I vini di Calabria da La buona cucina di Calabria  CARLO BACCELLIERI  Edizioni Reghion – Disegni fuori testo sono opera del pittore Stellario Antonio Baccellieri

La coltura della vite esiste in Calabria sin dai tempi preistorici, esisteva sicuramente ancor prima che vi giunges­sero, intorno all’VIII secolo a. C., i primi coloni greci. Molte leggende fiorite intorno alla fondazione di città della Magna Grecia, tra cui l’antica Region (‘), fanno menzione della vite quale elemento sacrale.
Del resto la coltivazione dei vigneti in queste contrade era talmente intensa nell’età ellenistica che la Calabria fu det­ta «Enotria», ossia terra del vino. Si capisce quindi come il vino che si produceva in Calabria, oltre ad avere una consi­derevole importanza nell’economia dei tempi, era apprezzato e famoso per la sua qualità. Caratteristica di quel vino pare fosse la forza ed il vigore, capaci di resuscitare i morti, ed il profumo intensissimo.
Le tavole di Eraclea danno un preciso valore ai vigneti del tempo in Calabria: un apprezzamento di terreno coltivato a vigna valeva sei volte quello coltivato a cereali. Pare che vi si coltivassero 150 vitigni diversi e tutti pregiati.
Al dio Bacco erano innalzati per ogni dove templi, tra i quali famosissimo quello di Cremissa, odierna Ciro. E si vuole appunto che il vino Ciro discenda in linea retta da quel vino di Crimissa che si somministrava agli atleti vittoriosi nelle gare, per cui (insieme ad un altro grande vino di Cala­bria, il Greco di Gerace) sarebbe il nettare più antico d’Italia.
Non v’è dubbio d’altronde che anche il Greco di Gerace sia di nobili ed antichissime origini: è il nome stesso a dirlo. Si racconta che il vitigno sia stato portato nell’VIII secolo a. C. dai coloni greci che fondarono Locri Epyzefiri. Narra la leggenda che la battaglia del fiume Sagra (VI secolo a. C.) tra i 20.000 Locrio-Reggini da una parte ed i 100.000 Cotroniati dall’altra venne vinta dai primi perché esaltati da copiose libagioni di vino Greco.
Ancora famosi in epoca romana i vini delle nostre con­trade ed in particolare il Greco cui si attribuivano doti erotiche:

«Sei davvero gelida e di ghiaccio, se neppure il vin Greco ìersera è riuscito a scaldarti».
Sono i versi scritti sull’arco di una porta a Pompei.

Di questi vini parla Virgilio. Plinio nel 14° libro loda i perfetti vini di Calabria: «Longinquiora Italìae ab Ausonio mari non careni gloria vino. Severiniana et Cosentiae genita et Tempae ac Balbiae, Lucanaque, antecedentibus Thurinis, omnium verum eorum maxime illustrata messalae potu ac salute Lagaritana non procul a Grumento nascente». Vi sono compresi i vini di Severina, Cosenza, Turio, Temesa, Montalto etc.. Pure nell’epoca della decadenza Cassiodoro elogia i densi vini calabri, nati da una terra ricca di straordinari vi­gneti capaci di produrre vini che «giovano ai visceri, risanano
le ferite, rinvigoriscono il cuore stanco». Vini degni di un Re.
. Cosa rimane oggi di questa antica tradizione?
Vi sono in Calabria circa 50.000 ettari di terreno colti­vato a vigneto di cui 36.500 a coltura specializzata con una produzione annua che si aggira intorno a 1.300.000 ettolitri di vino. Non molto se consideriamo che l’antica Enotria pro­duce la stessa quantità di vino dell’Alto Adige e meno delle Marche e di quasi tutte le altre regioni d’Italia.
Eppure la Calabria, per la sua collocazione geografica, al centro del Mediterraneo «dove il sole splende per 8 mesi al­l’anno», e per la sua particolare conformazione, è in grado di produrre vini che, pur provenendo dai medesimi vitigni, si differenziano notevolmente, vini quasi sempre di altissima qualità, robusti e generosi.
Purtroppo in Calabria la coltura del vino è rimasta ad un livello decisamente artigianale e difatti ogni contadino vinifica da sé con criteri del tutto primitivi ed empirici. Ecco perché i risultati di anno in anno sono i più disparati e non vi è una vera continuità nella qualità dello stesso tipo di vino. Questo è il motivo della mancata diffusione dei nostri vini nel resto d’Italia.
Norman Douglas (2), che pure di queste faccende non capiva molto, rileva il fenomeno: «Quasi ogni villaggio ha il
suo proprio vino  ma sono poco conosciuti fuori dal luogo
di produzione per colpa della tassa » Ma la colpa non era e
non è delle tasse. Più probabile che bisogna addossarla alla totale mancanza di spirito associativo ed imprenditoriale dei calabresi. Da qualche tempo si cerca di dare un indirizzo più razionale alla coltivazione ed alla vinificazione. I risultati a volte sono controproducenti poiché si è alzata la vite da terra con la conseguenza che è aumentata la quantità a scapito del­la qualità. Ha subito in particolare questa sorte il Pèllaro, uno dei grandi vini di Calabria che vince in qualità il Ciro, ma che ha patito grandi mortificazioni perché i vigneti tradi­zionali sono stati abbandonati dai contadini ed i nuovi im­pianti a «spalletta» non hanno rispettato le antiche caratteri­stiche che lo avevano reso famoso. Addirittura folli i prezzi delle piccole quantità ancora reperibili sul mercato.
Opera meritoria svolge l’Opera Sila con le sue cantine sociali e solo attraverso quest’opera si cominciano a conosce­re i vini di Calabria. Lo stesso deve dirsi per la Società Cooperativa Agricola Calabro Ionica Bianchese di Bianco (Reggio Calabria) che cura la produzione del Greco di Gerace. Se vogliamo fare una classificazione generale dei vini di Calabria dobbiamo dire che i vini della zona Tonica sono migliori, in linea di massima, di quelli della zona tirrenica; i rossi superiori ai bianchi.
Il Ciro è il solo vino veramente industrializzato, il primo che ha chiesto ed ottenuto la denominazione d’origine control­lata. Conosciuto ed apprezzato anche fuori della regione è en­trato a far parte di ogni cantina che si rispetti e sulle tavole di ogni buon ristorante italiano. Per gli altri vini occorrerà attendere.
Di recente hanno ottenuto la denominazione d’origine controllata anche i vini Savuto, Donnici e Pollino, ma questo riconoscimento, lungi dall’apportare un valido contributo al­l’affermazione dei vini di Calabria, sarà di certo causa di una generale svalutazione. Infatti troppi vini stanno ottenen­do la DO.C. in Calabria e, per quanto buoni, non sempre si tratta di vini eccezionali, sono privi cioè di una grande repu­tazione, poco conosciuti fuori della regione, a volte senza una valida tradizione e senza storia. In qualche caso si tratta di vini certamente inferiori a molti altri vini calabresi. Sta di fatto che non tutti riescono a comprendere che la denomina­zione d’origine controllata non dovrebbe ottenersi attraverso pressioni politiche e le mene di personaggi influenti, ma do­vrebbe servire a tipicizzare e garantire un prodotto assolu­tamente valido e ricco di tradizioni, tale da rappresentare una forza traente per tutto il resto della produzione, che, d’altro canto, non deve essere sopravvalutata se non si vuo­le correre il rischio di rendere poco credibile ogni riconosci­mento ed ogni roboante attestazione.
Se  per  nostra  sfortuna,  anche  in  questo  campo,   la gara si dovesse porre non sulla qualità ma sulle raccomandazioni ed i favori, le cantine sociali e gli enti di sviluppo, spes­so fortemente politicizzati e dotati di una forte organizzazio­ne, non v’è dubbio che avrebbero il sopravvento.
(‘)   D. Spanò Bolani, «Storia di Reggio Calabria», Tipografia «La Voce
di Calabria», Reggio Calabria  1957. (2)   Norman Douglas, «Old Calabria», op. cit..

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ATTAFI GRECO – Prodotto con uve greco. Ha colore giallo paglierino, con profumo piuttosto intenso e di forte gradazione alcoolica, raggiunge i 18 gradi. Ha sapore dolce ed è quindi un vino da fine pasto e dessert. Si prepara dalle uve passite mediante un laborioso procedimento. Si serve a temperatura ambiente. Si produce nella zona jonica della pro­vincia di Reggio Calabria tra Palizzi e Bianco.
ATTAFI ROSSO – Viene prodotto con uve alleante, guar-davalle, nerello, mantonico e cornicchiola. Di color rosso rubi­no ha profumo leggero e sapore secco. E’ un buon vino da pa­sto anche se forte e robusto, raggiunge i 14 gradi. Si serve a temperatura ambiente. Si produce nella stessa zona dell’al­tari greco.
BALBINO – Prodotto con uva balbino. Ha colore paglie­rino, profumo intenso e sapore secco, sugli 11 gradi di tenore alcoolico. Si serve freddo. Si produce in zona di Castrovillari in provincia di Cosenza.
BIANCO DI NICASTRO – Prodotto con uve malvasia bianca, greco, annarella e zibibbo. Di colore giallo ambra, con aroma molto pronunziato e sapore amabile. Tenore alcoolico sugli 11 gradi è classificato vino fine da pasto. Si serve freddo. Si produce in zona di Nicastro in provincia di Catanzaro.

BIANCO DI SQUILLACE – Prodotto con uve malvasia, liparota, greco ed uva rosa. Possiede un aroma delicato e sapo­re abboccato. Colore giallo paglierino con riflessi ambrati. Si classifica franco e leggermente frizzante. Buon vino da pasto si serve freddo. E’ prodotto in zona di Squillace in provincia di Catanzaro.
CAFARO – Prodotto con uve magliocco, greco nero, montonico. Di color rosso rubino, odore vinoso, pastoso, aromati­co, caldo. Di forte gradazione alcoolica intorno ai 14 gradi è molto adatto per accompagnare agnelli e capretti. Si serve a temperatura ambiente. Si produce in provincia di Catanzaro.
CERASOLO DI SCILLA – Viene prodotto con una gran­de varietà di uva. Ha colore cerasuolo, odore vinoso e sapore leggermente abboccato tendente al dolce. Raggiunge i 12 gra­di. Viene classificato buon vino da pasto da usarsi con i for­maggi e ricotte in particolare. Si serve fresco. Si produce in zona di Scilla in provincia di Reggio Calabria.
CIRO’ – Prodotto con uve magliocco e greco. Ha colore rosso rubino, profumo vinoso intenso e deciso. Sapore asciut­to o leggermente amabile. Tenore alcoolico sui 14 gradi è vino adatto a lungo invecchiamento durante il quale assume colore tendente all’arancio. E’ classificato vino superiore da pasto e, se bene invecchiato, da formaggi piccanti e da dessert. Va servito a temperatura ambiente. Si produce in zona di Ciro e Melissa in provincia di Catanzaro.Esiste un Ciro rosato adatto per pollame e carni leggere.
DONNA CAMILLA – Prodotto con uve malvasia, nocera e prunesca. Ha color rosso rubino carico, profumo delicato e sapore asciutto e fruttato. Raggiunge i 13 gradi. E’ classificato vino da pasto e si serve a temperatura ambiente. Esiste anche un tipo rosato che ha le medesime caratteristiche. Si produce nella piana di Rosarno in provincia di Reggio Calabria.
DONNICI – Prodotto con uve gaglioppo, greco nero, malvasia bianca, mantonico e pecorella. Ha colore rosso ru­bino, profumo vinoso, sapore asciutto. Il suo tenore alcoolico è di 12 gradi. E’ classificato come vino da pasto e si serve a temperatura ambiente. Si produce nell’alta valle del Crati nella zona compresa tra Cosenza, Aprigliano e Dipignano.

ESARO BIANCO – Prodotto con uve malvasia bianca, greco bianco, moscato bianco, trebiano bianco e guarnaccia. Ha colore paglierino, profumo delicato, sapore secco ed aro­matico. Tenore alcoolico intorno ai 12 gradi. Vino da pasto sì serve freddo. Si produce nella zona compresa tra Spezzano Albanese, Reggiano Gravina, Altomonte e S. Marco Argenta­no in provincia di Cosenza.
GRECO DI GERACE – Si produce con uve greco di Gerace. Ha colore giallo ambrato, profumo di zagara, sapore dol­ce, morbido pieno ed armonico, di stoffa elegante e sostenuta. Sopporta un discreto invecchiamento. Raggiunge i 17 gradi ed è classificato grande vino liquoroso da fine tavola. Si ser­ve molto freddo. Attualmente si produce in piccole quantità in zona di Bianco in provincia di Reggio Calabria.
GRECO ROSSO – Prodotto con uve nerello e greco. Di colore rosso vivace, profumo intenso, sapore asciutto, franco e generoso. E’ classificato vino superiore da pasto ma sop­porta l’invecchiamento. Tenore alcoolico sui 12 gradi, si serve a temperatura ambiente. Si produce nella zona collinare alle spalle di Catanzaro nelle zone di S. Elia, Pentone e Pontegrande.
LAGRIMA DI CASTROVILLARI – Prodotto con uva la­grima. Di color rosso granato, profumo intenso, sapore asciut­to. Raggiunge i 12 gradi ed è classificato buon vino da pasto da servire a temperatura ambiente. Si produce in zona di Castrovillari.
LAMETINO – Prodotto con uve malvasia bianca – greco -zibibbo ed altre. Ha colore paglierino, profumo delicato, sapo­re secco. E’ buon vino da pasto adatto per il pesce. Tenore alcoolico intorno agli 11 gradi. Si serve molto fresco. Si pro­duce nella zona di Sambiase in provincia di Catanzaro.
LIMBADI ROSSO – Prodotto con varie uve. Colore ros­so tendente al rubino, profumo intenso, sapore secco. Rag­giunge i 14 gradi ed è molto adatto all’invecchiamento. Adat­to per arrosti si serve a temperatura ambiente. Se ne produce in piccola quantità in zona di Limbadi in provincia di Catan­zaro.
MAGLIOCCO – Si produce con uva magliocco. Di colore rosso cupo, quasi nero, odore vinoso, sapore dolciastro. Mi­gliora con l’invecchiamento. Si aggira sui 14 gradi. E’ soprat­tutto vino da taglio. Si produce in zona di Nicastro in provin­cia di Catanzaro.
MALVASIA DI CATANZARO – Prodotto con uve malva­sia bianca, annarella ed altre. Colore giallo con riflessi ambra­ti, profumo intenso, sapore morbido ed armonico. E’ un buon vino da fine tavola. Tenore alcoolico intorno ai 16 gradi. Si serve molto fresco. Si produce nella zona tra Catanzaro e Sambiase.
MANTONICO – Si produce con uve montonico. Ha colo­re giallo ambra, odore d’uva e sapore dolce, morbido, pieno ed armonico con gradazione alcoolica sui 16 gradi. Molto adat­to a lungo invecchiamento è classificato grande vino liquoro­so da fine tavola. Si serve freddo. Si produce in piccole quan­tità nella zona jonica della provincia di Reggio Calabria tra la fiumara Bonamico e quella di Condojanni.
MELISSA – Prodotto con uve gag/zoppo, greco nero, greco bianco, trebiano e malvasia bianca. Ha colore rosato con riflessi arancio, profumo vinoso, sapore intenso e piutto­sto asciutto. Tenore alcoolico 13 gradi. Vino da pasto è adat­to a moderato invecchiamento. Si produce in zona assai pros­sima a quella di produzione del Ciro, compresa tra i comuni di Melissa, Ubriatico, Scandale, Crotone e Rocca di Neto in provincia di Catanzaro. Esiste un Melissa Bianco prodotto con uve trebiano toscano e malvasia bianca.
MOSCATO DI COSENZA – Prodotto con uve moscato. Ha colore giallo ambrato, con delicato aroma, dolce, velluta­to, caldo e gradevole. Raggiunge i 15 gradi. E’ un ottimo vino da dessert che si presta a lungo invecchiamento. Si serve fre­sco. Si produce nella zona di Cosenza, in particolare a Frassi­neto e Saracena.
PALIZZI – Prodotto con uve neretto, alleante ed altre. Ha colore rosso rubino molto intenso, odore vinoso e sapore secco e robusto. Raggiunge agevolmente i 15 gradi. E’ classi­ficato buon vino da pasto, adatto all’invecchiamento. Si ser­ve a temperatura ambiente. Si produce nella zona compresa tra Palizzi e Capo Spartivento in provincia di Reggio Calabria.

PELLARO – Prodotto con uve neretto campato, alleante, malvasia bianca e bordaux. Ha colore rosso rubino più o meno carico. Ha profumo vinoso sapore asciutto, leggermente ab­boccato, franco, robusto e generoso con tenore alcoolico che può raggiungere i 18 gradi. Va classificato come vino supe­riore da arrosti. Adatto all’invecchiamento, acquista col tem­po un bel color arancio trasformandosi in vino da dessert. Si serve a temperatura ambiente. Si produce nella zona a sud di Reggio tra Pellaro e Capo d’Armi.
POLLINO – Prodotto con uve neretto, montonico, verdana e malvasia. Ha colore rosso rubino, profumo deciso, sapo­re asciutto. Fine e delicato ha un tenore alcoolico intorno ai 12 gradi. E’ classificato vino superiore da pasto è ottimo sugli arrosti di carni bianche. Va servito a temperatura ambiente. Si produce nella zona di Frassineto in provincia di Cosenza.
PREVITARO – Prodotto con uve malvasia, greco e zibib­bo. Ha un colore giallo dorato, sapore secco, corposo, profu­mo intenso e delicato. Adatto a moderato invecchiamento acquista grande finezza. E’ classificato come vino superiore da pesce raggiunge i 12 gradi e si serve molto fresco. Si pro­duce nella zona di Rogliano in provincia di Cosenza.
SAN SIDERO – Prodotto con uve magliocco e marsigliana. Ha colore rosso rubino, odore vinoso, franco e generoso. Adatto all’invecchiamento, con l’età acquista color mattone e sapore liquoroso. E’ classificato vino superiore da pasto, adatto sui formaggi piccanti. Tenore alcoolico intorno ai 13 gradi. Si serve a temperatura ambiente. Si produce nella pia­na di Nicastro nella zona compresa tra S. Eufemia, Sambiase e Gizzeria in provincia di Catanzaro.
SANT’ANNA – Vino a denominazione di fantasia. Pro­dotto con uve gaglioppo, nocera, neretto ed altre. Colore ru­bino, profumo tenue, sapore asciutto. Si classifica come vino comune da pasto. Tenore alcoolico 12/13 gradi. Si produce nella zona compresa tra Isola Capo Rizzuto, Cutro e Cotrone in provincia di Catanzaro.
SAVUTO – Prodotto con uve magliocco, greco nero, pe­corella e malvasia. Ha colore rosso rubino, profumo lieve e sapore asciutto, lievemente vellutato, caldo e generoso. Il suo tenore alcoolico è di 13 gradi è vino superiore da pasto adat­to all’invecchiamento. Col tempo assume un color arancio. E’ adatto agli arrosti e si serve a temperatura ambiente. Si produce sulla sponda destra del fiume Savuto, nella zona tra Marzi e Rogliano in provincia di Cosenza.
VAL DI NETO – Prodotto con uve greco, malvasia bian­ca, trebiano toscano. Colore paglierino, profumo vinoso, sa­pore asciutto ed aromatico. Tenore alcoolico 11 gradi. Vino da pasto adatto con il pesce.  Si produce nella vallata del fiu­me Neto in provincia di Catanzaro.
578 Antonio Baccellieri -
«Nettare degli dei, ma nettare robusto e violento, non adatto a stomachini delicati (c’è chi sostiene che, a stomaco vuoto, dia persine un pò di bruciore; ci si mangi insieme, adunque, quel che si vuole perché è uno dei pochissimi vini che si accordano vuoi con la carne, vuoi col pesce), il Péllaro, prodotto in quel di Reggio Calabria, è certamente uno tra i più erotici vini italiani.
Fortissimo, vigoroso, corposo e quanti altri aggettivi violenti saprete trovare, tutti gli si addicono. Si produce nel­la terra forse più dorata ed assolata d’Italia e va tranquillo oltre i 15 gradi ** di alcool; contiene in sé il benedetto e mi­sterioso germe che da la forza erotica».
577 Antonio Baccellieri -In GUIDA ALL’ITALIA amorosa, galante, erotica, libertina», a cura di Nicola Zerda e Giorgio Mainarchi – Longanesi & C Milano – To­rino 1974 su licenza della Casa editrice Sugarco. Raggiunge agevolmente anche i  18 gradi.
576 Antonio Baccellieri -