Enografia nazionale


VALLE D’AOSTA

892 - viniLa viticolltura di questa regione è caratterizzata da una produzione molto limitata e dall’elevata altitudine delle vigne che consentono la classificazione di “vini di monta­gna”. Tutte le D.O.C, sono precedute dalla denominazione regionale “Valle d’Aosta” e le etichette sono scritte anche in francese, in base alla legge sul bilinguismo. Predominano i vini rossi, ottenuti dal vitigno nebbiolo, nella Bassa Valle mentre al Centro sono coltivati diversi vitigni autoctoni, tra i quali moscato e malvoisie, che danno un’impronta unica ai vini prodotti.
In Alta Valle si producono, anche a 1200 m.s.l., ai limiti della sopravvivenza della vite, proprio al cospetto del Monte Bianco, i Blanc di Morgex e La Salle caratterizzati da un colore paglierino molto tenue, da profumi delicati, che ricordano i fiori di mon­tagna, da una buona acidità e da un’alcoolicità piuttosto bassa.

Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA  ROSSA:  fumin,   gamay.   nebbiolo,   neyret,   petit   | rouge, pinot nero, vien de Nus. BACCA GRIGIA: pinot grigio, prie rouge o premetta. BACCA BIANCA: blanc de Morgex. chardonnay, moscato bianco, mùllerthurgau.
D.O.C, regionale: Valle d’Aosta o Vallèe d’Aoste, con diver­se sottodenominazioni geografiche e di vitigno.

PIEMONTE

891 - viniLa viticoltura occupa, in questa regione, una parte determinante all’interno del com­parto agricolo, già di primo piano nell’economia piemontese. La tradizione vinicola, specialmente per i vini rossi, apprezzata già ai tempi dei Romani, ha radici consoli­date principalmente nelle Langhe, ma anche nel Monferrato e nell’Astigiano. In Piemonte le vigne sono poste tutte in collina, che è garanzia di qualità e di prestigio; poi il clima, i terreni, i diversi vitigni, l’apporto intelligente dell’uomo fanno il resto. Il vitigno più diffuso nella regione è la barbera (oltre il 50%), seguono dolcetto, freisa e grignolino. Ma il vitigno principe è il nebbiolo, con acini molto fitti e piccoli, dal colo­re azzurro cupo, estremamente sensibile anche alle minime differenze di terreno e clima. Genera da sempre grandi vini, sostanzialmente diversi, ed è il padre dei più famosi rossi piemontesi: Barolo, Barbaresco, Gattinara ed altri. Tra i vitigni a bacca bianca, circa un terzo rispetto ai rossi, primeggia in assoluto il moscato bianco, dal quale si ottiene l’Asti Spumante ed il Moscato d’Asti, recenti D.O.C.G., altro vanto piemontese in tutto il mondo. L’Asti Spumante è una vera perla enologica, la cui produzione si aggira annualmente in 80 milioni di bottiglie, un terzo di tutto il contesto spumantistico nazionale e circa la metà di tutta la produzione di vini di qualità della regione, la maggior parte venduta sui mercati esteri dove trova i massimi elogi ed i più veri estimatori.
Nel Piemonte (ed in parte anche nell’Oltrepò Pavese, in Lombardia) le uve moscato non vengono fermentate completamente ottenendo un prodotto ricco di sensazioni olfattive, a moderato titolo alcoolometrico effettivo, di sapore piuttosto dolce. Fiorente in regione è anche l’industria spumantistica di tutti i tipi: secchi e dolci, a rifermentazione in bottiglia o in autoclave, oltre alla nota produzione di Vermouth.

Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA ROSSA:  barbera, bonarda,  brachetto, cabernet sauvignon, creatina, dolcetto, freisa, grignolino, malvasia di Casorzo, malvasia di Schierano, merlot, nebbiolo, pinot nero, uva rara, vespolina.
BACCA GRIGIA: pinot grigio.
BACCA   BIANCA:   arneis,  chardonnay,  cortese,  erbaluce. favorita, moscato bianco, pinot bianco, riesling, riesling italico.
D.O.C.G. presenti in regione: Barolo, Barbaresco, Gattinara, Asti. D.O.C, presenti in regione: Piemonte, Monferrato, Langhe, Colline Novaresi, Lessona, Bramaterra, Boca, Ghemme, Sizzano, Farà, Carema, Erbaluce di Caluso, Freisa di Ch’ieri, Freisa d’Asti, Rubino di Cantavenna, Gabiano, Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, Malvasia di Casorzo d’Asti, Grignolino del Monferrato, Grignolino d’Asti, Ruchè di Castagnole Monferrato, Barbera del Monferrato, Barbera d’Asti, Barbera d’Alba, Colli Tortonesi, Gavi o Cortese di Gavi, Cortese dell’Alto Monferrato, Brachetto d’Acqui, Loazzolo, Roero, Nebbiolo d’Alba, Dolcetto delle Langhe Monregalesi, Dolcetto di Dogliani, Dolcetto d’Alba, Dolcetto di Diano d’Alba, Dolcetto d’Asti, Dolcetto d’Acqui, Dolcetto di Ovada.

LOMBARDIA

890 - viniLa viticoltura in questa regione sembrerebbe di poca importanza, invece ai confini delle parti pianeggianti la vite prospera fin dall’antichità, con una tradizione ancorata nel tempo. In Valtellina, al nord e nella provincia di Sondrio si coltiva, in una delle poche aree fuori i confini piemontesi, il vitigno nebbiolo, chiamato in loco chiavennasca. Nell’Oltrepò Pavese sono diffusi diversi vitigni, tra i quali il pinot nero, fonte principale per la spumantistica classica piemontese, ma anche di quella locale; i vini rossi sono ottenuti soprattutto dai vitigni barbera e creatina ed hanno nel simpatico frizzante una caratteristica comune. La Franciacorta, primeggiando a livello naziona­le, è molto rinomata per la produzione dello spumante a rifermentazione naturale in bottiglia, ottenuto principalmente con chardonnay e pinot bianco. La Riviera del Carda Bresciano propone diverse entità vinicole, tra cui quelle ottenute dal vitigno autoctono groppello, di sicuro interesse.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA ROSSA: barbera, cabernet frane, cabernet sauvignon, croatina, dolcetto, groppello gentile, pinot nero, marze-mino, merlot, moscato di Scanzo (rosso), nebbiolo, uva rara.
BACCA GRIGIA: pinot grigio.
BACCA BIANCA: chardonnay, cortese, malvasia bianca di Candia, pinot bianco, riesling, riesling italico, sauvignon, tocai friulano, trebbiano di Soave, trebbiano toscano.
D.O.C.G.  presenti  in  regione: Franciacorta’ (Spumante), Valtellina,   Valcalepio,   Terre   di   Franciacorta,   Cellatica, Capriano del Colle, Botticino, Riviera del Carda Bresciano
o Garda Bresciano, San Martino della Battaglia”, Lugana**, Colli Morenici Mantovani del Garda, Lambnisco Mantovano, San Colombano al Lambro o San Colombano, Oltrepò Pavese.
(D.O.C, in fase di attuazione, in sostituzione di Franciacorta con parere favorevole già pubblicato sulla G.U.)
(* D.O.C.G. in fase di attuazione con parere favorevole già pubblicato sulla G.U.)
(** D.O.C, interregionali, unitamente al Veneto)

TRENTINO – ALTO ADIGE

888 - viniII 60% della produzione totale dei vini di questa regione si fregia della D.O.C.; ma la caratteristica principale è la vasta proposta di vini. Tra i bianchi, ricchi di sensazioni olfattive, fruttati e freschi di acidità, segnaliamo Chardonnay, Muller Thurgau e Gewùrztraminer. Tra i rosati è interessante la produzione del Lagrein. Tra i rossi, ven­gono prodotti in Alto Adige il Santa Maddalena, in Trentino il Teroldego Rotaliano ed il Marzemino. Tra i vini da dessert, oltre ai vari Moscati (Goldenmuskateller e Moscato Rosa), è il Vino Santo Trentino, prodotto nella valle dei Laghi, ottenuto dal vitigno autoctono nosiola, la vera gemma enologica non solo regionale, ma di tutto il contesto nazionale.
Gli spumanti prodotti in regione, a rifermentazione in bottiglia, hanno un loro presti­gio particolare e sono caratterizzati da Denominazione di Origine Controllata, con precisa identificazione geografica. In Trentino, in zone di sicura vocazione viticola, viene prodotto lo spumante D.O.C. Trento, ottenuto dai vitigni chardonnay e/o pinot bianco e/o pinot nero e/o meunier.
In Alto Adige lo spumante D.O.C, prende il nome della regione ed è ottenuto dai viti­gni pinot bianco e/o chardonnay, minimo 70%; pinot nero e/o pinot grigio, per la dif­ferenza.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:

BACCA   ROSSA:   cabernet  frane,   cabernet  sauvignon. lagrein, marzemino,  merlot, pinot nero, schiava gentile, schiava grigia, schiava grossa, teroldego. BACCA GRIGIA: moscato rosa, pinot grigio. BACCA BIANCA: chardonnay, kerner, moscato giallo, mùller thurgau, pinot bianco, riesling, riesling italico, sauvi­gnon, sylvaner verde, traminer aromatico, veltliner.
D.O.C, presenti in regione: Alto Adige, Lago di Caldaro o Caldaro, Valdadige”, Trentino, Trento, Teroldego Rotaliano. Som/, Caste/ter. (** D.O.C, interregionale, unitamente al Veneto)

VENETO

889 - viniII Veneto, regione dalla solida tradizione viticola, annovera una forte produzione di vini D.O.C., la più numerosa, per quantità. In questo contesto nel 1992 sono stati prodotti 846.024 hi di vino. Tra questi vini alcuni, come il Bardolino, il Soave, il Valpolicella ed il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, sono molto rinomati sia nel nostro Paese come all’estero.
L’ampelografia regionale è caratterizzata da vitigni per lo più autoctoni, o comunque diffusi localmente, come il garganega, il trebbiano di Soave, tra quelli a bacca bian­ca; corvina veronese, molinara, rondinella e negrara, a bacca rossa, sono diffusi per lo più nel veronese e nel vicentino.
Nelle zone orientali (come del resto anche nel vicino Friuli-Venezia Giulia) i vitigni più diffusi sono di origine d’oltralpe e sono il sauvignon, il pinot bianco e grigio, il merlot, i cabernet frane e sauvignon, mentre quelli locali, molto diffusi, sono il tocai friulano ed il raboso. Nell’alto trevigiano la coltura principale è data dal vitigno prosecco ed il vino ottenuto è il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, nelle diverse versioni. Di particolare finezza è il Prosecco di Valdobbiadene – Superiore di Cartizze, la cui ori­gine è di un’area ristretta, denominata appunto Cartizze, in frazione di San Pietro di Barbozza.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA ROSSA: barbera, cabernet frane, cabernet sauvi­gnon, corvina veronese, incrocio manzoni 2.15 (prosecco x cabernet sauvignon), marzemino, merlot, molinara, pinot nero, raboso Piave, raboso veronese, rondinella. BACCA GRIGIA: pinot grigio.
BACCA BIANCA: bianchetta trevigiana, chardonnay, durella, garganega, malvasia istriana, moscato bianco, pinot bianco, prosecco, riesling, riesling italico, sauvignon, tocai friulano, trebbiano di Soave, verdiso.D.O.C,  presenti  in  regione:  Bardolino.   Bianco di Custoza,   Valpolicella,  Soave, Gambellara, Lessini Durello, Colli Berìci. Colli Euganei, Breganze, Montello o ColliAsolani,   Prosecco  di  Conegliano-Valdobbiadene  o  Prosecco  di Conegliano  o Prosecco di Valdobbiadene, Colli di Conegliano, Piave o Vini del Piave, Lison-Pramaggiore***, Valdadige****, Lugana S.Martino della Battaglia**, Garda Orientale* e Bagnoli*.
(*D.O.C. in fase di attuazione, con parere favorevole già pubblicato sulla G.U.)
(** D.O.C, interregionali, unitamente alla Lombardia!
(*** D.O.C, interregionale, unitamente al Friuli-Venezia Giulia)
(**** D. O. C. interregionale, unitamente al Trentìno-Alto Adige)

FRIULI – VENEZIA GIULIA

887 - viniPer la strategica posizione d’incrocio tra importanti vie di comunicazione, la viticol­tura in Friuli- Venezia Giulia, passata attraverso due millenni di storia, ha conosciuto momenti bui rischiando anche la totale distruzione, ma ha saputo sempre rinascere come punto di forza e di prestigio dell’economia regionale. Attualmente i quantitativi di vino prodotto non sono tanto rilevanti, ma diventano di assoluto interesse i valori qualitativi della produzione dei bianchi. Diversi sono i fattori che contribuiscono all’alta vocazione della viticoltura in questa regione: i terreni, marnosi nelle aree colli­nari, sassosi e argillosi in quelle pianeggianti, il clima abbastanza mite nella provin­cia di Gorizia, ma soprattutto la larga diffusione di vitigni di qualità, frutto di una severa selezione (nel settore delle barbatelle la regione detiene il primato nel mondo), gli scambi commerciali mitteleuropei e anche la scelta dei viticoltori locali, per diversificare la vendemmia.
In questo contesto oltre ad essere state salvaguardate le varietà tradizionali più rino­mate, ancora coltivate con successo, come il tocai friulano, il verduzzo friulano, la ribolla gialla, la malvasia istriana, il refosco dal peduncolo rosso ed il picolit (da que­st’ultimo si ottiene un vino, da fine pasto, assorto in passato ai maggiori fasti di notorietà), c’è stato il decisivo concorso di pregiati vitigni francesi e tedeschi, quali: pinot bianco e grigio, merlot, cabernet frane, cabernet sauvignon e riesling renano. Sulle colline carsiche, in provincia di Trieste, vi sono i vitigni ferrano e vitouska che offrono ottimi risultati.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA ROSSA: cabernet frane, cabernet sauvignon, merlot, refosco dal peduncolo rosso, refosco nostrano, terrano.
BACCA GRIGIA: pinot grigio.
BACCA BIANCA: chardonnay, malvasia istriana, picolit, pinot bianco, ribolla gialla, riesling, riesling italico, sauvi­gnon, tocai friulano, verduzzo friulano.

D.O.C, presenti in regione: Friuli-Grave, Colli Orientali del Friuli, Collio Goriziano o Collie,  Isonzo o Isonzo  del Friuli,  Friuli-Latisana.   Friuli-Aquìleia,   Carso,  Lison-Pramaggiore**. (** D.O.C, interregionale, unitamente al Veneto)

LIGURIA

885 - viniIn questa regione la produzione di vino è veramente scarsa, ma la sua tradizione è solida ed ancorata nel tempo. La vite, qui coltivata razionalmente, si deve forse ai Greci, ma la viticoltura era già conosciuta dall’antico popolo dei Liguri, ancor prima del sesto secolo a.C. La maggior parte delle vigne, dove vengono coltivati circa un centinaio di vitigni, è ricavata su terrazze artificiali, scavate nel fianco della monta­gna, sostenute da muretti in pietra, digradanti verso il mare. Il vitigno più coltivato è il rossese, seguono il vermentino ed il pigato, dai quali si ottengono i due vini tipici e portabandiera della Liguria. Il vermentino è un vitigno di origine spagnola, arrivato in Italia all’epoca della dominazione aragonese in Sardegna, sembrerebbe attraverso la Corsica.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA ROSSA: ciliegiolo, dolcetto, pollerà nera, rossese, sangiovese.
BACCA BIANCA: albarola, bosco, pigato, vermentino.
D.O.C,   presenti  in  regione:  Rossese  di Dolceacqua  o Dolceacqua, Riviera Ligure di Ponente, Cinque Terre, Colli di Lunì**, Colline di Levante*.
(** D.O.C, interregionale, unitamente alla Toscana)
(* D.O.C, in fase di attuazione con parere favorevole già pubblicato sulla G.U.)

TOSCANA

886 - viniLa tradizione viticola di questa regione risale al tempo degli Etruschi, con 2500 anni di storia prestigiosa, tuttora intatta. La viticoltura è praticata solo in zone collinari, dove il terreno è costituito da materiale di facile erosione, che conferisce al paesag­gio le sue caratteristiche forme molli ed ondulate. La Toscana è il regno del sangio­vese, generoso vitigno, originario di questa regione, che ha fatto la fortuna del viti­coltore locale. È il più coltivato, ha una maturazione tardiva ed è capace di grandi vini solo nelle posizioni ideali: buona esposizione, microclima, insolazione e, partico­lare davvero vincolante, altitudine. Altre varietà di vitigno già indigene, ma ora diffuse anche oltre i confini regionali, sono: canaiolo, trebbiano toscano, malvasia toscana o bianca lunga, vernaccia ed ansonica. Tra i vini più rinomati il Chianti, creato dal mini­stro Ricasoli, è stato tra i primi a varcare i confini nazionali, al seguito dei nostri emi­grati in America, esportato in fiaschi impagliati diventati poi così famosi da creare l’immagine stessa del vino Chianti nel mondo. Tuttora è quello di gran lunga più pro­dotto (909.037 hi nella vendemmia 1993). Un altro nome famoso in tutto il mondo è il Brunello di Montalcino, ottenuto dal sangiovese grosso (localmente denominato brunelle) e considerato uno dei grandi vini rossi italiani. Con le zone Chianti e Montalcino vi sono altre località legate al mondo enologico, di prestigio consolidato nel tempo, come Montepulciano, San Gimignano e Carmignano.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:BACCA ROSSA: canaiolo, ciliegiolo. colorino, cabernet sauvignon. mammolo, pinot nero, sangiovese, syrah. BACCA GRIGIA: pinot grigio.
BACCA BIANCA: ansonica, canaiolo bianco, chardonnay, grechetto, greco, malvasia bianca lunga, malvasia di Candia, moscato bianco, pinot bianco, sauvignon, trebbia­no toscano, vermentino, vernaccia di S.Gimignano.
D.O.C.G. presenti in regione: Brunetto di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano, Chianti, Carmignano, Vernaccia di S. Gimignano.
D.O.C, presenti in regione: Colli di Luni**, Candia dei Colli Apuani,    Colline   Lucchesi,    Montecarlo,    Bianco   della Valdinievole,   Colli  dell’Etruria   Centrale,   Bianco  dell’Empolese,   Barco  Reale  di Carmignano, Pomino, Bianco Pisano di San Torpè, Montescudaio, Bolgheri, Val di Cornia, Elba,  Val d’Arbia, Bianco Vergine Valdichiana, Rosso di Montepulciano,
Rosso di Montalcino, Moscadello di Montalcino, Morellino di Scansano, Bianco di Pitigliano, Parrina, Monteregio di Massa Marittima, Ansonica Costa dell’Argentario.
(** D.O.C, interregionale, unitamente alla Liguria)

EMILIA – ROMAGNA

882 - viniNella ricostruzione degli impianti, distrutti a causa della peronospora e fillossera, come avvenuto per quasi tutti i vigneti d’Italia, ebbe una particolare importanza la scelta dei vitigni che cadde, per lo più, su quelli maggiormente produttivi. In regione l’intento fu più che appagato, infatti facendo un rapporto superficie vitata e vino pro­dotto, l’Emilia-Romagna ha una delle rese più alte al mondo. In Emilia la produzione di vini di qualità, oltretutto veramente interessanti, riguarda le aree collinari vocate alla coltivazione della vite, con clima favorevole, terreno dalla composizione fisico­chimica adatta, vitigni selezionati ed acclimatati da secoli, con uomini attivi ed intra­prendenti, aperti alle tecnologie più avanzate di coltivazione e di cantina. La viticol­tura sui Colli Piacentini trae le sue origini e tradizioni storiche dal Piemonte e dall’Oltrepò Pavese ed è caratterizzata dalla coltivazione di barbera e creatina, con i quali si ottiene il vino più illustre della zona: il Gutturnio. Anche sulle colline parmensi si ritrovano gli stessi vitigni; la coltivazione della malvasia di Candia aromatica coglie  l’espressione di massimo interesse. Nel reggiano e nel modenese è prodotto il più classico dei vini emiliani: il Lambrusco, vino giovane per antonomasia, dalle radici antichissime. Labrusche o lambrusche erano chiamate, prima della venuta della “vitis vinifera sativa”, le viti spontanee nate per seme, dette appunto viti selvatiche. I Colli Bolognesi sono la zona di produzione dove viene principalmente coltivato il pignoletto, vitigno di antica storia. In Emilia, si prediligono vini frizzanti, a differenza della Romagna, dove i vini sono tranquilli ed i vitigni più coltivati sono il sangiovese, il trebbiano romagnolo e l’albana, vitigno autoctono apprezzato da secoli, a testimo­nianza di cultura, storia e tradizione totalmente diverse.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:

 
BACCA ROSSA: ancellotta, barbera, bonarda, cabernet sauvignon, creatina, fortana, lambrusco di Sorbara, lambrusco grasparossa, lambrusco marani, lambrusco mae­stri, lambrusco salamino, merlot, pinot nero, sangiovese. terrano.
BACCA BIANCA: albana, chardonnay, malvasia di Candia aromatica, montù, pignoletto, pinot bianco, sauvignon, trebbiano romagnolo.
D.O.C.G. presenti in regione: Albana di Romagna.
D.O.C, presenti in regione: Colli Piacentini, Colli di Parma, Bianco di Scanalano,  Lambrusco Reggiano,  Lambrusco
Salamino  di Santa  Croce,   Lambrusco  di Sorbara,   Lambrusco  Grasparossa  di Castelvetro,   Montuni del Reno,   Colli Bolognesi.   Bosco  Eliceo,   Sangiovese  di Romagna, Trebbiano di Romagna, Pagadebit di Romagna, Cagnina di Romagna, Romagna Albana Spumante*.
(*D.O.C. in fase di attuazione, con parere favorevole già pubblicato sulla G.U.)
 

MARCHE

884 - viniLa vitivinicoltura marchigiana è stata lungamente e strettamente legata al vitigno detto verdicchio. A suo tempo il Verdicchio dei Castelli di Jesi ha raggiunto noto­rietà, anche grazie alla forma ad anfora della bottiglia. Quel vino, d’abbinamento classico al pesce, attualmente sta cambiando e si affaccia sul panorama enologico nazionale ed internazionale con una veste rinnovata e soprattutto con diverse carat­teristiche ed una nuova identità. Il binomio Marche-Verdicchio si sta lentamente allentando ed in scena sono entrati altri protagonisti. Oltre al Verdicchio dei Castelli di Jesi e di Matelica, stanno conquistando autorevolezza il Rosso Conero ed il Rosso Piceno Superiore, ottenuti dai vitigni, in proporzioni diverse, di sangiovese e di montepulciano; ma il prodotto, unico nel suo genere, che merita la nostra atten­zione, è la Vernaccia di Serrapetrona, vino rosso spumante, amabile o dolce, ottenu­to con l’omonimo vitigno e con un particolare sistema di vinificazione.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
 
BACCA ROSSA: barbera, ciliegioIo, lacrima, merlot, montepulciano, pinot nero, sangiovese, vernaccia nera. BACCA GRIGIA: pinot grigio.
BACCA BIANCA: biancame, bombino bianco, malvasia bianca lunga, malvasia di Cancfa, passerina, pecorino, trebbiano toscano, verdicchio bianco.
D.O.C, presenti in regione: Co/A Pesaresi, Bianchello del Metauro, Verdicchio dei Castelli di Jesi. Lacrima di Morrò d’Alba o Lacrima di Morrò, Rosso Cenerò, Colli Maceratesi Bianco, Verdicchio di Matetica, Vernaccia di Serrapetrona, Rosso Piceno, Falerio dei Colli Ascolani.
 

 

UMBRIA

 
883 - viniL’Umbria, “il cuore verde d’Italia”, ha avuto fin dai tempi degli Etruschi una particola­re vocazione alla coltivazione della vite. Questo grazie al clima favorevole, alle valli ben riparate dalle catene montuose ed alla piovosità ben distribuita durante l’arco dell’anno. I vini umbri, negli ultimi anni, hanno saputo cogliere importanti successi nell’area qualitativa proprio per aver attuato un costante processo di aggiornamento in vigna, nelle strutture e nelle attrezzature aziendali. Il vino bianco rinomato da secoli è l’Orvieto, ma, attualmente, sono balzati prepotentemente alla ribalta due grandi vini rossi, il Torgiano Rosso Riserva ed il Sagrantino di Montefalco. Quest’ultimo vino, ottenuto dal vitigno autoctono sagrantino, è prodotto nella tipolo­gia secco, che ha nella tannicità la sua caratteristica più evidente, mentre in quella passito, nel contesto dei “vini da dessert”, ha un grosso potenziale ancora tutto da esprimere.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA ROSSA: barbera, canaiolo nero, ciliegiolo, gamay, merlot, montepulciano, pinot nero, sagrantino, sangiovese.
 
BACCA BIANCA: canaiolo bianco, chardonnay, garganega, grechetto, malvasia bianca lunga, malvasia di Candia, treb­biano toscano, verdello, verdicchio bianco.
D.O.C.G.   presenti   in   regione:   Torgiano   rosso   riserva, Montefalco Sagrantino o Sagrantino di Montefalco. D.O.C,   presenti   in   regione:   Colli Altotiberini,   Colli del Trasimeno,    Colli    Perugini,     Torgiano,    Colli    Martani, Montefalco, Orvieto**, Colli Amerini. (** D.O.C, interregionale,
unitamente al Lazio)

LAZIO

879 - viniLa regione, favorita da un clima mite e costante, da terreni prevalentemente di origi­ne vulcanica e da una orografia collinare, è sempre stata famosa fin dall’epoca romana per i suoi vini. Le zone viticole laziali, soprattutto quelle dei Castelli Romani, che rappresentano più del 50% della produzione regionale, sono sempre state alta­mente vocate alla vitivinicoltura. Il Lazio produce per il 90% circa uve a bacca bian­ca e precisamente: trebbiano toscano (45%), malvasia di Candia (25%), malvasia bianca lunga (10%); tra gli altri numerosi vitigni ricordiamo l’autoctono cacchione, il bombino ed il grechetto (10%).
L’origine della vasta famiglia dei “trebbiani” si perde nella notte dei tempi: certo è che Plinio già scriveva di uva e vino “trebulanum”, localizzato in Toscana e Lazio. L’origine della famiglia delle “malvasie”, anch’essa numerosa, con tutta probabilità è greca. Il suo nome si deve, appunto, ad una città greca di nome Monemvasia, da dove i Veneziani importarono il vitigno prima sull’isola di Creta, di loro possesso dal 1202, e poi in Italia.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA  ROSSA:   aleatico,   barbera,   cesanese  comune, cesanese d’Affile, merlot, montepulciano, sangiovese. BACCA BIANCA: bellone, bombino bianco, malvasia bian­ca lunga, malvasia del Lazio, malvasia di Candia, trebbiano giallo, trebbiano toscano.
D.O.C,     presenti     in     regione:    Est!    Est!!    Est!!!    di Montefiascone, Aleatico di Grado//, Orvieto**, Vignanello, Cerveteri,  Bianco di Capena, Zagarolo,  Montecompatri-Colonna,   Frascati,   Marino,   Colli Albani,   Colli Lanuvini, Velletri,  Aprilia,  Cori,  Genazzano,   Cesanese di Olevano Romano o Olevano Romano, Cesanese del Piglio o Piglio, Cesanese di Affile o Affile.(** D.O.C. Interregionale, unitamente all’Umbria)

ABRUZZO

880 - vini“Bacchus amat colles”, osservavano i latini. Certamente il dio del vino doveva avere una speciale predilezione per la regione che ebbe, proprio a quei tempi, momenti gloriosi, testimoniati ed immortalati da diversi scrittori. La vitivinicoltura attuale con­tribuisce in maniera assoluta, nel campo agricolo, all’economia regionale e parecchi sono gli sforzi per dare impulso e modernizzazione a quel potenziale produttivo e qualitativo ancora non del tutto espresso, che il vino abruzzese potrebbe dare. I vini a Denominazione di Origine Controllata trovano nelle zone cosiddette degli “Altipiani”, della valle Peligna, del versante orientale del Gran Sasso e delle colline  Teramane il modo migliore per esprimere qualità e caratte­ristiche di tutto rispetto. I vitigni più coltivati sono il bombi­no bianco, localmente detto trebbiano d’Abruzzo, il montepulciano ed il sangiovese.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA ROSSA: aglianico, ciliegiolo. montepulciano, pinot nero, sangiovese.
BACCA BIANCA: bombino bianco, cococciola, malvasia toscana, passerina, trebbiano toscano.D.O.C, presenti in regione: Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo.
 

 

881 - viniII Molise vitivinicolo non ha ancora manifestato il suo potenziale sfruttabile grazie al clima, al terreno ed alle altitudini. Del resto 96 comuni sui 136 della regione hanno caratteristiche montane e di atta collina e sono molto adatti alla coltura della vite. Anche il clima sarebbe quello ideale, per quelle pendici rocciose che difficilmente si prestano ad altre colture. La produzione registra una delle rese più basse di uva, per ettaro, di tutto il campo nazionale. Tuttavia la bassa redditività economica, dovuta ai costi di produzione molto elevati, proprio per le caratteristiche orografiche regionali, allontana sempre di più la presenza umana dalla vita agricola; comunque, attual­mente, si fanno forti pressioni per allineare la regione al resto del paese. Certamente, del Molise, ancora poco conosciuto nel campo enologico, presto senti­remo parlare.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA ROSSA: aglianico, montepulciano, sangiovese. BACCA BIANCA: bombino bianco, falanghina, greco, treb­biano toscano.
D.O.C, presenti in regione: Biferno, Pentro o Pentro di Isernia.
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<CAMPANIA

877 - viniIn Campania la vite ha origini antichissime, antecedenti all’epoca romana e forse anche a quella greca. Tangibile testimonianza è ancora la forma di allevamento, dovuta agli Etruschi, detta “ad alberata”, ancora usata per la coltivazione del vitigno asprinio ad Aversa. La vite così allevata, caso unico al mondo unitamente a qualche area del nord del Portogallo, si arrampica a festoni sovrapposti, sui pioppi e rag

giunge altezze incredibili. Acrobatica diventa la vendemmia, per la quale occorrono scale lunghe oltre i venti metri, sulle quali gli scugnizzi si avventurano, in alto, per la raccolta delle uve. Questo sistema della pianta sviluppata in altezza e molto espan­sa, caratterizzata dalla maggior produttività, si deve alla cultura etrusca ed è presen­te soprattutto al nord della regione, mentre a sud, è in vigore il sistema greco, ad alberello basso, con vigorose potature e produttività piuttosto scarsa. Questa suddi­visione che troviamo in regione, presente anche sull’isola di Ischia, testimonia quello che per secoli è avvenuto: lo scontro-incontro delle culture etrusca e greca. Anche gli altri vitigni più coltivati hanno origini antiche, come Taglianico, derivante dalla “vite ellenica” ed introdotto dai Greci, fin dalla fondazione di Cuma e dal quale si ottiene uno dei vini più importanti, non solo del meridione d’Italia, ma di tutto il contesto nazionale: il Taurasi. Lo stesso greco, probabilmente della medesima origi­ne, sembra giunto dalla Tessaglia. Il vitigno fiano (già menzionato da Plinio il Vecchio come “vitis apiana”, per l’avidità che hanno le api per queste uve), sembra abbia ancor più remote radici: infatti la sua importazione si fa risalire ai Fenici. Altri vitigni autoctoni e diffusi per lo più sull’isola di Ischia sono il biancolella, il forastera ed il per’ è palummo o piede di colombo (il suo racimolo infatti assomiglia al piede del colombo).
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA ROSSA: aglianico, barbera, montepulciano, piedi-rosso, primitivo, sangiovese, sciascinoso.
BACCA  BIANCA:  asprinio  bianco,   biancolella,  coda  di volpe bianca, falanghina, fiano, forastera, greco bianco, verdeca.
D.O.C.G. presenti in regione: Taurasi.
D.O.C, presenti in regione: Falerno del Massico, Aversa, Sant’Agata de’ Goti o  Sant’Agata  dei Goti,  So/opaca, Guardia Sanframondi o Guardiolo, Aglianico del laburno e laburno, Greco di Tufo, Fiano di Avelline, Vesuvio, Campi Flegrei, Ischia, Capri,
Penisola Sorrentina, Caste/ San Lorenzo, Cilento, Costa d’Amalfi*.
(*D.O.C. in fase di attuazione, con parere favorevole già pubblicato sulla G.U.)

PUGLIA

878 - viniRegione ad alta vocazione vitivinicola, ha subito prima l’influenza della cultura greca e poi di quella romana. Definita a giusta ragione la “cantina d’Italia” per la sua elevata produzione (11.051.000 di hi di vino prodotto, nella vendemmia 1993), contende alla Sicilia (11.146.000 hi) il primato assoluto. Questa produzio­ne, che riguarda soprattutto vini da taglio e comuni, è in costante discesa, men­tre è in crescita la produzione di vini a D.O.C., tuttora molto scarsa.
I vitigni più coltivati sono soprattutto a bacca nera (più dell’80%) e per ordine quantitativo sono il negro amaro ed il primitivo, coltivati principalmente nelle pro­vince di Lecce e Tarante. Tra i vitigni a bacca bianca, coltivati principalmente nella valle d’Itria, troviamo il verdeca ed il bianco d’Alessano, mentre la zona di San Severo ha il bombino bianco. Il settore ampelografico regionale è completa­to da altri vitigni, alcuni tipicamente pugliesi, con una distribuzione ben precisa nelle varie zone a vocazione viticola, che sono tutte diverse, per composizione del terreno e caratteristiche ambientali.
I vini pugliesi prodotti nelle zone collinari sono in genere di buona qualità, ma particolarmente pregiati, conosciuti ed apprezzati, sono i rosati del Salente.
Famoso anche il Castel del Monte, che prende il nome dal castello a cinta otta­gonale e con otto torri, anch’esse ottagonali, dell’Imperatore Federico  II  di Svevia.
II vino   bianco   più   prodotto,   che  varca  facilmente   i   confini   regionali,   è  il Locorotondo mentre, tra i vini da dessert, il Moscato di Trani, ottenuto dal vitigno moscato bianco (o reale), nulla ha da invidiare, per caratteristiche organolettiche,a tutti gli altri nazionali.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA ROSSA: aglianico, aleatico, bombino nero, caber­net frane, cabernet sauvignon, malvasia nera di Brindisi e Lecce, merlot, montepulciano, negro amaro, primitivo, san­giovese, uva di Troia.
BACCA BIANCA: bianco d’Alessano, bombino bianco, chardonnay, fiano, greco, malvasia bianca lunga, trebbiano toscano, verdeca.
D.O.C, presenti in regione: Aleatico di Puglia, San Severo,Cacc’e Mmitte di Lucera, Orta Nova, Rosso di Cerignola, Rosso di Barletta, Moscato di Trani, Rosso Canosa, Castel del Monte, Gravina, Gioia del Colle, Locorotondo, Martina Franca o Martina, Ostuni,
Brindisi,  Primitivo di Manduria,  Lizzano,  Squinzano,  Salice Salentino,  Leverano,
Copertino, Nardo, Alezio, Matino.

BASILICATA

Nell’antichità la regione risentì dell’influsso vitivinicolo greco. Significative testimo­nianze sono gli allevamenti ad alberello ed il vitigno più coltivato, l’aglianico, di chia­ra origine ellenica. Da questo vitigno viene prodotto l’unico vino D.O.C, regionale, l’Aglianico del Vulture, ed i risultati migliori si ottengono dalle uve provenienti dagli alti terreni di origine vulcanica intorno a Rionero in Vulture e Barile, dove il microcli­ma è abbastanza simile a quello alpino. In Basilicata interessante è anche la produ­zione di uva da tavola, concentrata per lo più nella provincia di Matera.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA ROSSA: aglianico. bombino nero, malvasia nera di Basilicata, montepulciano. sangiovese. BACCA BIANCA: bombino bianco, fiano, malvasia bianca di Basilicata, trebbiano toscano.
D.O.C, presenti in regione: Aglianico del Vulture.

CALABRIA

876 - viniAnche la regione calabra vanta una tradizione enologica che si perde nella notte dei tempi e ci riporta alla cultura e civiltà greche. Certamente, nel tempo, questa voca­zione alla vitivinicoltura ha avuto momenti di appannamento che sembrano tuttora perdurare. Attualmente le zone interessate alla coltivazione della vite sono per lo più localizzate nelle vicinanze del mare. Tra i vitigni più coltivati troviamo il gaglioppo, che rappresenta circa l’80% dell’ampelografia a bacca rossa, mentre il greco, tra quelli a bacca bianca, raggiunge il 90%. Il vino certamente più conosciuto è il Ciro, prodotto nelle versioni bianco, rosato e rosso, la cui zona di produzione, delimitata dal disciplinare, comprende il territorio dei comuni di Ciro e Ciro Marina ed in parte di quelli di Melissa e Crucoli.
 
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA ROSSA: gaglioppo, greco nero, magliocco canino. nerello cappuccio.
BACCA BIANCA: greco bianco, guarnaccia, malvasia bian­ca, trebbiano toscano.
D.O.C, presenti in regione: Pollino, S. Vito di Luzzi, Donnici, Savuto, Scavigna, Lamezia, Ciro, Melissa, Sant’Anna Isola di Capo Pizzuto, Greco di Bianco.

SICILIA

874- viniIn Sicilia, più precisamente in provincia di Trapani, si produce uno dei vini più famosi al mondo: il Marsala, o Vino Marsala, o Vino di Marsala. Creato e lanciato sul merca­to internazionale dal mercante inglese Woodhouse fin dal 1773, assorto ai più grandi onori dell’enologia mondiale, ha avuto in seguito momenti di alterno prestigio. Ai giorni nostri, soprattutto per merito di un disciplinare di produzione più rigido e con indirizzi rivolti soltanto alla qualità del prodotto, si spera di rilanciarne l’immagine, per la verità un po’ appannata, cercando di rinverdire le fortune del passato. Diverse sono le tipologie: in base al colore delle uve impiegate, all’invecchiamento, al resi-

duo zuccherino. La viticoltura si sviluppa soprattutto nella Sicilia occidentale che, con la sola provincia di Trapani, coltiva circa il 45% della superficie vitata. I vitigni più caratteristici a bacca bianca, sono i catarratti (classico vitigno siculo), l’inzolia (ansonica), il grecanico, il damaschino ed il grillo; mentre a bacca rossa sono il nero d’Avola, il nerello mascatese, il  pignatello (uno dei più vecchi vitigni della Sicilia occidentale) ed il frappato.
In regione il vino è soprattutto bianco (circa il 75% della produzione totale); per i rossi, risultati incoraggianti si hanno nella zona di Vittoria ed alle pendici dell’Etna. Ma l’isola è molto conosciuta per i viri dolci o da dessert; oltre al Marsala, annovera infatti anche il Moscato di Pantelleria e la Malvasia delle Lipari. In questi ultimi anni gli sforzi maggiori sono tutti rivolti al nrigioramento della qualità, soprattutto tra i vini classificati “da tavola”, ed i buoni risultati sono già noti.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA ROSSA: calabrese, frappato, nerello cappuccio, nerello mascalese, perricone. sangiovese.
BACCA BIANCA: ansonica. carricante, catafratto bianco comune, catarratto bianco lucido, damaschino, grecanico dorato, grillo, malvasia delle Lipari, montonico bianco, trebbiano toscano, zibibbo.
D.O.C, presenti in regione: Marsala o Vino Marsala o Vino di Marsala, Alcamo o Bianco di Alcamo, Contessa Entellina, Malvasia delle Lipari, Faro, Etna, Moscato di Siracusa, Moscato di Noto, Eloro, Cerasuolo di Vittoria, Moscato di Pantelleria.

SARDEGNA

873- viniI tanti vini sardi e le loro numerose tipologie testimoniano le diverse culture susse­guitesi nel tempo. Infatti la Sardegna, anche nel settore della vitivinicoltura, ha avuto nell’antichità l’influenza dei Fenici, dei Cartaginesi, dei Romani e degli Spagnoli. Dai luoghi più disparati vennero importati vitigni che nel corso dei secoli hanno assunto tali fisionomie da originare dei vini particolarmente tipici, come la Vernaccia di Oristano ed il Cannonau di Sardegna.
Nel frattempo è stata data anche una risposta alla crescente domanda di vini fini da tavola, freschi e delicati, con il Vermentino di Gallura e di Sardegna, il Nuragus di Cagliari ed altri, seppur definiti vini da tavola.
Interessante in Sardegna la produzione di vini da dessert, prevista in quasi tutte le D.O.C., ottenuta dai vitigni moscato e malvasia e da altri, esclusivamente coltivati sull’isola.
Alcuni vitigni tra i più coltivati in regione:
BACCA ROSSA: bovale, bovale grande, cannonau, carignano, girò, monica, pascale, sangiovese.
BACCA BIANCA: chardonnay, malvasia di Sardegna, moscato bianco, nasco, nuragus, torbato, trebbiano tosca­no e romagnolo, vermentino.
D.O.C, presenti in regione: Cannonau di Sardegna, Monica di   Sardegna,    Moscato   di   Sardegna,    Vermentino   di Sardegna, Girò di Cagliari, Malvasia di Cagliari, Monica di
Cagliari, Moscato di Cagliari, Nasco di Cagliari, Nuragus di Cagliari, Vermentino di Gallura, Moscato di Sorso-Sennori o Moscato di Sorso o Moscato di Sennori, Malvasia di   Bosa, Vernaccia di Oristano, Mandrolisai, Arborea, Campidano di Terralba o Terralba, Carignano del Sulcis, Alghero*.
(*D.O.C. in fase di attuazione, con parere favorevole già pubblicato sulla G.U.)