò a decorarli con incisioni riproducenti soggetti della flora e della fauna. Sempre con corno inciso si realizzano originali scatole, come quelle per il tabacco che si possono acquistare a Sassari (tav. 29-F-G/8 – tav. 31-F-G/l). Anche le zucche vengono utilizzate come contenitori, decorate con graffiti o con colorazioni policrome.
È stata ripresa anche la lavorazione del ferro battuto: centri specializzati in quest’arte sono Gavoi (tav. 32-C/7), Santulussurgiu (tav. 31-G/8), Sorgono (tav. 34-B/l), Sassari (tav. 29-F-G/8 – tav. 31-F-G-/1), Cabras (tav. 33-F/2) e Carbonia (tav. 35-F/4).
In particolare sculture, animali, attrezzi vari, a Sassari (tav. 29-F-G/8 – tav. 31-F-G/l), Carbonia (tav. 35-F/4), Cabras (tav. 33-F/2) e Sorgono (tav. 34-B/l). A Sassari (tav. 29-F-G/8 – tav. 31-F-G/l) si modellano statuette in bronzo che riproducono quelle trovate durante gli scavi archeologici e che rappresentano i misteriosi abitanti della Sardegna preistorica.
Di antica tradizione è l’abilità dei ferrai sardi, esperti nella produzione di morsi, speroni, staffe, lampade e campanacci, nonché di tutti gli accessori per le cassepanche come cerniere, serrature, chiodi ecc. Molto caratteristici i soprammobili riproducenti animali stilizzati suggeriti dai graffiti prenuragici scoperti nelle caverne dell’isola.
Degni di particolare menzione sono i campanacci che si realizzano a Tonara (tav. 34-C/l), che, oltre ad essere destinati alle greggi ed agli armenti, opportunamente accordati, entrano a far parte dell’addobbo dei mammuthònes.
Nel settore dei metalli rientrano anche i vasi e gli altri oggetti in rame, dei quali vi è una fiorentissi-ma produzione ad Isili (tav. 34-B/5). Sono contenitori nati dalla necessità di disporre di recipienti adatti per la lavorazione del formaggio, ed in seguito entrati a far parte dell’uso domestico, ornati di martellature e sbalzi.
La Sardegna abbonda di querce da sughero la cui corteccia è utilizzata nella produzione di turac­cioli, ma una parte di questo materiale viene lavorata dagli artigiani per ottenere ciotole, scatole, piatti, borracce ed altri pezzi tra cui il più classico è il mestolino che i pastori usano per attingere il latte dal secchio. Il sughero può essere tagliato in fogli sottili con i quali si confezionano album, quadretti e cartoline. I centri principali di questo tipico artigianato sono Sassari (tav. 29-F-G/8 – tav. 31-F-G/l), Calangianus (tav. 30-C/6), Cuglieri (tav. 31-G/7), Sarule (tav. 32-B-C/6-7), Lu-ras (tav. 30-B-C/6) e Cagliari (tav. 36-B/3).
I monili in oro ed in argento hanno sempre costituito un elemento di primaria importanza del co­stume tradizionale femminile dei vari paesi sardi. Sono spille, collane, orecchini, pendagli, anelli, fermagli e pettorali eseguiti in filigrana dai provetti orafi di Sassari (tav. 29-F-G/8 – tav. 31-F-G/l), Cagliari (tav. 36-B/3), Bosa (tav. 31-F/6), Dorgali (tav. 32-F-G/6), Alghero (tav. 31-D/2-3) e Oliena (tav. 32-E/6). Pur mantenendo una linea comune, che la rende appunto caratteristica, l’orefice­ria sarda è impreziosita dalle «creazioni» dei singoli artigiani. Tra i motivi ornamentali e le forme dominanti si riconoscono su spille e collane le arabescature di chiaro influsso spagnolo, e sui botto­ni la forma mammellare che ricorda i seni della dea Tank.
L’influsso di remotissime culture è poi evidente in tanti altri particolari fra i quali i medaglioni a forma di gallina che assomigliano agli ornamenti cartaginesi. Non bisogna dimenticare gli oggetti preziosi di carattere religioso come crocefissi, medaglioni e patene.
Varie iniziative, come la «Settimana d’oro» di Sassari, tendono a valorizzare al massimo l’attuale lavorazione orafa sarda, con il coinvolgimento di scuole ed istituti professionali, al fine di stimolare i giovani a specializzarsi in tale settore che offre buone possibilità di occupazione e di realizzazione. Elementi ornamentali desunti dalla tradizione locale o di ispirazione nuragica si ritrovano nei cam­mei. I coralli costituiscono una parte abbondante dei monili sardi e sono elaborati soprattutto ad Alghero (tav. 31-D/2-3), l’antica colonia catalana sulla costa occidentale, ed a Bosa (tav. 31-F/6). Bambole e figurine in costume a Sassari (tav. 29-F-G/8 – tav. 31-F-G/l), Nuoro (tav. 32-D/5),
Bari Sardo (tav. 34-G/3), Sennori (tav. 29-G/7) e Quartucciu (tav. 36-C/3); costumi tradizionali a Cagliari (tav. 36-B/3).
«Js fassonis» (i fascioni) sono originalissime imbarcazioni realizzate dai pescatori dello stagno di Cabras, ma anche da quelli di Santa Giusta e Stimino, con una tecnica difficilissima e utilizzando fasci di giunchi. Poiché gli artigiani in grado di costruirle stavano ormai scomparendo, l’Ente Pro­vinciale per il Turismo ha avuto la felice idea di organizzare, da alcuni anni, delle regate con dette imbarcazioni e così, grazie allo spirito di competizione, è stato salvato dall’estinzione un antico mestiere tradizionale. A Nurachi (tav. 33-F/2) vive un pescatore che nei mesi in cui non può andare a pescare si trasforma in artigiano e riproduce, nel suo laboratorio, imbarcazioni in miniatura che poi vende alle fiere paesane.
Presso l’Abbazia di San Pietro di Sorres, a Borutta (tav. 31-H/3), i monaci eseguono lavori arti­gianali in pelle e restaurano libri antichi.
Il folclore, e quello musicale in particolare, è strettamente legato all’artigianale tradizionale. Da oltre due millenni le «launeddas» sono gli strumenti musicali dei sardi il cui uso sopravvive special­mente nella zona meridionale dell’isola. Esse sono costruite da tre canne di diversa lunghezza, op­portunamente messe insieme ed accordate in modo da produrre il tipico suono che accompagna il «ballu sardu».
Elemento particolarmente tipico della gastronomia sarda è il pane, alimento che in Sardegna è forse più sacro che altrove ed occupa un posto di riguardo in tutte le occasioni della vita: vi è il pane nuzia­le, usato nei riti propiziatori dei matrimoni, quello che accompagna il dolore nei funerali, il pane «carasau» in sfoglie dorate e croccanti detto anche «carta da musica», quello che sembra lavorato come un merletto e tante altre forme che rivelano la maestria e la grande pazienza delle massaie isolane. Tutti i settori dell’artigianato sardo hanno fatto grandi progressi per merito delle iniziative del­l’Amministrazione Regionale e dell’I.S.O.L.A. (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigiano), l’ente creato dalla regione sarda, che ha effettivamente promosso ed aiutato le attività artigiane dove erano ancora vive, riscoprendole dove erano state dimenticate.
Offrendo assistenza tecnica, artistica e commerciale l’I.S.O.L.A. ha introdotto e fatto conoscere l’artigianato sardo in tutto il mondo, operando attraverso botteghe di vendita, fiere e mostre, ed effettuando ricerche di mercato in modo da promuovere la commercializzazione del prodotto. Ha inoltre incrementato la produzione creando un rilevante numero di cooperative artigiane e realizzando vari «centri pilota» (otto per la tessitura ed uno per la cestineria) costituiti da attrezzatissi-mi laboratori dotati di ampie sale espositive. Tali «centri pilota», che sorgono a Nule (tav. 32-C/4), Sarule (tav. 32-B-C/6-7), Paulilàtino (tav. 31-H/8), Atzara (tav. 34-B/2), Tonara (tav. 34-C/l, Bonorva (tav. 31-H/4), Sant’Antioco (tav. 35-E/5) e Castelsardo (tav. 29-H/6), hanno una notevole rilevanza turistica in quanto consentono a chiunque di osservare i metodi della lavorazione artigiana e di acquistare direttamente il prodotto.
L’arte popolare sarda che, come tutte le arti vive è in grado di creare cose nuove sul filone delle vecchie tradizioni, è oggi apprezzata e ricercata dappertutto.