ARTIGIANATO FRIULI VENEZIA GIULIA


FRIULI VENEZIA GIULIA

« Per il friulano, anche di pianura, la montagna è qualcosa di irrinunciabile, un elemento del paesaggio ma anche, nello stesso tempo, un luogo dell’anima ».
Carlo Sgorlon
L’amore per la montagna vuoi dire accettazione della vita come fatica, lavoro, e significa anche saggezza radicata nelle tradizioni del passato. L’artigianato del Friuli Venezia Giulia, regione di confine ricca di tradizioni diverse (veneziana, austriaca e slava), riflette il carattere severo e rude dei friulani, con frequenti richiami alla religione o ad antiche credenze popolari.
Gli edifici essenziali nella vita delle popolazioni di questa regione sono la casa e la chiesa, in funzione delle quali si è andato sviluppando nei secoli l’artigianato locale che ha come obiettivo principale renderle il più possibile confortevoli e razionali. È noto l’amore dei friulani per il « fogolar ».
L’emigrazione friulana può considerarsi elemento di incidenza notevolissima nella formazione degli artigiani. Non c’è angolo di mondo che non abbia conosciuto la fatica e la destrezza dei friulani. Tra gli emigrati i lavoratori più conosciuti e lodati del Friuli furono certamente i terrazzai e i mosaicisti, provenienti quasi tutti dalla zona tra Maniago e Spilimbergo, principalmente da Sequals e luoghi vicini. La gran parte di essi si dedicava alla costruzione di terrazzi o battuti alla veneziana, altri si dedicavano alla decorazione di ornati pavimentali o al mosaico decorativo vero e proprio. Famosi sono i mosaici dell’Opera di Parigi, della Cattedrale di S. Patrizio a New York e della Library of Congress di Washington.
La scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo, istituita nel 1922, resta ormai l’unica sede dove si impartisce l’insegnamento di questa impareggiabile arte.

Da tutto il mondo giungono a Spilimbergo ordinazioni di lavori eseguiti con la primitiva tecnica romana delle tessere diagonali, ricavate dai sassi coloratissimi del Tagliamento. Attualmente la produzione di mosaici si realizza a Spilimbergo (tav. 7-CD/7), Maniago (tav. 7-B/7), Sequals (tav. 7-C/7), Udine (tav. 7-FG/8; tav. 14-A/l), Arzene (tav. 13-G/2). Vetri incisi e decorati a mano si possono trovare a Goricizza di Codroipo (tav. 13-H/2), Udine (tav. 7-FG/8; tav. 14-A/l), S. Giorgio di Nogaro (tav. 14-A/4).
L’artigianato locale, in primo luogo quello del legno, affonda le radici in un passato che sta a cavallo tra storia e leggenda. Sono del 1300 le prime realizzazioni di cui si ha notizia: tavoli massicci e cassoncini, arreda­mento dei castelli feudali, in cui la funzionalità già si sposa con l’arte. Questi antichissimi mobili erano adornati con borchie di ferro sbalzato e traforato. Un vero fiorire dell’arte mobilierà e decorativa si ebbe tra il XV e il XVII secolo. Cassoncini, tavoli, seggiole, mensole, cori e lettiere testimoniano l’abilità dei maestri tolmezzini, la cui scuola in­fluenzò a lungo tutta l’attività mobilierà. Poi ci fu il dominio di Venezia e l’affermarsi dello stile Veneto, armonizzato però con quello locale, più rustico, per ottenere soluzioni nuove fra cui i bellissimi mobili dipinti. Oggi a Tolmezzo (tav. 7-D/4), tra i tanti pezzi interessanti, si possono trovare scegliendo tra gli oggetti più tipici le maschere carnevalesche, tra cui quelle del diavolo scornato che si morde la lingua. A Muina di Ovaro (tav. 7-C/3) i « dalminis »: i robustissimi e comodi zoccoli in legno di acero e tomaia di vacchetta. Legni tipici ad Erto (tav. 6-1/5) e Villa Santina (tav. 7-D/4).
L’arte dei seggiolai è iniziata nel 1878, anno in cui Giovanni e Antonio Farnasarig si trasferiscono dalla natia Mariano a Oles, quindi a Manzano (tav. 14-B/2).
Dal loro ceppo, dieci famiglie dello stesso nome continueranno nella zona a lavorare la sedia, acquistando una singolare perizia. Di casa in casa, di cortile in cortile, dilagò il loro esempio. Oggi la lavorazione della sedia impagliata ed in stile costituisce un’isola produttiva di grande rilievo di cui i centri principali sono: S. Giovanni al Natisene (tav. 14-BC/2), Corno di Rosazzo (tav. 14-C/2) e Manzano (tav. 14-B/2). In alcuni casi i seg­giolai sono riuniti in consorzio.
Ancora florida a Sutrio (tav. 7-D/2-3) la lavorazione di mobili intagliati rustici ed in stile.
Salotti di vario tipo a Tricesimo (tav. 7-F/7), Cassacco (tav. 7-F/7), Artegna (tav. 7-F/6). A Cortale (tav. 7-G/7) e Reana del Roiale (tav. 7-F/7), Bordano (tav. 7-E/5) e Lusevera (tav. 7-G/5) è attualmente molto diffusa la produzione di cesti e di oggetti artistici in cartoccio. L’artigianato della foglia di mais, infatti, i cui inizi risalgono a circa due secoli or sono nella zona del Roiale, in prossimità del capoluogo Udine, utilizza la materia prima che in abbondanza è fornita dal mais, tradizionale alimento della popolazione rurale del Friuli.
Nel 1964 sorse a Cortale di Reana (tav. 7-G/7) la prima Cooperativa di lavoro in forma organizzata, a cui fecero seguito dopo il terremoto del 1976 le Coo­perative di Bordano (tav. 7-E/5), Lusevera (tav. 7-G/5), Claut (tav. 6-L/5-6) e Artegna (tav. 7-F/6). Le cinque Cooperative si sono riunite in un Con­sorzio, denominato « Arte Friuli ». Tra i tanti oggetti realizzati: cesti,scatole, vassoi, bamboline, borse.
Oggetti in giunco a Polcenico (tav. 13-D/2; tav. 6-L/8), Andreis (tav. 7-A/6), Forgaria nel Friuli (tav. 7-D/6).
A Villa Santina (tav. 7-D/4) tessiture tipiche in lino con disegni come cardi, orchidee selvatiche; tappeti ed arazzi a: Sauris (tav. 7-B/3), Villa Santina (tav. 7-D/4), Paularo (tav.. 7-E/2), S. Giovanni al Natisone (tav. 14-BC/2). Cuoio e pelli a Trieste (tav. 14-F/6), S. Daniele (tav. 7-D/7), Nimis (tav. 7-G/6), Colloredo di M. Albano (tav. 7-EF/7), Udine (tav. 7-FG/8; tav. 14-A/l), Rivignano (tav. 13-1/3), S. Croce di Trieste (tav. 14-E/5). Ceramiche e terrecotte a: Palazzolo della Stella (tav. 13-1/4), Gradisca di Isonzo (tav. 14-1/4), Rivignano (tav. 13-1/3), Paluzza (tav. 7-D/2), S. Giorgio di Nogaro (tav. 14-A/4), Pordenone (tav.   13-F/2), Azzano Decimo (tav.   13-F/3), Artegna (tav.  7-F/6). Altra attività caratteristica è quella delle calzature di Gonars (tav. 14-A/3) e di S. Daniele (tav. 7-D/7) e delle pantofole di S. Daniele (tav. 7-D/7), queste ultime conosciute da tempo immemorabile come « Stafez », la cui produzione si fa risalire al 1885. Essa ha generato una fiorente industria tutta di origine artigianale.
Altri centri di produzione di pantofole: Rive d’Arcano (tav. 7-E/7), Maiano (tav. 7-E/6-7).
L’arte dei coltellinai di Maniago è antichissima. Le vicende di questa secolare attività sono state alterne: favorita dai veneziani e da Napoleone, fu avversata dagli Austriaci i quali incrementando l’agricoltura e bloc­cando i venditori ambulanti, le infersero un grave colpo.
A una prima società costituita nel 1870 per la produzione e la vendita fece seguito nel 1887 la società cooperativa della premiata industria fab­brile di Maniago, che raccolse 205 soci e durò fino al 1907, circa un ventennio durante il quale riuscì ad attuare buoni sistemi di produzione e commerciali. Venne successivamente rilevata dalla « S.A. Marx & C. ».
L’attività fu poi curata da tecnici di Solingen, che le impressero decisivi impulsi moderni. Fu quindi riorganizzata la « Società Anonima Coltellerie Riunite » e nel 1929 sorse il consorzio fra piccoli industriali composto da 25 soci, che non ebbe molta fortuna.
Dopo l’ultimo conflitto mondiale l’attività dei fabbri di Maniago (tav. 7-B/7) registrò una ascesa di grandi proporzioni ed una nuova affermazione del nome di questo centro artigiano nel mondo. Attualmente il Consorzio realizza una vasta produzione di coltelli da caccia e pesca, a scatto, tem­perini, forbici e cesoie, articoli per agricoltura e delicati strumenti chirurgici. Nel museo-negozio (aperto anche la domenica) è allestita una mostra della coltelleria in cui si possono ammirare tutti i tipi di lama: dalla scure al tagliaunghie, dal rasoio allo spadone medioevale. L’ESA (Ente Regionale per lo sviluppo dell’Artigianale del Frulli Venezia Giulia) assicura, fra l’al­tro, lo sviluppo dell’artigianale tradizionale della regione.
Rame sbalzato a: Gemona (tav. 7-EF/5), Tolmezzo (tav. 7-D/4), Forgaria nel Friuli (tav. 7-D/6). Ferro battuto a: Sacile (tav. 13-D/2), Gemona (tav. 7-EF/5), Udine (tav. 7-FG/8; tav. 14-A/l), Mortegliano (tav. 13-L/3), Maiano (tav. 7-E/6-7), Gorizia (tav. 14-D/2-3).
Costumi caratteristici a Treppo Carnico (tav. 7-E/2).
È particolarmente interessante una visita alla mostra permanente allestita nella splendida Villa Manin di Passariano, torre destra dell’esedra (con punto di esposizione e vendita tel. 0432/904547: chiusa il lunedì), o ad uno dei punti di esposizione e vendita gestiti direttamente dall’ESA.