ARTIGIANATO LIGURIA



LIGURIA

« …e tutto, in Liguria, le vigne, gli olivi, le pietre hanno scaglie, lische e pinne, esan di pesce secco ».
Curzio Malaparte
Tra le molteplici attività dei liguri un posto di rilievo lo occupa Partigianato strettamente legato alla posizione geografica della regione ed alle risorse naturali del suolo. Terra di marinai e di commercianti, la Liguria ha sempre visto i suoi abitanti ingegnarsi nella lotta per la vita traendo il fabbisogno dagli elementi naturali, dalla pietra agli alberi, usandoli per tutta una vasta gamma di produzioni da quelle dei cantieri edili a quelle dei cantieri navali. L’asprezza della terra, la mutevolezza del mare, tenacia ed invenzione, sogni marinari, sono tutti elementi che si ritrovano nell’artigianato ligure. Ecco quindi che la dura ardesia diviene per i liguri « scoglio dolce ». Nelle stradine di Lavagna, Chiavari, Rapallo, Camogli ed altri luoghi si può scorgere gente di mare intenta a confezionare o riparare reti e nasse.
Artigiani, alcuni dei quali ex-marinai, chiamati « capitani della bella brezza », ripensando con nostalgia ai tanti anni passati sul mare, chiudono in bottiglie modellini di nave. Questi oggetti caratteristici si possono acquistare
in tutta la Liguria.

Ed il tema dominante del mare si riscopre negli ex-voto marinari: oggetti che possono essere compresi nelle tradizioni popolari. A Savona (tav. 22-CD/6), Porto Maurizio (tav. 26-H/6), Genova (tav. 22-GH/5), Camogli (tav. 22-1/6), Portofìno (tav. 22-L/6) si trovano, esposte in varie chiese, queste tavolette votive, il cui sog­getto è spesso il santo invocato a propiziatore della grazia ricevuta (quasi sempre il salvarsi da un naufragio), la raffigurazione del bastimento pro­tagonista della tragedia e la scritta V.F.G.A. (Votum Fecit Gratiam Accepit: Voto Fatto, Grazia Avuta).
Un piacevole itinerario turistico alla scoperta degli ex-voto marinari, in provincia di La Spezia, è quello che inizia dalla Parrocchiale di S. Mar­tino di Framura (tav. 23-C/8), prosegue in quella di S. Caterina di Bonassola (tav. 23-CD/8), nel Santuario di N.S. di Soviore di Monterosso (tav. 22-G/l), in quello di N.S. di Reggio a Vernazza (tav. 27-B/l) toc­cando inoltre il Santuario di N.S. di Montenero a Riomaggiore (tav. 27-B/l), la Parrocchiale di S. Lorenzo a Portovenere (tav. 27-C/2), quella di N.S. delle Grazie a Le Grazie (tav. 27-C/2), per terminare nella Parrocchiale di S. Francesco a Lerici (tav. 27-D/2). Da Riomaggiore (tav. 27-B/l), dove soggiornò a lungo Telemaco Signorini caposcuola dei macchiaiuoli, verso Manarola (tav. 27-B/l), il secondo paese delle Cinqueterre, si snoda una strada pedonale a picco sul mare, nota come la « via dell’amore ».
Il fitto manto boschivo delle zone interne della Liguria ha sempre fornito abbondante materia prima a falegnami ed ebanisti per le loro creazioni, dalle più semplici come oggetti ed utensili di uso quotidiano a quelle più impegnative per l’arredamento di case e di navi, per le costruzioni navali. Chiavar! (tav. 23-A/6), che un tempo forniva i remi alla Repubblica geno­vese, oggi è rinomata per le sue sedie che sono divenute quasi il simbolo dell’artigianale del legno nel Tigullio. Non solo in Italia ma ovunque la « campanino », la « tre archi », la « parigina » sono sinonimo di sedia leggera (alcuni prototipi pesano addirittura sette etti), robusta, elegante, prezioso prodotto delle abili mani dei falegnami tigullini. È interessante conoscere l’atto di nascita di questa produzione che risale all’incirca alla fondazione della Società Economica, sorta nel 1791 al fine di incoraggiare ed aiutare le attività artigiane locali ed alla prima Esposizione industriale del 1793 alla quale l’unico falegname presente fu un certo Gaetano Descalzi detto il Campanino.
Tra i promotori della Società Economica era il marchese Rivarola, go­vernatore di Chiavari, che nel 1807, di ritorno da Parigi, mostrò al Cam­panino alcune sedie portate dalla Francia; fu allora che il Campanino ebbe l’idea di darsi anche lui alla fabbricazione di sedie iniziando una tradizione che tutt’oggi continua con successo. Non è solo nel campo delle sedie che il Tigullio eccelle, ma vanta anche una notevole produzione di mobili in stile o moderni e dei cosiddetti mobili da marina, ispirati allo stile dell’arredamento delle navi inglesi di un tempo. Molto diffuso anche il restauro dei mobili antichi. Gran parte delle imbarcazioni di lusso, come quelle che usano i liguri per lavoro, sono opera dei maestri d’ascia, che continuano a operare con metodi tradizio­nali e grande abilità in numerose località costiere. Dell’arte tessile ligure già parla Strabene; ed anche qui torna il tema del mare. A creare le trame al telaio, o intente al macramè, ai pizzi, alle trine sono state per lungo tempo le mani ingegnose e pazienti « de fìgge e de moggie » (le figlie e le mogli) dei marinai.
Nei paesi, anche se è una scena che sta diventando sempre più incon­sueta, si possono ancora vedere donne che lavorano al tombolo realiz­zando delicatissimi merletti. Il macramè, invece, è un pizzo piuttosto solido, importato sembra dall’Oriente ed un tempo eseguito solo nei conventi: richiede una infinita pazienza ed abilità essendo composto di tanti piccolissimi nodi fatti con le sole mani, senza l’aiutò di alcuno strumento. Viene usato per la biancheria di casa ma anche per guarnire abiti, per cinte, borsette ed altri accessori dell’abbigliamento femminile. Merletti e macramè oggi si trovano a: Chiavari (tav. 23-A/6), Lavagna (tav. 23-AB/6), Portofino (tav. 22-L/6), Santa Margherita (tav. 22-L/6). Sempre di origine orientale sono le stoffe pregiate, i velluti di seta, i broccati, i damaschi, i lampassi, che ancora vengono prodotti da anti­chi laboratori tessili di Zoagli (tav. 23-A/6) e Lorsica (tav. 23-A/5), gli ultimi rimasti attivi per questo genere di produzione che richiede un lavoro molto duro.
Sul versante opposto al golfo del Tigullio, nel cuore della Riviera di Po­nente, fiorisce un altro artigianato di cui la Liguria va fiera, quello della ceramica. Il centro principale della produzione è Albisola (tav. 22-D/6) che con la vicina Savona (tav. 22-CD/6) continua una tradizione che risale a diversi secoli addietro. Già nel ‘500, esauritasi l’attività delle fornaci ge­novesi, Albisola e Savona si contendevano il primato nella fabbricazione dei prodotti più importanti della ceramica ligure: il vasellame pregiato, barocco, in maiolica dipinta ed i « laggioni », piastrelle istoriate per pavimenti e pa­reti. Fra i vari tipi di ceramica quello più noto è « l’Antico Savona » ca­ratterizzato dalla decorazione pittorica in varie tonalità di azzurro, a volte anche accostato ad altre tinte: le raffigurazioni di scene campestri, mitologiche o religiose, sono tutte dipinte dalla mano esperta di veri artisti. Notevoli anche il « Levantino » ed il « Valente » che portano il nome delle famiglie dei maiolicali che li idearono; in una splendida policromia di tinte tenui vi sono raffigurate scene di paesaggi in cui sono disposte, sole, in coppia o a gruppi, figurine piene di grazia, in costume settecentesco.
Vi è poi tutta una produzione di ceramiche decorate con gusto orientaleggiante, tra le quali ricorde­remo quelle con decorazione alla « mèsero », cosidetta perché ricalca i motivi, d’ispirazione i o islamica, che si trovano sull’omonimo scialle che un tempo usavano le donne liguri e che < viene adoperato per l’arredamento degli ambienti domestici, per cuscini, coperte, ten In tutte queste produzioni l’artigiano, che è al tempo stesso artista, profonde la propria i ed il proprio estro.
Oggi ad Albisola (tav. 22-D/6), denominata « la spiaggia delle ceramiche » è facile trovare oggetti di gusto classico oppure decisamente moderno. Ad Albisola negli anni trenta Tullio Mazzoni, noto come Tullio d’Albisola, « fornaciaro » ed artista, legato al secondo futurismo, cominciò a chiamare  artisti da fuori perché dessero il loro contributo al locale artigianato. Albisola si trasformò m un interessante punto d’incontro tra esperienze di varia provenienza. Non bisogna inoltre dimenticare che in molte città europee si possono ammirare, nei musei o come elementi decorativi di piane o ville, preziosi esemplari di ceramica albisolese, opera di ceramisti-pittori che dopo aver riscosso un notevole successo nella propria città, hanno raggiunto città lontane portandovi il contributo del­la propria arte.
Nell’800, infine, vi è stato un altro filone della produzione in ceramica, che merita di essere ricordato, quello delle figurine da presepe. Nate dal risveglio della creatività popolare, venivano fatte per lo più dalle donne nel retrobottega, in numero altissimo, per essere vendute nelle fiere in occasione delle feste natalizie. Questa produzione è ripresa con successo. Visitando la Liguria si nota che i caratteristici tetti a spioventi delle case ed in particolare  di costruzioni antiche o di tipo tradizionale, risultano per lo più coperti con sottili lastre di pietra grigia ordinate in file regolari sovrapposte le une sulle altre come scaglie di pesce, lucide, di un cupo nero-azzurrino sotto la pioggia, quasi madreperlacee invece sotto il ciclo estivo. Questi i sono in ardesia, un materiale edilizio fabbricato dalla natura già pronto per l’uso, salvo pochi ritocchi. In Liguria è usata da tempi immemorabili per le più svariate applicazioni, ed è presente nei tipici « carrugi ».
La regione è celebre per le sue cave di ardesia, materia che deriva il nome dal francese « ardoise » per gli importanti giacimenti delle Ardenne, e che in Liguria è più comunemente nota con il nome di lavagna dall’omonima località della Riviera di Levante, che per secoli ebbe il primato della lavo­razione e del commercio. Ancora oggi Lavagna (tav. 23-AB/6) conserva, con Chiavari (tav. 2T A/6), una notevole importanza nel commercio dell’ardesia anche se le sue cave, sfruttate sin dui scc. XV, sono ormai esaurite ed hanno ceduto il primo posto a quelle della valle di Fontanabuona, da Carasco (tav. 23-B/6), a pochi chilometri da Chiavari (tav. 23-A/6), a Cicagna (tav. 22-L/5), Orerò (tav. 23-A/5), Lorsica (tav. 23-A/5), Moconesi (tav. 22-L/5), Tribogna (tav. 22-L/5), Coreglia (tav. 23-A/5). L’impiego principale dell’ardesia è nel campo edilizio: se ne fanno stipiti, soglie, scalini, rivestimenti esterni ed interni di edifici, ma soprattutto tegole di varie forme e dimensioni; una ca­ratteristica dei centri abitati della Liguria è proprio il colore grigio dei tetti. Di ardesia sono le lavagne per la scuola, i piani dei tavoli da biliardo, numerosi altri oggetti di uso funzionale o decorativo come basi per lampade, elementi per caminetti, tavoli ed altre suppel­lettili per terrazzi e giardini, cornici, soprammobili, posacenere, bomboniere. Né sono mancate ve­re e proprie opere d’arte di artisti locali: statue, bassorilievi, lastre e pannelli incisi o graffiti. La Liguria è fatta di pietra e quindi tra gli oggetti caratteristici dell’artigianato, che richiamano anche la gastronomia locale, ci sono i mortai classici per il pesto.
Nel paesino di Uscio (tav. 22-L/5) continua la fabbricazione degli orologi da campanile che vengo­no esportati in molti paesi del mondo, mentre ad Avegno (tav. 22-L/5) sono visitabili antichissime fonderie di campane che hanno ancora una buona produzione.
A Campo Ligure (tav. 22-F/3), nei numerosissimi laboratori si creano oggetti d’argento in filigra­na, seguendo antiche tecniche ed elaborando disegni e modelli, alcuni dei quali di gusto orientale.
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