472 - 001 VINO 21784 coverCONSIGLI DI UN ANTICO SAGGIO

Non fare lo spavaldo con il vino, perché il vino ha mandato molti in rovina.  La fornace prova il metallo nella tempera, così il vino i cuori, in una sfida di arroganti. Il vino è come la vita per gli uomini, purché tu lo beva con misura. Che vita è quella dove manca il vino? Fin dall’inizio è stato creato per la gioia degli uomini. Allegria del cuore e gioia dell’anima è il vino bevuto a tempo e a misura Amarezza dell’anima è il vino bevuto in quantità, con eccitazione e per sfida. L’ubriachezza accresce l’ira dello stolto a sua rovina, ne diminuisce le forze e gli procura ferite. Durante un banchetto non rimproverare il vicino, non deriderlo nella sua allegria. Non dirgli parole di biasimo e non affliggerlo chiedendogli quanto ti deve.

(Siracide 31, 25-31)

 

D471 - 002 21787 cavatappiUE PAROLE DI PRESENTAZIONE

 Mi piace iniziare in chiave amena, richiamando quel detto tanto ovvio quanto schietto e sincero: “Quando il vino famale, non è colpa del vino”. Un assioma di trasparenza  cristallina che, insieme a tanti altri, oggi rischia di saltare.

La nostra epoca è disseminata di maldestri imbonitori i quali si affannano a gridare dai loro pulpiti che… non è il caso di uscire di casa perché si può rischiare di prendere una tegola in testa,o che bisogna evitare di sdraiarsi sul letto perché è proprio lì che la maggior parte della gente ci va a morire! In lealtà, anche per quanto riguarda il vino, le opinioni, oggi come ieri, sono molteplici e contrastanti. Da una parte vi sono gii ostili per ragioni ideologiche, religiose, culturali; dall’altra i consumatori, i produttori, i venditori, … i tifosi in genere.  E chi verrà a rimetterci alla fine? Non vorrei che fosse ancora una volta il buon senso. Ma spero di no. Il vino fa parte integrante della nostra cultura e, penso, lo rimarrà ancora a lungo, anche perché dalla sua parte è venuto a schierarsiun alleato tanto importante quanto imprevisto: la Scienza. Sono, infatti, gli scienziati che ci assicurano, in modo ogni giorno più documentato e convergente, che un consumo moderato di vino (specialmente di vino rosso), oltre a tonificare la vita e a creare socialità se consumato in compagnia, svolge anche importanti funzioni terapeutiche e preventive, addirittura in favore dell’apparato cardiocircolatorio. Ho voluto approfittare di queste pagine per dirvi, al di là di tante chiacchiere inconcludenti, che un buon bicchiere di vino a pasto non fa che bene. Il vino non fa male quando lo si beve da persone intelligenti. Buona lettura,

Frate Indovino

470 - 003 - 21788 bottiIL VINO NELLA NOSTRA CULTURA

Per noi europei il vino è una .bevanda importante e altamente simbolica, che ritroviamo in molteplici e complessi miti sia delle varie culture che ci hanno preceduto (esempio: mondo pagano-dionisiaco), sia delle forme religiose che hanno caratterizzato i due millenni della nostra era. Nelle tradizioni arcaiche la vite era espressione di immortalità e il vino simbolo della giovinezza e della vita che continuamente si rinnova. In base alle sue caratteristiche, nel vino è stata sempre riconosciuta una doppia valenza: da una parte libera dal dolore, “rallegra il cuore dell’uomo”, da forza, ha un ruolo sacrale; dall’altro è pericoloso, può indurre all’ubriachezza e quindi può diventare distruttivo, tanto che in certe realtà culturali (es. mondo ebraico: esseni e qumraniti; mondo cristiano: setta degli encratiti; nel manicheismo, nel mondo islamico) il vino non aveva alcun diritto di cittadinanza. È stato il cristianesimo a conferire al vino una dignità sacrale non riscontrabile in nessun’altra religione quando ne ha fatto uno degli elementi essenziali del rito più importante che lo caratterizza: l’Eucarestia.

 

 Vigna nel sasso, orto nel terreno grasso. Fammi povera che io tifare ricco, disse la vigna al potatore.

“… Vita / sei come una vigna / tesaurizzi la luce / e la distribuisci / trasformata in grappoli”. (P. Neruda)

469 - 21789 caliceSIMBOLOGIA DELLA VITE NEL NUOVO TESTAMENTO

Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni  tralcio che in me non porta  porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto lo pota perchè porti più frutto.  Voi siete già mondi per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite così anche voi anche voi se non rimanete in me. Io sono  la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”.

(Gv 15, 1-8)

mio è il vignaiolo. Ogni frutto, lo toglie e ogni pota perché porti per la parola nete in me e io può far frutto nella vite, così in me. lo sono in me e

TRE VINACCIOLI

Nell’uva vi son tre vinaccioli: uno di sanità, uno di letizia e uno di ubriachezza. Proverbio popolare che evoca l’ambiguità dalla quale il vino trae il suo millenario prestigio. È lenimento del dolore, è bevanda che da forza, ma che porta anche dall’euforia, all’esaltazione e all’ubriachezza, che può essere distruttiva. La storia del vino si intreccia sin dalle origini con l’interpretazione dei suoi effetti. “L’ambiguo rapporto che lega il vino all’ebbrezza e, tramite questa alla conoscenza, permane anche oggi sotto forma di archetipo”.

 

468 - 21790 viteORIGINE DELLA VITE

Le ricerche più aggiornate fanno risalire la comparsa delle forme primitive di vitacee a 140 milioni di anni fa. Reperti fossili di queste piante, notevolmente diverse dalle attuali viti, sono stati trovati in aree geografiche molto distanti: Asia, America, Europa. Si trattava di piante simili a liane che si arrampicavano attorcigliandosi ad altri alberi. Durante il miocene (25-12 milioni di anni fa), grazie a favorevoli condizioni climatiche, si ebbe una larga diffusione delle vitacee, con la comparsa di nuove specie. Prima dell’arrivo dell’uomo sulla Terra, esistevano, stando ai reperti fossili, una quarantina di qualità riconducibili al genere vitìs, diffuse per lo più al nord dell’Equatore (Emisfero Boreale). Molte di queste viti scomparvero durante il periodo delle glaciazioni; ma alcuni esemplari sopravvissero nei cosiddetti “rifugi climatici”, luoghi con caratteristiche climatiche idonee a permettere a certe piante di superare i grandi freddi. Tra questi luoghi, quello che interessa più a noi è il Rifugio Pontico, in Asia, tra il Mar Nero e il Mar Caspio, punto di riferimento della coltivazione della vite per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa.

Vigna di mio padre, olivo di mio nonno. ‘Na pagnotta e ‘na fiasca, piglia il mondo come casca!

peggior vino contadino è migliore del miglior vino industriale

(L Veronelli)

 

 

467 - 21791 canoleNOE’ E GLI IMPREVISTI DEL VINO

La Bibbia racconta che Noè, quando uscì dall’Arca, essendo agricoltore, cominciò a piantare una vigna, ne bevve il frutto e si ubriacò (Nm 9,18 ss). Per questo Noè è considerato {‘inventore del vino. Il che è molto improbabile. Il vino, infatti, è un prodotto che dovrebbe aver richiesto diverse tappe (qualcuna anche fortuita) di avvicinamento. Bisogna considerare, inoltre, che Noè è una figura che richiama molteplici valori e disparati contesti simbolici: egli è l’ultimo dei patriarchi antidiluviani e, nello stesso tempo, il nuovo capostipite del genere umano (vigna e vino sono segno di prosperità e di gioia); l’autore sacro può aver lasciato traccia delle tensioni tra civiltà dei cacciatori e degli agricoltori, non richieste giustificazioni a certe situazioni socio-culturali di fatto, segnali di pericolo verso gli effetti del vino che possono essere devastanti… Tuttavia è interessante constatare che l’episodio di Noè si pone all’indomani di quel diluvio che aveva portato l’Arca ad arenarsi sul monte Ararat, cioè proprio in Armenia, dove sembra abbiano avuto origine la vite domestica e il vino.

RISPETTO DEL PADRE

Un antico testo ugaritico parla del dovere del figlio di aiutare il padre ubriaco e invoca la divinità affinchè benedica il suo fedele e gli conceda, tra l’altro, di “avere un figlio che lo prenda per mano quando è ubriaco, e lo accompagni quando è sazio di vino”.

(Epica di Aqhat I, 32-33)

Nell’antichità iniziare a coltivare la vite era considerato il passaggio dalla barbarie alla civiltà.

 

466 - 21792 l'uomo e la viteL’ UOMO E LA VITE

L’inizio della coltivazione della vite si perde nella preistoria. Si può verosimilmente ipotizzare che l’uomo “cacciatore” (nomade) raccogliesse i frutti della vite per nutrirsi nei suoi spostamenti di caccia. Durante il neolitico (Vili – II millennio a.C.) cominciò ad attestarsi un’altra cultura legata all’agricoltura e alla pastorizia (quindi di carattere stanziale). In questo nuovo contesto si potè avviare un processo di selezione e di utilizzo della vite che determinò il passaggio dalla ‘Vite selvatica” (Vitis silvestrìs) alla “vite europea” (Vitis vinifera saliva). Interessante notare che questo processo si verificò nel vicino Oriente, precisamente nell’area siro-anatolico-mesopotamica, che coincide con uno di quei “rifugi climatici” ai quali si è accennato sopra. Più diffìcile stabilire in quale epoca si siano differenziate le produzioni di uva da tavola e da vino, ma pare che quelle da tavola abbiano preceduto le altre. Circa un anno fa alcuni ricercatori francesi sembra abbiano trovato in Armenia tracce di produzione vinaria risalenti ad oltre 6.000 anni a.C. Questa notizia, se confermata, ci permetterebbe di pensare che il cammino della viticoltura europea possa essere iniziato dal “rifugio Pontico” con direttrici est-sud-ovest non meno di 8.000 anni fa.

Quando è chiara la montagna, manata bevi e va’ in campagna; quando è chiara la marina, mangia bevi e stai in cantina.

Il vino e l’uomo mi fanno pensare a due lottatori tra loro amici, che si combattono senza tregua, e continuamente rifanno pace. Il vinto abbraccia sempre il vincitore.  (C. Baudelaire)

465 - 21793 cavatappiETIMOLOGIA DELLE PAROLE VINO E VITE

La parola vino deriva dal latino vinum, che proviene a sua volta dal greco oinos. Secondo alcuni autori da vinum deriverebbero i sostantivi vitis, vinea, vinetum (vite, vigna, vigneto), mentre, secondo altri, “vite” deriverebbe da viere (piegare, curvare, legare) che suggerisce l’idea dell’arrampicasi, del legarsi. La parola greca oinos, a sua volta, rimanda al sanscrito vyana-m (attorcigliare), al semitico ain (fonte) e all’accadico inum (zampillare). L’etimologia di queste parole, dunque, rivela un intrecciarsi di forme semitiche e indo-europee “che farebbe pensare a un radicamento delle pratiche vinifìcatorie in quell’area siro-anatolica che appare come il territorio nel quale i popoli indo-europei e semitici si sono incontrati con speciale intensità” (F. Cardini).

VINO Sì… MA COME?

Se dovete offrire del vino ai vostri invitati, ricordate di versarlo sempre dalla parte destra del commensale, facendo ruotare dolcemente la bottiglia nel momento di rialzarla, in modo da non farne cadere neppure una goccia fuori dal bicchiere.

Quando bevete del vino freddo, ricordate di prendere il bicchiere tenendolo con le dita nella parte bassa dello stelo, in modo che non venga riscaldato dal calore della vostra mano.

Non dimostratevi poco educati nel rifiutare un brindisi: anche se siete astemi, fatevi versare un poco di vino o di liquore nel bicchiere e, nell’atto del bere, sfiorate con le labbra il liquido a voi offerto.

Quando si apparecchia la tavola, bisogna ricordarsi di far trovare il calice per il vino bianco, quello per il rosso, se previsto quello per lo champagne o per il vino passito, oltre che, naturalmente, il bicchiere per l’acqua.

 

464 - 21794 uvaSUMERI, ASSIRI E BABILONESI

I sumeri, famosi inventori della scrittura, si stanziarono all’inizio del IV millennio a.C. nella regione mesopotamica, tra i fiumi Tigri e Eufrate e le rive del Golfo Persico. Tra i pittogrammi da loro usati, ne è stato riconosciuto uno a forma di “foglia di vite” a cui corrisponderebbe il doppio significato di “vino” e di “vivere”. Popolo ormai entrato nella cultura agricola, diede un forte impulso alla coltivazione della vite e alla produzione del vino. A loro si deve la diffusione della vite dalle regioni caucasiche a quelle viciniori. I sumeri sapevano distinguere molto bene la qualità dei vini. Ad esempio, furono loro a capire che un vino prodotto da viti piantate in collina è superiore a quello prodotto da viti piantate in pianura. E furono loro i primi a commercializzare il vino attorno al 3.000 a.C. Anche gli assiri e i babilonesi furono ottimi cultori e consumatori di vino, specialmente nei riti orgiastici. Coltivavano le viti nei loro giardini pensili e tra di essi si hanno le prime testimonianze di coltivazione della vite con piante disposte a filari. Ancora agli assiri e ai babilonesi risale la regolamentazione del commercio del vino, con dettagliata descrizione delle punizioni da comminare  ai colpevoli di frodi (circa 2.000 a. C.)

Un cesto d uva nanfa vendemmia. Pane, vino e biada accordano la strada.

Male, un dito non può fare / due, allegro ti fan stare; tre, cominciano a pesare / quattro il capo fan girare; e se freno non avrai / anche il senno perderai. (E. Berni)

463 - 21795 tinoGRAPPOLO D’UVA DA PRIMATO

La Bibbia narra che Mosè, durante la peregrinazione degli Ebrei nel deserto verso la Terra Promessa, manda le sue spie ad esplorare il paese di Canaan: «Mosè li mandò ad esplorare il paese dì Canaan e disse loro: “Salite verso il Negheb, poi vi inoltrerete nella regione montana e osserverete che paese sia, che popolo vi abiti… come sia il terreno, se fertile o sterile. Siate coraggiosi e riportate i’frutti del Paese”. Era il tempo In cui cominciava a maturare l’uva. Quelli dunque andarono ed esplorarono il Paese… Giunsero fino alla valle di Escol, dove tagliarono un tralcio con un grappolo d’uva, che portarono in due con una stanga, e presero anche melagrane e fichi. Quel tego fu chiamato valle di Escol a causa del grappolo d’uva che gli israeliti vi tagliarono». (Nm 13,17-24)

CURIOSITÀ

Erodoto racconta che i persiani discuteva no in Consiglio di Stato tutte le questióni più importanti due volte: la prima, bevendo vino allegramente; la seconda a digiuno.

Secondo Dioscoride, medico, botanico e farmacista greco che esercitò a Roma ai tempi dell’imperatore Nerone, “// vino giova allo stomaco, stimola la diuresi, è energetico, aiuta il sonno, calma l’ansia e la tristezza, è lassativo, contravviene la peste, le febbri intermittenti, le affezioni al torace e all’addome”.

“Bevuto moderatamente, il vino è un medicamento; bevuto in abbondanza si conosce che è un veleno. Per la giocondità, non per l’ubriachezza fu creato il vino”.

(Sant’Agostino)

462 - 21796 vignaGLI EGIZIANI

Anche la civiltà egizia, e non poteva essere diversamente, ha dato il suo grande contributo alla storia della viticoltura e del vino. Gli egizi divennero abili soprattutto nelle tecniche di allevamento e di potatura della vite. Sembra che a loro si riallacci il proverbio secondo il quale fu “un asino che insegnò a potare”. Si racconta infatti che gli egiziani cominciarono a potare le viti dopo aver osservato che le piante brucate (spuntate) dalle capre davano un raccolto migliore. Geroglifici risalenti con molta probabilità al 3.000 a.C. riproducono sistemi di allevamento e di potatura a “spalliera” e a “pergola”. Si hanno anche notizie di viti allevate ad alberello, senza sostegno e di pergole molto alte, specialmente nelle zone che si potevano irrigare con le acque del fiume Nilo. Era divenuta talmente nota la maestria dei viticoltori egizi che, quando la civiltà greca raggiunse il suo apice, proprio loro furono chiamati a curare le migliori piantagioni elleniche. Agli egiziani si deve anche la consuetudine di indicare sulle anfore la qualità del vino, l’annata di produzione e la provenienza dell’uva, pratica seguita poi anche da greci e romani.

Vite lunqa vendemmia corta, vite corta vendemmia lunga. L’u461 - 21797 damigianaomo canta quando è pieno, la botte quando è vuota.

Il vino riscalda il corpo, la parola di Dio riscalda la mente.

(/sacco di Ninive)

 

QUANTO POSSIAMO BERE PRIMA DI METTERCI AL VOLANTE?

Il limite di concentrazione di alcol nel sangue per chi guida è pari a 0,50 g per ogni litro di sangue. Molto spesso non siamo in grado di valutare quanto possiamo bere prima di metterci alla guida. Nella tabella che segue diamo una indicazione di massima della concentrazione alcolica (g/litro) in un organismo secondo il suo peso corporeo (in Kg) in riferimento all’assunzione di un’unità di bevanda alcolica espressa in cc. (centimetri cubici). Tale tabella fornisce un valore puramente indicativo. Si sono considerati valori alcolici e quantità come qui di seguito indicati:460 - 21785 tabella

 

  • birra normale (cc. 33 – lattina – alcol 5% in volume);
  • vino/champagne (cc. 125 – bicchiere – alcol 12% in vol.);
  • aperitivi (cc. 80 – bicchiere piccolo – alcol 18% in vol.);
  • digestivi (cc. 40 -1/2 bicchiere piccolo – alcol 25% in vol.);
  • superalcolici (cc. 40 -1/2 bicchiere piccolo – alcol 45% vol.).

 

459 - 21798 feniciFENICI E ARABI

I fenici sono un altro popolo che occupa un posto di primo piano nella storia della viticoltura. Stanziatisi intorno al secolo XII a.C. tra le pendici del Libano e l’alta Siria con sbocco sul Mediterraneo, furono in contatto per diversi secoli con l’Egitto, in forza di una forma di protettorato che questo Paese esercitava su di loro. Coloni motto esperti, dagli egiziani appresero a coltivare le viti e, attraverso la rete commerciale che avevano costruito,, riuscirono a diffondere la coltura della vite e del vino in tutta l’area mediterranea. I fenici praticavano una potatura bassa, propria degli ambienti caldi e siccitosi. A toro si deve la tecnica dell’innesto e la moltiplicazione per talea. Anche gli arabi appresero dagli egiziani l’arte della viticoltura. Le loro viti erano tenute molto basse, addirittura striscianti a terra. Furono i primi a far uso di concimazioni organiche praticate sia sul terreno che sulle foglie. Gli arabi privilegiarono la coltivazione di uve da tavola: la regina, il pizzutello, la sultanina, sono varietà di origine araba che essi diffusero ovunque si stanziarono una volta usciti dalla loro penisola (Secolo VII d.C).

Non vender e la vigna per comprare botti. Ogni misero è re, se il vino lo scalda.

“Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! / Perché, ecco, l’inverno è passato, / è cessata la pioggia, se n’è andata… / il fico ha messo fuori i primi frutti / e le viti fiorite spandono fragranza.”

(Cantico dei Cantici, cap. 2)

 

458 - 21799 calorieGRADI ALCOLICI (o “titolo alcolometrico”) DI UN LIQUIDO ALCOLICO

Si tratta della quantità di alcol” contenuto in un liquido alcolico. Quantità di parti di alcol puro (in volume) contenute in cento parti (in volume) di un liquido alcolico alla temperatura di 20 °C. Il grado alcolico svolto è la percentuale di alcol effettivamente contenuto nel liquido considerato. (Es.: un vino che contiene no mi di alcol per litro, ha una gradazione alcolica svolta di n gradi). Il grado alcolico potenziale è la percentuale di alcol capace di svilupparsi dalla totale fermentazione degli zuccheri contenuti nel prodotto considerato. Per la Società Italiana Nutrizione Umana (SINU), è corretta l’assunzione quotidiana di 40 gr di alcol per gli uomini e 30 gr per le donne, ripartiti tra il pranzo e la cena. Praticamente non più di tre bicchieri al giorno per gli uomini e due per le don ne [N.B.: bicchieri da 125 ml].

457 - 21786 tabella alcol

 

 

 

 

 

 

 

456 - 21800 greci I GRECI

I greci furono particolarmente attratti dal vino tanto da dedicargli una divinità particolare: Dioniso. Basti ricordare l’episodio di Ulisse e Polifemo, cantato da Omero (Odissea, libro IX). Essi furono capaci di attuare una mirabile sintesi delle conoscenze vitivinicole del tempo, di assimilarle e migliorarle. Perfezionarono le tecniche di impianto, di allevamento, di potatura e di vinificazione. Furono insuperabili nel riuscire a coniugare . felicemente le qualità dei vitigni con le caratteristiche del terreno; realizzarono le prime forme di allevamento e potatura intensiva e spedalizzata (ad esempio: impianti con più viti per unità di superficie, accompagnati da una potatura “a sperone”); trovarono il sistema per trasportare il vino in tutto il Mediterraneo senza pericolo che si avariasse. Quando essi colonizzarono la parte meridionale della nostra Penisola (Magna Grecia) si adoperarono per promuovere lo sviluppo della vite e del vino. Erano circa 90 le varietà di viti conosciute e coltivate dai greci. Molte di queste sono ancora utilizzate: lo zibibo, [‘aglianico, diverse varietà di malvasia, il negro amaro, il grechetto. Degno di nota è anche il fatto che i greci, a differenza degli arabi, privilegiarono le uve da vino, specialmente le varietà rosse.

Acqua. e pane vita da cani, vino e pane vita da cristiani. Non domandare all’oste se ha buon vino.

Si riesce a distinguere il vino tedesco dall’aceto solo grazie all’etichetta. (M. Twain)

455 - 21801 anforeIL VINO VA SERVITO A TEMPERATURE OTTIMALI

 Ogni vino ha una sua temperatura ideale per essere bevuto e assaporato. Riportiamo qui di seguito la tabella ufficiale reaizzata dall’Unione Internazionale degli Enologi. Spumanti: 8 °C Bianchi e rosati secchi: 10 °C Bianchi e rosati amabili: 12 °C Rossi poco tannici e colorati: 14 °C Rossi mediamente tannici e colorarti: 16 °C

Rossi tannici ed intensamente colorati: 18 °C Passiti e liquorosi: 8 -18 °C

IL SIMPOSIO

 Nella cultura greca attorno al vino prese forma il simposio come momento di forte aggregazione e di evasione dai problemi quotidiani. Il simposio aveva un preciso rituale che prevedeva l’elezione del simposiarca colui al quale spettava il compito di miscelare acqua e vino, e decidere il numero di coppe che ciascuno era autorizzato a bere, f partecipanti cantavano, suonavano, recitavano poesie, dissertavano su precisi argomenti… adagiati su letti e serviti da giovani coppieri. L’incontro poteva protrarsi fino al mattino seguente.

ITALIOTI ED ENOTRI

Intorno alla seconda metà dell’VIII secolo a.C. piccoli nuclei di genti elleniche cominciarono a fondare colonie lungo le coste italiche (Puglia, Basilicata, Calabria), portando la loro cultura e civiltà. Questi colonizzatori greci approdati in Italia, detti italioti, diffusero la coltivazione della vite e la cultura del vino. Furono denominati anche enotri per la modalità con cui allevavano le viti, cioè legandole ad un palo secco come sostegno (oinotron). 

454 - 21802 etruschiGLI ETRUSCHI

Che siano stati autoctoni, o provenienti dall’Asia minore, noi li troviamo nella Toscana, Umbria, Lazio, Campania settentrionale, dall’ottavo secolo a.C, con tracce della loro presenza in Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Veneto. La loro tecnica di allevamento della vite prevedeva impianti con viti “maritate” ad alberi vivi (aceri o altro) parzialmente sfrondati per (‘Decorrenza, sui quali si facevano arrampicare le viti fino a qualche metro da terra. I loro vitigni (lambrusco, asprìnio, trebbiano, raboso, montepulciano, sangiovese… ) erano tutti di qualità un po’ aspra, a bassa gradazione alcolica. Anche come potatori gli etruschi non eccellevano. La loro viticoltura non era specializzata, eppure le loro “alberate” divennero una caratteristica delle campagne e delle colline da loro abitate e si protrassero fino a dopo la metà del XX secolo, ed ancora oggi possiamo trovare degli esempi in qualche regione italiana. In sintesi possiamo dire che ad epoca romana iniziata, nella nostra penisola, la viticoltura si presentava con due tendenze: la modalità etrusca, poco o niente specializzata, con alberate alte, grande produzione, ma di bassa qualità; la modalità del sud influenzata dai greci, con impianti bassi, stretti, potati a corto; quindi una viticoltura, per il tempo, già di qualità.

Oste sull’uscio, pochi clienti, il buon vino non ha bisogno di fiasca.

C’è gente che tiene il vino benissimo: non si ubriaca nemmeno se lo imbottigli… (Beppe Viola)

 

 VARIE CATEGORIE DI VINI

La legislazione italiana classifica i vini secondo particolari disciplinari di produzione. Vini da tavola generici, senza denominazione geografica. Vini da tavola con Indicazione Geografica Tipica (IGT): deve essere indicata la zona di produzione. Vini a Denominazione di Origine Controllata (DOC), caratteristici di zone particolari: debbono essere sottoposti ad analisi chimico-fisica ed a esame organolettico. Vini a Denominazione di Orìgine Controllata e Garantita (DOCG) che, oltre all’analisi chimico-fisica e all’esame organolettico devono essere stati riconosciuti DOC da oltre 5 anni e devono essere sottoposti ad un’analisi sensoriale (assaggio) eseguita da un’apposita commissione. Vini di Qualità Prodotti in Regioni Determinate (VQPRD): vini liquorosi di qualità, prodotti in regioni determinate (VLQPRD); vini spumanti prodotti in regioni determinate (VSQPRD) e vini frizzanti di qualità prodotti in regioni determinate (VFQPRD).

UNA COLONIA GRECA NEL MAR LIGURE

Già in epoca romana troviamo, in regioni quali la Liguria, il Piemonte e la Francia sud-orientale, che porterebbero a pensare a sistemi di allevamento etruschi, viti a ceppo basso legate a sostegno morto, tipico dei greci. Il fatto è dovuto all’influsso di una colonia greca che, intorno al 600 a.C, si stanziò sulla costa ligure fondando la città di Marsiglia.

AVVERSIONE DEI ROMANI ALLE BOTTI

Contenitori di legno per il vino furono usati dagli antichi greci e dagli assiro-babilonesi. I romani privilegiarono giare ed anfore di terracotta. La botte di legno, come la conosciamo noi, viene dai celti, e con l’inizio del medioevo conquistò l’assoluta supremazia nel trasporto dei viveri. L’avversione dei romani per le botti di legno potrebbe derivare dall’episodio raccontato da Cesare nel De Bello Gallico, quando in una battaglia i galli fecero rotolare contro i soldati romani delle botti riempite di materiale infiammabile cui avevano dato fuoco.

 453 - 21803 virgilioI ROMANI

Molti scrittori romani ci parlano diffusamente di viticoltura e di vino: tra questi Virgilio, Seneca, Catone, Ovidio, Petronio, Tacito… ma soprattutto Plinio il Vecchio e il classico dei classici Lucio Giunio Moderato Columella. Plinio il Vecchio ci informa che nel mondo conosciuto di allora venivano coltivate circa 80 qualità di viti, e i romani conoscevano almeno trenta qualità di vino diverse. I figli della lupa furono più commercianti che viticoltori, seppero organizzarsi creando strutture nelle quali avvenivano scambi commerciali, con regole molto precise e severe nei confronti dei sofisticatori. Il loro approccio al vino era diverso dai greci. Per questi bere vino rappresentava un fatto sacrale, un entrare in contatto con il dio del vino (Dioni-so), essere invasati dalla divinità. I romani, invece, usavano il vino come bevanda, nei banchetti, nelle feste, in ogni evento particolare. Considerato il nettare degli dei, inizialmente il vino era molto caro, rappresentava un lusso, si serviva nelle grandi circostanze ed era riservato solo ai capifamiglia e ai maschi adulti, raramente alle madri e alle mogli, mai alle nubili. Con l’espandersi dell’impero aumentò la disponibilità di vino che, diminuendo di prezzo, divenne un bene di largo consumo. Gli stessi soldati romani diffusero la viticoltura anche verso il nord Europa, fino alla Danimarca, alla Scozia, alle valli del Reno e del Danubio.

Fatti un nome e vendi aceto.

Il pesce vuoi nuotare tre volte: nell’acqua, nell’olio, nel vino.

Il vino è nemico dell’uomo: chi fugge davanti al nemico è un vigliacco.

(Anonimo)

 

COME SI BEVEVA IL VINO NELL’ANTICHITÀ

452 - 21804 torchioII vino normalmente si beveva allungato con acqua. Molto spesso si aggiungeva miele, resine, sale, spezie, gesso, profumi vari. La stessa parola mescere con il duplice significato di “mescolare” (gli ingredienti aggiunti al vino) e di “versare” (nel bicchiere o nella coppa), ne è una indiretta conferma. In proposito ecco una ricetta del romano Apicio. “Versa in un vaso di bronzo un quarto di vino e due cucchiai di miele, in modo che – mentre il miele bolle – il vino diminuisca di volume, scaldalo a fuoco lento di legna secca, gira il tutto con un bastoncino finché prenderà il bollore; quando comincerà a salire trattienilo versando altro vino; quando lo avrai tolto dal fuoco, sarà diminuito di volume. Una volta freddo fallo scaldare di nuovo. Ripeti per altre due volte. Il giorno dopo lo schiumerai. Aggiungi 4 once di pepe, poco pistacchio, cannella e zafferano, cinque ossi arrostiti di datteri; trita cinque datteri che dal giorno precedente avrai posti nel vino per farli am-morbidire. Fatto ciò versa 18 sestarì di vino giovane. La cottura sarà perfetta quando avrai consumato circa 45 once di carbone”.

SEVERITÀ DEI ROMANI

I romani, specialmente nei primi secoli della loro storia, furono molto severi vietando alle donne di bere vino. Le leggi delle XII Tavole (451-450 a.C.) recitavano: “Se una donna beve vino, il marito con i parenti di lei, ne determini la pena”. Catone il Censore ammetteva il bacio sulle labbra alle donne solo per controllare se avessero bevuto. Nel I sec. d.C. la viticoltura nell’impero romano venne a trovarsi in un momento diffìcile. L’imperatore Domiziano, nel 92 d.C, emanò un editto che sanciva l’obbligo di estirpare la metà dei vigneti nei territori occupati dall’impero e vietava l’impianto di nuovi vigneti nella Penisola Italica, perché il vino attirava i barbari. Questo periodo oscuro durò circa 300 anni.

MEDIOEVO

451 - 21805 medioevoCon la caduta dell’impero romano, le .invasioni barbariche e il caos politico e socio-culturale che ne seguì, l’interesse e la cura per la produzione di vino venne meno. Se la viticoltura potè sopravvivere, lo si deve al cristianesimo, che aveva assunto il vino come uno degli elementi essenziali per il suo più importante rito: l’Eucarestia. Così la vite continuò a sopravvivere e a rifiorire all’ombra delle chiese e dei chiostri, sostenuta da abati e vescovi (talvolta chiamati patres vinearum), ma anche da alcuni dei nuovi dominatori dell’Italia, come Teodorico, Rotari (con il suo editto: 623) e persino Carlo Magno (Capitulare De Villis). Tuttavia il vino fu rivalutato anche per il suo valore nutritivo; basti pensare che la regola di san Benedetto fissava la quantità di vino giornaliera che un monaco poteva bere. Con lo scorrere dei secoli la produzione -, di vino rifiorì, come testimonia la Scuola Salernitana intorno al Mille. Interessante ricordare che molti contratti agrari medioevali contemplavano l’obbligo di piantare anche un certo quantitativo di viti. Così, con l’avvento dei Comuni, il vino si affermò come alimento, come genere di commercio, come medicina, come status symbol, come fonte di allegria e di evasione. Un’opera che va ricordata sopra alle altre è quella del bolognese Pier de’ Crescenzi: Ruralium commodorum libri XII, (1305) paragonabile a quella del Columella. Con la scoperta dell’America (1492), si aprirono alla coltura della vite e del vino spazi immensi, tutti da esplorare.

La. botte dà il vino che ha. L’asino porta il vino e beve l’acqua.

L’acqua divide gli uomini, i! vino li unisce. (L. Bovio)

IL SOMMELIER

450 - 21806 sommelierIl termine può derivare da somme (soma) e lier (legare), dall’uso dei soldati di Napoleone di legare le riserve di vino del Generale sul basto di muli da soma; o più probabilmente dal francese (provenzale) saumalier, conducente di bestie da soma, che spesso trasportavano viveri, vino compreso. Si può ricollegare al cerimoniere dell’antica Grecia, al quale spettava il compito di fissare la quantità di acqua da aggiungere al vino per attenuarne la gradazione alcolica; e all’assaggiatore il quale doveva “testare” il vino da servire in tavola per verificarvi la presenza di eventuali veleni. Oggi il sommelier è il degustatore professionale dei vini, chiamato negli alberghi e ristoranti di lusso alla cura e alla gestione della cantina, all’assaggio e al servizio dei vini, aiutando i clienti ad abbinare il giusto vino con le vivande servite.

DAL CAPITULARE DE VILLIS (n. 8)

I nostri fattori si interessino delle vigne che fanno parte del loro ministerio, le curino bene e il vino lo mettano in buoni recipienti e stiano bene attenti che in nessun modo si guasti, acquistino altro vino, procurandoselo con scambi in natura di animali, da inviare alle villae del re… Ricavino dalle nostre vigne ceppi di vite e ce li inviino per piantare altrove nuove coltivazioni a nostro vantaggio.”

INDICAZIONI DALLA SCUOLA SALERNITANA (Sec. X)

De Vinis (Riguardo al Vino). I vini si valutano dall’odore, dal sapore dalla trasparenza, dal colore. Se vuoi vini buoni procura di trovarvi queste cinque “F”: Fragranza, Freschezza, Forza, Finezza e Freddezza.

ETÀ MODERNA

449 - 21807 macinaCon l’occupazione spagnola fu introdotta in America Latina la coltura vitivinicola che in pochi decenni si diffuse in tutto il continente. In Europa, con la diffusione della stampa, la viticoltura ebbe un nuovo impulso. Ricordiamo alcuni nomi importanti: Andrea Bacci, medico di Papa Sisto V e Giuseppe Acerbi (1773-1846) che nella sua tenuta di Castel Goffredo (MN) aveva collezionato 1.552 vitigni diversi. Con il moltipllcarsi delle Accademie di Agricoltura (Georgofili, ecc…) il settore si specializzò ulteriormente: si moltiplicarono le innovazioni tecnologiche sia nei sistemi di impianto, sia nei metodi di pigiatura, di pressatura e di fermentazione (da ricordare gli studi di Pasteur e di Liebig). La commercializzazione del vino fu facilitata dall’entrata in uso delle bottiglie di vetro chiuse con tappi di sughero (Inghilterra, inizio ‘700). In Francia fu inventato lo champagne. Ma verso la metà dell’ ‘800 tre grandi flagelli, tutti provenienti dall’America, misero a repentaglio l’intero settore della viticoltura europea: l’oidio, la fillossera e la peronospera.  Fu necessaria tutta la tenacia e la competenza dei nostri tecnici e scienziati per trovare i rimedi e poter debellare questi nemici che, inizialmente, avevano fatto temere la completa distruzione della vite in Europa.

L’acqua si chiede, il vino si offre.

Mangia da sano e bevi da malato.

Non sempre il vino nuovo ci fa dimenticare quello che la vite ci ha donato l’anno prima. ;(Simonide).

AD OGNI VINO LA SUA BOTTIGLIA

448 - 21808 bottiglie

Sembra che l’uso di imbottigliare il vinp sia nato in Gran Bretagna (inizio secolo XVIII). Oggi là scelta del tipo di bottiglia, per la Qualità del vino, è di rigore. Le bottiglie piy note In circolazione: la Renana (i): tipica della Valle del Reno; è di ferma cilindrico conica, con collo molto allungato di colore verde chiaro o rosso scuro. Per vini bianchi. La Bordolese (della  regione di Bordeaux; di forma cilindrica, spalla pronunciata, colio corto, colore scuro. Forse la più diffusa al mondo. Per vini rossi. La Borgognone (3): della Borgogna; di forma conica piuttosto panciuta, cilindrica in basso. Vetro verde scuro o marrone (per i rossi), chiaro (per i bianchi). La Sciampagnotta (4). di forma simile alla precedente, di vetro verde e resistente fino alla pressione di almeno 6 atmosfere. Per lo champagne.;Qtiest’ultima contiene, come le altre, 0,75 litri, ma Quelle della  stessa forma più grandi o più piccole… come si Chiamano è quanto contengono?!

Mignonette: 0,2 I; Demi: 0,375 I; Magnimi: 1,5 1; Jéroboam: 3 i; Réhoboam: 4,5 I; Mathusalem: 6 I; Salmanazar: 9 I; Balthazar: 12 I; Nabuchodonosor: 15 I; Melchior/Salomon: 18 I; Primat: 27 I; Melchisedec: 30 l.

Tra le altre tipologie di bottiglie più conosciute ricordiamo anche: l’Albeisa (5), la Pulcinella (6) (tipica di Montepulciano), il Rasco (7), l’Alsaziana (8) e l’ultima nata: Bottiglia Torino (9).

             

ETÀ CONTEMPORANEA

447 - 21809 vinoOggi possiamo dire che la vitivinicoltura sta procedendo su tre grandi direttrici: i) si va estendendo; 2) si va tecnicizzando; 3) si va spedalizzando.

1) Con la selezione di nuovi vitigni dalle caratteristiche specifiche, le aree di coltura della vite si vanno estendendo sia nel senso del nord-sud del mondo, sia in altitudine.

2) Oggi le vecchie piccole cantine interrate o scavate nel tufo sono sempre più rare, rimpiazzate dai grandi stabilimenti; le “alberate” o le piccole vigne a coltura mista hanno ceduto il passo ai grandi impianti moderni e razionali. La tecnologia è entrata di forza (in qualche caso anche “a gamba tesa”!) nel settore vitivinicolo: nuove tecniche di impianto e di sostegno, nuovi prodotti per la fertilizzazione e per le strategie di difesa della vite e del vino, nuove tecniche di vinificazione, nuovi macchinari… Perdipiù i costi della manodopera impongono la progressiva meccanizzazione del settore. Insomma, è quasi scomparso quel sentore di “casereccio” ed artigianale, che per i profani odorava un po’ di alchimia, ma in compenso abbiamo prodotti ottimi, diversificati, sicuri.

3) E proprio per migliorare ulteriormente questi prodotti, il settore si va specializzando: nella selezione dei vitigni e nella scelta dei portainnesti; nei sistemi di potatura, di vinificazione e di maturazione del prodotto; nella regola mentazione tesa ad evitare alterazioni e sofisticazioni del prodotto. L’importante è imparare a bere da persone intelligenti, perché quando il vino fa male non è colpa del vino.

Bisogna  dire pane al pane e vino al vino,

Diradando le bevute, si prolunga la salute.

La vita e il vino vanno sorseggiati goccia a goccia. (Anonimo)

EFFETTI SALUTARI DEL VINO

446 - 21810 vinoNel 1992 gli scienziati francesi.S. Renaud e M. de Lorgeril notarono che l’incidenza delle malattie cardiovascolari in Francia risultava notevolmente più bassa che in Inghilterra e negli Stati Uniti, pur constatando che i francesi erano anch’essi dei forti consumatori di grassi {paradosso francese}. Dopo approfonditi studi i due ricercatori si convinsero che’questo fenomeno fosse da attribuire al fatto che i francesi erano abituali consumatori di vino rosso. Questa intuizione aprì la strada ad una serie di interessanti scoperte, che da ormai 20 anni divengono sempre più concordi e convergenti. In base a queste scoperte sembra ormai consolidato che un moderato consumo di vino rosso (un bicchiere per ognuno dei pasti principali) svolga un’azione antiossidante, anti-infiammatoria, anti-microbica, anticancerogena, regolatrice dell’aggregazione piastrinica ;con conseguente riduzione delle malattie e dei rischi cardiovascolari

DAL VINO ROSSO UN AIUTO CONTRO IL TUMORE?

 Si tratta di una sostanza contenuta nelle bucce di uve rosse capace di proteggere gli acini dai raggi ultravioletti. È stata denominata cianadin-3-rutinoside (C-3-R). Secondo sperimentazioni in corso questa sostanza è capace di uccidere le cellule tumorali della leucemia e del linfoma. È qualcosa di diverso dall’azione antiossidante di polifenoli e antociani. Secondo i ricercatori essa è una sostanza capace di aggredire e distruggere le cellule tumorali senza danneggiare quelle sane. Se si dovesse arrivare all’uso della C-3-R nel trattamento contro il tumore, questa dovrebbe essere sintetizzata artificialmente non essendo sufficienti le quantità presenti nel vino. Comunque, i ricercatori sono molto ottimisti sulla sua efficacia.

IL VINO IN NUMERI

Qui di seguito riportiamo dei dati statistici riguardanti la coltivazione dell’uva e la produzione mondiale di vino.

445 - 21811 vino numeri444 - 21812 nuneri vino

 

 

 

 

 

L’ANIMA DEL VINO

Nella,bottiglia l’anima del vino – era di,sera -cantava: “Caro povero uomo, dalla prigione del vetro e sotto questa rossa laccata cera, ti giunga luminosa, fraterna, una canzone.

So bene quanta pena, quanto sudore occorra sulla collina in fiamme, sotto il sole cocente, perché io abbia un’anima, e la vita in me scorra. Ma non sarò ingrato, non sarò impudente.

Provo una grande gioia quando soave piombo nella gola d’un uomo sfibrato dal lavoro: perché il suo caldo petto è per me dolce tomba, meglio che in una fredda cantina là dimoro.

Non senti le domeniche punte da stornellate, la speranza che mi alita nel seno palpitante? I gomiti sul tavolo, maniche rimboccate, tesserai le mie lodi, con il cuore contento.

Lo sguardo alla tua donna, nell’amore rapita, accenderò, a tuo figlio darò forza e colori, e sarò per quel fragile atleta della vita l’olio che ben rassoda le membra al lottatore.

In te farò cadere la vegetale mia ambrosia, raro seme che il gran Seminatore sparge perché dal nostro amore poesia nasca e verso Dio salga come un prezioso fiore”.

  1. Baudelaire

 

‘Vigna, Vino e Cantina”

443 - 21817 vino vigna e cantinaNella tradizione della linea editoriale di “Frate Indovino”, vi presentiamo una assoluta novità: il volume “Vigna, Vino e Cantina”. Un libro che, con un linguaggio semplice, ma non banale, ricco di informazioni utili, ma non noioso, spiega /n modo chiaro come avvicinarsi alla cultura millenaria del vino. È un percorso che parte dai consigli su come scegliere il terreno e le viti più adatte per impiantare una vigna, come curarla, come produrre un buon vino su scala familiare, fino ad accompagnare il lettore al corretto modo di invecchiarlo nella propria cantina. Un’opera che si fonda sulle più innovative ricerche scientifiche del settore, e comunque arricchita di tutti quei suggerimenti, rimedi e segreti tramandati da generazioni. Elegante veste grafica, con immagini stampate a colorì. Copertina plastificata. Dimensioni: 21 x 15,5 cm. Prezzo euro 20,00.

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