Carnevale Viareggio e carri a nordest


Carnevale di Viareggio non ha certo bisogno di presentazioni, ma non è l’unico a valere il viaggio. Vi proponiamo anche le suggestive rassegne di Opicina e di Muggia, nella Venezia Giulia, carrellata di manifestazioni nello Stivale e non solo. Tutte a misura di abitar viaggiando.

A Opicina, nel Comune di Trieste ricorre la quarantottesima edizione del Kraski Pust, (edizione anno 2015) a cui prendono parte diverse località dell’altopiano carsico.
Testo e foto di Alberto Campanile da Rivista   PleinAir

Speciale Carnevale • Opicina

Una carrozza trainata da cavalli s’insinua con difficoltà tra la folla. Sulla destra è seduta la regina Rwzca K’rwsca, con una raffinata corona adorna di pietre colorate sui lunghi capelli biondi a boccoli. Indossa un elegante abito rosso e vezzosi guanti di velluto che sfiorano il gomito. Re Ludvik Fanj Besoffen (Puhn) è accomodato sulla sinistra: ha i capelli lunghi, i baffi allungati e il pizzetto alla D’Artagnan e porta un mantello rosso che contrasta con il nero del cappello a falde larghe; in mano tiene un voluminoso calice generosamente riempito di vino rosso, forse di Terrano, un robusto Doc fra i più rappresentativi e rinomati del territorio. Per farsi coraggio, di tanto in tanto il Re e la Regina sorseggiano senza parsimonia. Saranno loro ad aprire i festeggiamenti annunciando l’ordine di partenza dei carri allegorici e dei gruppi mascherati alla sfilata del Kraski Pust, il Carnevale Carsico di Opicina, giunto alla quarantottesima edizione e fra gli eventi tradizionali più sentiti del territorio. Il Re e la Regina sono di primaria importanza per l’esito dell’evento: a loro spetta l’onore e l’onere di vivacizzare il corteo, proclamare il vincitore, leggere un discorso ai pro-pri sudditi e dare il via ai balli serali nel cortile del circolo culturale Tabor. Un tempo le teste coronate, accompagnate da un maggiordomo, venivano scelte tra i giovani dei vari paesi partecipanti all’evento. Da diversi anni invece il comitato organizzativo del Carnevale Carsico ha stabilito che le figure chiave della manifestazione siano i rappresentanti del paese vincitore uscente. Dall’esordio del 1967 la festa si è evoluta, l’interesse del pubblico è cresciuto, mentre immutato è lo spirito iniziale: riunire e coinvolgere i paesi dell’altopiano (Italia, Slovenia e Croazia) in una grande sfilata in maschera per le vie di Opicina.

Sulla strada per Vienna Situata interamente nel Carso, la località eli Opicina è una frazione di Trieste collegata al capoluogo da una tramvia funicolare. Come scrisse Rodolfo Guglielmi, uno dei primi organizzatori dell’evento, inizialmente il Carnevale era “centrato sulle osmizze e sul vino, ma non mancava nemmeno la musica dell’armonica ad allietare il passaggio dei carri. In quegli anni si guarda¬va un po’ meno al tema, la cosa importante era l’enorme quantità di gente che partecipava alla manifestazione e che di anno in anno ci lasciava a bocca aperta”. In principio i carri erano piuttosto semplici, di fattura artigianale, talvolta fatti di paglia e stracci, spesso trainati da cavalli o da trattori. Poi £ gli arredi divennero più articolati e sofisticati, anche per soddisfare il crescente desiderio di rappresentare argomenti e temi più complessi, di fantasia, politici o sociali. Immutata è la voglia di divertirsi, trasgredire, stupire, di vivere in allegria e in compagnia una festa caratterizzata da un’autenticità e una spontaneità non sempre riscontrabili in eventi più blasonati.

La sfilata dei carri tematici è l’evento centrale del Carnevale triestino. A fronte, il gruppo di Opicina nella scorsa edizione ha presentato “Lavora e tasi!”, con decine di nani e due carri su cui campeggiava la strega cattiva.

Non solo dolci il Carnevale era ed è la festa dell’abbondanza; un tempo si diceva che, prima delle ristrettezze quaresimali, bisognasse mangiare nove volte. E il freddo dell’inverno induce a concedersi qualche sosta golosa nelle trattorie, nei ristoranti e nei chioschi allestiti per l’occasione, dove si servono pietanze tipiche. Il Martedì Grasso i giovani usavano passare di casa in casa per raccogliere uova, salsicce e vino, da consumarsi poi in compagnia. D’obbligo era il maiale (in particolare le salsicce con i crauti o le rape acide), ma anche le zuppe e i dolci: fandi-frìtole (frittelle), krapfen, grostoli (galani) e rafioli, mezzelune fritte, ri-piene di noci, uvetta, rum, pinoli e scorza di limone. Cibi piuttosto robusti, saporiti, non esattamente dietetici. “Il vostro colesterolo andrà a mille in quanto nei chioschi le spedalità carsiche faranno scintille grazie all’esperienza del cogo e della coga che fanno la lucano”, si precisava in una locandina.

Fulcro del Carnevale Carsico è la sfilata del sabato pomeriggio, alla quale nella passata edizione hanno partecipato otto carri e altrettanti gruppi. Medazza-San Giovanni ha esordito con “Paga paga, che lori i godi” che ironizzava su Berlusconi e Ruby, il gruppo sloveno di Mercé con “Pazi Pazi Pozor Gasilci”. Opicina ha presentato “Lavora e tasi!”, la cui performance ha coinvolto Biancaneve, decine di piccoli nani e un enorme carro raffigurante la strega cattiva che distribuiva mele rosse avvelenate a simboleggiare le tasse. Quanto ai grappi, il ricreatorio comunale Fonda Savio Anfs ha esordito con “Sole, rondini, fiori e farfalle, l’inverno ce lo lasciamo alle spalle”, mentre il gruppo di Prosecco-Contovello proponeva ”A ‘sto punto non ci resta che sognare”. Sicuramente singolare è stata la coreografia di Santa Croce, “II miracolo giamaicano alle Olimpiadi invernali”, ispirato alla partecipazione della nazionale caraibica di bob in corsa per le Olimpiadi di Sochi in Russia. Nonostante la mancanza di risorse economiche necessarie per la trasferta, la squadra ha potuto racimolare i fondi necessari grazie a una campagna promossa in rete. Al motto “Nessuno ancora crederci potrà! Giamaica la sua squadra di bob avrà” si sono avvicendati ballerini, atleti e rasta vestiti con i colori della Giamaica. Il tutto al ritmo delle note di Bob Marley. Gruppi e carri allegorici si sono esibiti per oltre tre ore lungo la Strada per Vienna, in una giornata di sole spazzata dalla bora ma riscaldata dall’entusiasmo dei figuranti e del pubblico italiano e straniero. I vincitori della scorsa edizione? Fra i gruppi ha avuto la meglio Luna Puhna Padriciano Groparda con “Se stava mejo co se stava pezo”, che hanno proposto una serie di scenette legate al mondo animale, una divertente sfilata di capre, tori, mucche, conigli e animali da cortile molto apprezzata da spettatori e giurati. Tra i carri ha ottenuto i maggiori consensi San Mauro di Gorizia con Made in India, che comprendeva un’enorme statua di Ganesha, l’elefante sacro, una delle figure più venerate dagli induisti. Il tutto era completato da uno spettacolare susseguirsi di fanciulle avvolte in sari dai colori sgargianti, divinità, mucche sacre e perfino ceste con serpenti. Per l’edizione di quest’anno nessuno si sbilancia sugli allestimenti dei carri e sui soggetti scelti dai gruppi mascherati: di sicuro non mancheranno festa e allegria.

Nella cittadina marinara di Muggia, dalle eleganti architetture d’impronta veneziana, la festa più bizzarra dell’anno è documentata sin dal XV secolo.

Carnevale di Muggia

Era il lontano 1420 quando uno statuto del Comune di Muggia (Muja) concesse “per sollazzo dei giovani” un ducato a ogni Compagnia del Mato Carneval, purché destinasse più di tre soldi ai musicanti. È questo il più antico documento relativo al Carnevale di Muggia. All’inizio del Seicento, un’opera del capodistriano Nicolo de Manzuoli descrive nei dettagli il Ballo della Verdura: “Si vuole l’ultimo giorno di Carnevale dare un ballo detto della verdura, nel quale le donne e gli huomini hanno verdi ghirlande in testa, e un arco d’oro di fronde e di aranzi composto in mano. Poi gli huomini in una schiera e le donne nell’altra, cominciano sotto gli archi di fronde unir schiena contro schiena e ritornano delle due schiere divisi come prima”. Questa scenografica danza ancora coinvolge e affascina i presenti; secondo alcuni sarebbe simile a quella che Teseo intrecciò nel labirinto, a seguito della vittoria sul mitologico Minotauro. Si teneva – e si tiene tuttora – in Piazza Granda (Piazza Marconi), nel cuore del centro storico; originariamente era programmata per il Martedì Grasso, ma dal 1981, quando le Compagnie del Carnevale Muggesano la fecero tornare in auge, la danza alza il sipario sulle manifestazioni carnevalesche del Giovedì Grasso, suscitando allegria e grande partecipazione di pubblico. Accompagnati dalle note dei Fraieri, una ventina di figuranti indossano costumi sgargianti che ricordano quelli dello stemma del Comune. L’emblema araldico della cittadina comprende un castello rosso con tre torri merlate e, nella parte inferiore, un ramo di alloro e uno di quercia. Non c’è perciò da meravigliarsi se i protagonisti del Ballo della Verdura brandiscano un frasco di lavamo (alloro) decorato. Alla danza partecipano i figuranti delle otto Compagnie Carnevalesche: Bellezze Naturali, Bulli e Pupe, La Bora, Lampo, Mandrioi. Ongia, Trottola e Brivido, quest’ultima vincitrice della scorsa edizione che aveva per tema “Uccellini… uccellacci”. In un dépliant promozionale del Carnevale si presentavano così: “Gli uccelli sono un patrimonio prezioso e indispensabile dell’umanità. Sono di tutti ma nessuno ne può disporre a piacimento; anzi, è necessario impegnarsi concretamente, attraverso leggi, programmi, azioni affinchè essi siano tutelati e conservati nella maniera più adeguata”. Il loro corteo, animato dal ritmo della samba, era un susseguirsi di colori, pappagalli, animali dell’Amazzonia, indios con i volti dipinti e i copricapi piumati, coreografie ispirate alla foresta. La sfilata è il fulcro del Carnevale de Muja, e ogni anno coinvolge diverse migliaia di spettatori e centinaia di figuranti, straordinari carri allegorici mossi da complicati meccanismi, la cui realizzazione richiede diversi mesi di lavoro volontario che coinvolge tecnici e artigiani specializzati, falegnami, costumisti, meccanici, fabbri, sarti, intagliatori, dipintori, tutti coordinati da una sapiente regia. Un lavoro di squadra che mescola talento artistico a passione, spirito goliardico a sagace ironia, competizione a spirito di gruppo. Dalla prima sfilata del 1954 a oggi si sono avvicendate novantaquattro diverse compagnie, cinquantadue delle quali hanno partecipato al corso mascherato; negli anni sono stati rappresentati oltre quattrocento temi diversi, hanno sfilato centinaia di grandi carri e oltre cinquantacinquemila costumi. Una particolarità: nessun figurante indossa la maschera, poiché partecipanti devono essere riconoscibili. Il Carnevale è la principale festa della città, un evento che coinvolge e appassiona i muggesani ma anche visitatori di altre regioni e d’Oltralpe. Scriveva lo scorso anno Stefano Decolle, assessore ai grandi eventi, cura e promozione di Muggia: “Durante questa settimana vedrete una città dove si possono incontrare colori vivi, sentire le bande di 60 elementi e quelle con una tromba, un sax e un tamburo, entrare in un negozio a respirare l’aria magica della festa più festosa dell’anno, ascoltare gli sfottò allegri, sentire i commenti e le lamentele per un punto in più a quella compagnia e uno in meno a quell’altra”. Tra il 27 febbraio e il 5 marzo si susseguiranno giochi ed eventi espressamente pensati per i bambini, dal tradizionale Ballo delle Bambole alle performance di magia.

II carro “Uccellini… uccellacci”, vincitore del Carnevale di Muggia 2014, era caratterizzato da ballerini travestiti da Indios che danzavano a ritmo di samba e figuranti che rappresentavano pappagalli e altri animali dell’Amazzonia.

In bìlico fra Trieste e l’Istria Muggia svela il suo legame con la Serenissima Repubblica nel dialetto, nelle tradizioni gastronomiche t e nelle architetture. Per rendersene conto è sufficiente raggiungere Piazza Marconi, uno degli angoli più veneziani del centro storico. In questo grande Campiello si affacciano il duomo, dedicato ai santi Giovanni e Paolo, il Municipio e una manciata di bei palazzi: un palcoscenico ideale per il Carnevale. Qui si tengono laboratori creativi, concerti, esibizioni di giocolieri, la premiazione delle compagnie partecipanti alla sfilata e “Tutti a ovi”, l’antica questua della frittata. I gruppi carnevaleschi si recano da un’abitazione all’altra, nei negozi, nelle trattorie della città per raccogliere le uova che saranno usate per la preparazione di una golosa mega fritaia di circa quaranta metri di diametro, cotta e servita ai presenti in piazza. Nel Piazzale Alto Adria¬tico, a trecento metri dal centro cittadino, sarà allestita una tensostruttura di mille metri quadrati dedicata alla musica da . discoteca con deejay di fama nazionale e ; all’esibizione dei celebri Grattini Mugge-sani, che animeranno le serate prima delle calli muggesane e poi nel Palacarnevale fino alle cinque del mattino. Per le famiglie, in Piazzetta Caliterna troverà posto una ruota panoramica contornata di casette in legno dove saranno proposti prodotti ali¬mentari, dal pesce del golfo alle specialità gastronomiche del Carnevale.

Le Compagnie saranno le protagoniste dei momenti più importanti e divertenti del Carnevale di Muggia, quest’anno giunto alla sessantaduesima edizione. Ovviamente nessuna
indiscrezione trapela sulle coreografie dei vari carri, né sui costumi o gli spettacoli di teatro di strada proposti durante la sfilata. Sono noti solo i temi scelti: Bellezze naturali esordirà con “Vin for laif – Spensierati e vin.. centi”, Brivido con “Mondi diversi”, Bulli e Pupe con “SPQR”, La Bora con “Vie de qua”, Lampo con “Le magie del bosco… il bosco alla riscossa…”, Mandrioi con “Notre Dame de Paris”, Ongia “L’ongia va sempre più su… tutto quel che svola”, Trottola con “A pranzo con la Trottola”. Come sempre tra le compagnie sarà battaglia, a colpi di satira e fantasia: in palio l’ambita l’iscrizione all’albo d’oro dei vincitori.
Alberto Campanile

 

Carnevale di Viareggio

Grazie alla spettacolarità dei giganteschi e coloratissimi carri allegorici, il Carnevale di Viareggio è uno dei più importanti al mondo e vede ogni anno una grande partecipazione di pubblico nella cornice degli eleganti palazzi in stile floreale che caratterizzano l’ampio lungomare cittadino.
Testo di Federica Botta • Foto di Alessandro De Rossi

C’è odore di colla, di umido, di vernice fresca, di ruggine e di gas di scarico. C’è rumore di metalli tagliati e saldati e lcidati, di chiodi martellati, di trattori in moto e di seghe al lavoro. Ci sono le voci dei mastri carristi che urlano concitati le ultime direttive sopra il frastuono delle frenetiche attività e le grida dei bambini che si rincorrono per la piazza lanciandosi coriandoli e stelle filanti. Ecco come appaiono, il sabato precedente la giornata d’inaugurazione, i laboratori e le officine della Cittadella del Carnevale di Viareggio, gli enormi capannoni dove vengono creati i capolavori che sfilano ogni anno, dal 1873, nei cosiddetti corsi mascherati sul lungomare della città toscana.
Poter assistere alla lavorazione dei carri allegorici è uno spettacolo che emoziona quasi quanto la manifestazione stessa, reso possibile nel 2001 dalla costruzione della più grande struttura in Europa dedicata alla festa dei travestimenti. Raccolte attorno a una grande piazza ellittica, le porte dei sedici capannoni dove vengono forgiate le idee dei costruttori si aprono a turisti e appassionati. Nello stesso spazio si trovano anche il Museo Arte Contemporanea Carnevalotto – che espone le opere legate alla festa e le sculture che vanno in premio al vincitore di ogni edizione – e il Museo del Carnevale, che racconta a grandi e piccini la storia di uno degli eventi più famosi d’Italia. Al centro dell’esposizione si trova la mascotte della città, il Burlamacco. Si tratta di una creazione del 1930 di liberto Bonetti, uno dei fondatori della festa come la conosciamo oggi, che riprese la tecnica del fumetto con i colori simbolo della città per disegnare la “mascherina” e la sua accompagnatrice, Ondina, la ninfa-bagnante. Alla Cittadella c’è anche una simpatica osteria a lui dedicata, che propone i piatti della tradizione viareggina. Nelle ampie sale del Museo del Carnevale si ammirano i bozzetti, i progetti, le ricostruzioni in miniatura e le meccaniche dei grandi carri, in particolare di tutti i premiati delle ultime edizioni. Non poteva mancare una sezione dedicata alla cartapesta, il materiale povero – carta di giornale, colla di farina, creta e gesso – con cui si costruiscono le sculture allegoriche di Viareggio. Dal 1925, anno della sua geniale introduzione, la malleabilità e leggerezza di questo materiale hanno permesso la creazione di strutture sempre più grandi e spettacolari, semoventi e illuminate. La tecnica costruttiva, tramandata dai cantieri navali locali, fu determinante per dar vita sul finire del XIX secolo alla tradizione della costruzione dei carri, ma non si sarebbero mai potuti raggiungere questi risultati senza “qualche foglio avanzato di giornale” riutilizzato per la “carta a calco” inventata dal pittore e costruttore viareggino Antonio D’Arliano proprio per poter eccellere nella sfilata. Oggi un carro di prima categoria può raggiungere 30 metri d’altezza, 15 di larghezza e pesare più di 40 tonnellate. Venticinque ditte artigiane impiegano più di mille persone occupandosi della loro realizzazione, iniziando sin dall’estate con la presentazione dei bozzetti alla commissione che sceglie quelli che saranno autorizzati a sfilare. A esclusione dei weekend del Carnevale, nelle sedi della Cittadella è possibile anche partecipare a laboratori di circa un’ora, per bambini e adulti, per provare a scolpire la propria passione di cartapesta.


Con lo sguardo verso il cielo, spiamo un giovane artigiano che dall’alto di una piattaforma aerea sta terminando la verniciatura di un imponente volto di John Lennon. L’espressione, lo sguardo, il sorriso del mito musicale prendono vita sotto i nostri occhi; la testa si inclina, gli occhi ruotano. La verniciatura è uno degli elementi che caratterizzano le diverse fasi di decorazione: sono necessari più di 130 chili di base bianca e altri 30 di colore per una sola composizione. Poco distante da noi, un forte rumore ci avverte che qualcuno sta provando gli spostamenti con il trattore del grande carrello da sedici ruote e oltre 2.000 chili di acciaio che costituisce la base di ogni carro. Qualcun altro sistema tiranti, rinforzi e passerelle per quando le grandi sculture in cartapesta saranno cariche di oltre duecento figuranti in costume e una ventina di uomini di equipaggio che, all’interno dell’opera, azioneranno i meccanismi e le corde per dare movimento allo spettacolo. È tutto un montare, provare, sistemare fino a notte fonda.
Quando infine, alle 15 della domenica, i tradizionali tre colpi di cannone sul lungomare danno il via al Primo Corso Mascherato e i giganti di carta cominciano a muoversi di fronte a noi, siamo in visibilio. Non solo per il grande sfoggio di colori e musica, con draghi che aprono le ali, sirene che danzano per Poseidone, ragni giganti che si muovono su enormi tele, diavoli, fantasmi, politici e per tutto l’ingegno e il lavoro profuso per creare questo straordinario spettacolo.