ARTIGIANATO LOMBARDIA



LOMBARDIA

Renzo Tramaglino era un artigiano, un « filatore di seta, che sapeva bene il suo mestiere ».
Alessandro Manzoni
Nel Duomo di Cremona, recentemente, si è svolto un concerto di eccezionale importanza, ed il violinista, noto in tutto il mondo, Salvatore Accardo, ha eseguito, tra l’altro, la Primavera di Vivaldi.
Ma, è questo il particolare più significativo, il violino era un rarissimo Stradivari. Cremona e Brescia vantano un passato glorioso nel campo della liuteria: oggi ancora numerosi artigiani continuano l’opera insigne iniziata dai loro predecessori, gli Amati, i Guarneri e lo Stradivari, il più grande liutaio mai esistito.
Antonio Stradivari, nato a Cremona nel 1664 (secondo una data trovata in una etichetta di violino) o nel 1648 (secondo altre ricerche effettuate negli archivi parrocchiali) entrò a lavorare nella bottega di Nicolo Amati e grazie a lui venne raggiunta la massima perfezione nella costruzione del violino. Il suo migliore allievo fu Cesare Bergonzi, del quale sono particolarmente pregiati i violoncelli ed i barretti (strumenti fra la viola e il violoncello). Per merito di allievi provenienti dalla bottega dello Stradivari si formarono altre scuole di liuteria a Venezia, Piacenza, Mantova, Napoli, Milano. Si assiste attualmente ad un consistente rilancio, anche sul mercato estero, della nostra liuteria, in virtù di un accresciuto interesse della musica da parte dei giovani.

Oggi « l’Istituto professionale internazionale per l’artigianale liutario e del legno » di Cremona ha raggiunto una importanza notevolissima. Ha sede nel cinquecentesco Pa­lazzo Raimondi, prospiciente Corso Garibaldi. La scuola è frequentata da allievi provenienti da oltre 20 Paesi.
Oltre ai violini la regione vanta una lunga esperienza nel settore della costru­zione degli organi. L’arte organarla fu all’inizio opera dei monaci, poi, con l’importanza assunta nella musica religiosa, si formarono un po’ dovunque botteghe di organar! laici, subito diffuse anche in Lombardia e già fio­renti nel quattrocento e nel cinquecento.
In questo campo ebbero grande rilievo le botteghe artigiane di Berga­mo, Milano, Pavia. Oggi il numero degli artigiani, specializzali in detto settore, si è sensibilmente ridotto, ma quelli superstiti in lulla la Lom­bardia sono ancora molto ricercati anche per il restauro di vecchi stru­menti. Organi elettrici ed elettronici si costruiscono attualmente a Mi­lano (tav. 10-DE/7-8) ed in misura minore nel Comasco. Ancora a livel­lo artigianale, in provincia di Pavia, come ad esempio a Stradella (lav. 17-E/5) è la produzione di fisarmoniche, armoniche a bocca e chitarre. Inoltre a Cremona (tav. 18-AB/4) esiste un Centro della Regione per la costruzione di strumenti a pizzico.
In Lombardia l’artigianale artistico tradizionale, quindi, lungi dall’essere in contrasto con il progresso e la meccanizzazione, continua a fiorire in tutte le province, grazie all’abbondanza delle materie prime ed all’ingegno e allo spirito di iniziativa degli abitanti. Questi, attraverso il lavoro nelle botteghe, tramandano il loro carico di esperienza, non disgiunta da un notevole patrimonio culturale, ai giovani in numerosi campi. Nascono, così sempre nuove imprese che dimostrano come questo tipo di attività sia tutt’altro che in declino.
Tra i prodotti dell’artigianale tessile lombardo spicca per notorietà e bel­lezza il « pezzotto » valtellinese, Ira i più noti tappeti rustici italiani, che deriva il nome dai rozzi « pelot » o « pelorsc » usati nel passalo dai contadini come stuoie per lavori agricoli o dai mandriani per coprire qualche animale malato. È composto da ritagli di stoffa di vari colori tagliali a listarelle e tessuti con la canapa o con il cotone: alla sua lavorazione si impegnano, soprattutto nei mesi invernali, le donne valtellinesi di Arigna (tav. 4-H/7), Chiuro (tav. 4-H/6), Livigno (tav. 4-1/2), Sacco (tav. 4-D/7), Rasura (lav. 4-D/7), Albaredo (lav. 4-D/7), Gerola (lav. 4-D/8), Morbegno (lav. 4-D/7); quest’ultima località oggi vanta la più attiva impresa artigiana del settore. Elemento base del « pezzotto » è il colore, e la bravura delle tessitrici si misura proprio dal gusto con cui accostano le varie tonalità cromatiche. I disegni del « pezzotto » non variano mollo in quanto la tecnica di produzione non consente di allontanarsi da quelli che sono i motivi ricorrenti quali rombi, strisce trasversali, dia­gonali, fiamme, greche; tutti però hanno in comune la sobrietà. Un’attività ancora profondamente caratteristica della Brianza è l’arte del mer­letto; nella seconda metà del secolo scorso Cantù conobbe un vivo fervore di iniziative in questo campo soprattutto per la lavorazione su tombolo a fuselli ed in particolare per la lavorazione detta « a fattura unita », an­fora oggi la più caratteristica. L’arte del ricamo era già fiorente nel Rinascimento, anche a Milano (tav. 10-DE/7-8) ed in altre città lom­barde, come testimoniano opere di eccezionale fattura quali, ad esem­pio, il Gonfalone di Milano o i due paliotti conservati nel Santuario del Sacro Monte di Varese, offerti da Lodovico il Moro e da Beatri­ce d’Este. Splendidi ricami si possono ammirare nelle mantelle bianche che le donne di Grosio, in Valtellina, sfoggiano ancora nei giorni di festa indossando il costume tradizionale che rappresenta l’espressione forse più viva di un ricco patrimonio di cultura popolare. Fonte di lavoro per molti artigiani della Valtellina è la pietra ollare, pietra viva prelevata dai monti della Valmalenco. Il nome deriva dal termine latino « olla », pentola, e quindi pietra da pentole, da mettere sul fuoco, perché il materiale conserva il calore, non altera il sapore degli alimenti e non è attaccabile dagli acidi.
Lavorata al tornio, è servita per secoli a fare utensili domestici, come stufini e laveggi; attualmente, soprattutto in Valmalenco, ha avuto un forte impulso la produzione di oggetti decorativi. Particolarmente pregia­ta viene considerata la pietra oliare dell’Alpe Pirlo che ha un colore verde intenso a differenza di quella grigio chiaro prelevata nelle altre località. Altre zone di lavorazione della pietra oliare sono la Valle del Masino e la Val Brutta. A Chiavenna, nel Battistero, si trova uno splendido fonte battesimale scolpito nel 1156.
Nel campo dell’oreficeria Milano vanta una tradizione millenaria che inizia al tempo dei Longobardi. Splendidi esempi sono conservati nel Duomo di Monza, nella Basilica di S. Ambrogio a Milano, in chiese di Bergamo, Chiavenna ed in altre numerose località lombarde e di altre regioni. Attualmente, accanto alla prestigiosa attività degli orafi milanesi, vanno menzionati il centro di lavorazione orafa artigiana di Mede (tav. 16-L/4) (Lomellina) e quello di Gallarate (tav. 10-A/5).
Di antichissima data, in Lombardia, è la lavorazione dell’argento: ne sono pre­ziose testimonianze le « paci », oggetti religiosi, destinati a chiese o a cappelle private, costituiti da una piastra d’argento, incorniciata e spesso arricchita da pietre preziose e smalti, recanti su una faccia un’immagine sacra e sull’altra un’impugnatura che serviva a porgere la « pace » al bacio dei fedeli. Se ne conservano di bellissime a Lodi, Cremona, Brescia, Vigevano e Brivio di Como.
Vanno distinte l’argenteria in stile dall’argenteria moderna che costituiscono due diverse produzio­ni artigianali. La prima si avvale dell’opera di esperti cesellatori, in particolare quelli di Como (tav. 10-D/4), Cernobio (tav. 10-D/3) e Fino Mornasco (tav. 10-D/4) dove la tradizione del cesello è antichissima; vengono prodotti oggetti in stile di pregevole fattura.
L’argenteria moderna è degli ultimi decenni ed è rappresentata dalla realizzazione di opere che ap­paiono libere dai vincoli dello stile tradizionale. I sistemi fondamentali della lavorazione dell’argen­to sono quelli a fusione, a sbalzo, ed a stampaggio, mentre lavorazioni particolari sono l’agemina, cioè l’incastro, secondo un determinato disegno, di altri metalli a fili nella lamina d’argento ed il niello, che consiste nel riempire un disegno inciso nella lamina con una lega di colore scuro compo­sta di argento, rame, piombo e zolfo.
Il peltro si è diffuso in Italia meno che in altri paesi europei e comunque meno dell’argento. Pur tuttavia in Valtellina, ed in particolare a Busto Arsizio (tav. 10-B/6), sono numerosi gli artigiani che si dedicano alla lavorazione del peltro producendo oggetti di notevole fattura; altri centri di produzione di oggetti in peltro sono: S. Giacomo Filippo (tav. 4-B/4), Tirano (tav. 4-1/6), Grosio (tav. 4-L/5), Livigno (tav. 4-1/2), Morbegno (tav. 4-D/7).
A Morbegno (tav. 4-D/7), in provincia di Sondrio, fiorisce l’artigianato del rame con la produzio­ne di vari tipi di utensili domestici e rurali.
Tra le numerose sorprese che riserva una visita alla campagna lombarda, una delle più interessanti è la scoperta dei magli, « macchine leonardesche » funzionanti per lo più ad acqua, usate per la lavorazione e la forgiatura dei metalli. Un esempio tipico ed ancora attuale di magli ad acqua si ha a Breno, nella Val Camonica, dove una trentina di imprese sfruttano l’acqua dei numerosi torrenti della zona per produrre una vasta gamma di utensili metallici. Una curiosità in tema di magli: a Ponte Nossa, in provincia di Bergamo, viene tutt’ora usato per la battitura del ferro il maglio ad acqua più antico del mondo.
In provincia di Brescia (tav. ll-D/7), in particolare a Lumezzane (tav. ll-D/6), come a Sabbio Chiese (tav. ll-F/6), Casto (tav. ll-E/5), Villa Carcina (tav. ll-E/6), Odolo (tav. ll-E/6), si pro­ducono coltelli ed armi da taglio; Premana (tav. 4-C/8), nel comasco, ha raggiunto un prestigio eccezionale nella produzione di forbici e di coltelli; sempre a Premana attrezzi ed oggetti in ferro battuto. Gli artigiani si sono riuniti in Consorzio. Tra Asso (tav. 10-EF/3) e Canzo (tav. 10-F/3) è nato un altro Consorzio di artigiani specializzati nella produzione di forbici. Calolziocorte (tav. 10-G/4), Brembilla (tav. 10-H/4), Stradella (tav. 17-E/5), Vogherà (tav. 17-B/6) e Pavia (tav. 17-CD/3-4) sono note per la produzione di attrezzi agricoli ed oggetti in metallo. La Val Trompia vanta il primato nell’artigianato delle armi e nella riproduzione di armi antiche. I centri principali sono: S. Zeno Naviglio (tav. 1 l-D/8), Gardone Val Trompia (tav. 1 l-D/5) e Marcheno (tav. 1 l-D/5).
Anche la lavorazione del ferro battuto, che per il passato è stata legata all’artigianale delle armi e dell’architettura di edifici pubblici o di abitazioni signorili, oggi è ancora diffusa non solo in provincia di Milano, in particolare a Pioltello (tav. 10-F/7), ma anche in provincia di Varese (tav. 10-B/3-4), Pavia (tav. 17-C-D/3-4) e Como (tav. 10-D/4) dove la realizzazione di cancellate, para­petti per balconi, lanterne, insegne rivela l’estro di esperti fabbri.
Il centro mondiale della seta è Como (tav. 10-D/4) che, se da un lato ha raggiunto una notevole industrializzazione, ha pur tuttavia conservato una qualificata produzione artigiana. Gandino (tav. 11-A/4), nel bergamasco, è tra i centri lombardi più noti nel settore tessile-artigianale e vanta un Museo, unico al mondo, con preziose testimonianze della secolare arte tessile lombarda. Nel campo della ceramica e della porcellana vi sono in Lombardia centri di antica tradizione quali Pavia (/av. 17-CD/3-4), Mantova (tav. 18-H/4), Cremona (tav. 18-AB/4), Milano (tav. 10-DE/7-8) e Lodi (tav. 17-G/2) che videro al lavoro artisti-artigiani legati a fabbriche di grande nome, alcune delle quali attive ancora oggi.
L’artigianato del legno abbraccia un campo vastissimo che va dall’opera di intaglio a quella antichis­sima e pur sempre attuale, della tornitura, con una serie infinita di oggetti in legno lavorato, dagli armadi, ai pulpiti, alle cantorie nelle chiese ai ninnoli ed utensili più disparati per la casa. Un esem­pio tipico dell’impiego del legno in Valtellina è rappresentato dalle antiche stufe (« stue »), locali domestici adibiti al soggiorno durante i rigidi mesi invernali, interamente rivestiti in legno, con pare­ti e soffitti intagliati ed intarsiati. Se ne possono vedere ancora, e sono molto interessanti, a Sondrio, Bormio, Teglio o in alcune valli del bergamasco.
Molto sviluppata in tutta la regione la produzione di mobili in stile ed i centri che hanno una tradizione secolare sono: Cantù (tav. 10-D/4-5), Seveso (tav. 10-D/6), Meda (tav. 10-DE/5), Cablate (tav. 10-E/5). Anche nella realizzazione di mobili in serie si nota la sapiente abilità degli artigiani. I centri più noti: Lissone (tav. 10-E/6), Seregno (tav. 10-E/6), Cesano Maderno (tav. 10-D/6), Bovisio (tav. 10-D/6), Masciago (tav. 10-D/6) e Monza (tav. 10-EF/6) che tra l’altro è sede di una annuale manifestazione espositiva di arredamento. Diffusissima è la produzione di mobili rustici.
Con l’intreccio dei vimini vengono confezionati canestri e ceste in numerose località in provincia di Varese (tav. 10-B/3-4) e nei pressi di Lecco (tav. 10-G/3), mentre bei mobili in giunco si realizza­no a Lurago d’Erba (tav. 10-E/4) dove è da poco tempo in atto una collaborazione tra imprese arti­giane, disegnatori ed architetti. Conosciute ed apprezzate in tutta Italia sono le scope di Cicognara (tav. 18-E/7).
A Milano (tav. 10-DE/7-8) si producono inoltre borse, cinture e guanti in pelle. Quella dei « bursinatt » è una vera e propria tradizione tramandata di padre in figlio i cui laboratori sono nel quartiere di Porta Ticinese.
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