Eolie fiorite di rara bellezza

Eolie fiorite di rara bellezza

L’arcipelago siciliano ospita centinaia di specie vegetali, molte delle quali endemiche di un’isola e non delle altre. Vi suggeriamo cinque itinerari lungo i quali è possibile osservarle in questi mesi primaverili

PASSEGGIATE BOTANICHE TESTO E FOTO di FRANCO BARBAGALLO da  Mensile GARDENIA

Le sette isole che compongono l’arcipelago delle Eolie sono state inserite nel Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Protette in gran parte da riserve naturali, sono considerate soprattutto i mesi di marzo, aprile e maggio che si può scoprire, percorrendo a piedi i numero¬si sentieri, la loro composita vegetazione. Abitate dall’uomo sin dagli albori della storia per la ricchezza di minerali di origine vulcanica, intensamente coltivate fino al dopoguerra, le Eolie sono percorse da campi e terrazzamenti oggi in gran parte abbandonati. La vegetazione spontanea si è lentamente riappropriata di questi spazi, ricostituendo la macchia e dando vita a praterie di graminacee o a tappeti di eriche, cisti ed euforbie.

Sulle pareti a strapiombo, al riparo da uomini e animali, crescono numerose specie endemiche rupestri, mentre le pendici dei vulcani ospitano interessanti formazioni arbustive pioniere. Sono quasi 900 le specie vegetali presemi nell’arcipelago: un numero molto alto (un sesto delle specie’ italiane) considerata l’estensione limitata delle superfici emerse (circa 117 chilometri quadrati).
Solo un centinaio sono comuni a tutte le isole, molte sono endemiche o rare.

Siamo andati alla scoperta del paesaggio vegetale delle Eolie guidati da Pietro Lo”” Cascio e Giuseppe Allegrino, naturalisti dell’Associazione Nesos, che a primavera organizza visite botaniche guidate negli angoli più interessanti dell’arcipelago.

Lipari il sentiero lastricato di fiori – In presentazione il Promontorio di Capo Graziano sull’ Isola di Filicudi tappezzato di cespugli di euforbie

LIPARI II sentiero lastricato di fiori

Una delle passeggiate botanicamente più interessanti è quella che parte dalla frazione Lami, piccolo gruppo di case a mezza costa sul fianco del vulcano di Monte Pilato. Da qui un’antica trazzera (carrareccia) di pietra lavica, contornata da associazioni di Cistus salvifoolius, Vicia pseudocracca (foto 1) e Tuberaria guttata, costruita per condurre i minatori alle cave di pietra pomice disseminate più in quota, ci porta in una fitta e bassa boscaglia dove prevalgono il corbezzolo (Arbutus unedo) e l’erica (Erica arborea). Sono presenti anche citiso di Montpellier (Genista monspessulana), ginestra odorosa (Spartium junceum) e fìllirea (Phillyrea latifolia).

Più In alto, il bordo del cratere è delimitato da numerosi cespugli di ginestra tirrenica (Genista tyrrhena), leguminosa endemica dell’arcipelago, con fiori giallo-arancio. Il sottobosco è costituito prevalentemente da fitti cisteti, sotto i quali ci è capitato di osservare il loro parassita Cytìnus hypocistis, che i Greci chiamavano fiore di melograno perché ci vedevano una somiglianza con quello di Punicagranatum.

Una volta sazi degli straordinari panorami che si godono dalla cima di Monte Filato, si scende verso il borgo di Acquacalda, passando per la colata lavica delle Rocche Rosse. Poi si prosegue lungo il ripido crinale, tra pareti nude di pomice e distese di cisto, e si arriva all’abitato costiero, dove si attende il bus pubblico che riporta a Lipari. La passeggiata dura circa quattro ore.

Sono quasi 900 le specie vegetali che crescono nell’arcipelago, un sesto di quelle censite in Italia

SALINA Una montagna di felci

Dura cinque ore, ma vale la fatica l’escursione alla Fossa delle felci, sull’omonimo monte (1 ). Parte dalla località Valdichiesa e permette di attraversare rimboschimenti forestali dominati da aceri, acacie, cedri e cipressi, quindi formazioni naturali di eriche, cisti e corbezzoli.

Il cratere della Fossa è occupato da castagni, pini marittimi e ontani napoletani. Il sottobosco è coperto in gran parte dalla felce Polystichum setiferum, cui si associano asteracee come Donoricum orientale, Mycelis muralis e Hieracium crinitum, specie tipiche degli ambienti montani mediterranei.

Nelle aree più rade sotto i castagni si incontrano anche esemplari d’Arum italicum. Si può tornare a valle scendendo verso Santa Marina o Lingua lungo i fianchi del vulcano. Merita una puntata l’Erbario Eoliano a Malfa, piccolo museo dove è conservato un erbario con le specie autoctone dell’isola.

STROMBOLI Un mare di euforbie

Da non perdere l’escursione lungo il sentiero naturalistico che dal paese di San Vincenzo conduce fino alla Sciara del Fuoco, per ritornare sulla costa in corrispondenza dell’agglomerato urbano di Piscità.

L’itinerario si percorre in circa due ore e permette di osservare la ricca vegetazione dell’isola, costituita da piccoli gruppi di lecci ombrosi, anche di discrete dimensioni, una rigogliosa macchia mediterranea a cisti, erica, ginestra odorosa, ed estesi canneti di Saccharum aegyptiacum. Questa canna, introdotta nell’Ottocento come frangivento per riparare le coltivazioni, dopo che i campi sono stati abbandonati ha invaso il suolo.

Prima dell’abitato di Piscità (a sinistra) si incontrano vaste aree dove dominano rigogliosi cespugli di euforbia arborescente (Euphorbia dendroides). Un’altra bella passeggiata è quella sull’isolotto di Strombolicchio, dove crescono numerose specie rupicole endemiche della Sicilia e dell’area tirrenica. Tra le quali la rarissima granata rupicola (Bassia saxicola), presente soltanto qui e sull’isola di Capri.

Molti gli endemismi, soprattutto sulle rocce a picco sul mare, irraggiungibili per uomo e animali

VULCANO La colata di ginestre giganti

Dopo l’eruzione del 1888, sul lato del vulcano dove scivolava la lava si è formata una fitta macchia a ginestra del Tirreno (Genista tyrrhena, sotto), specie endemica delle Eolie, alcuni esemplari della quale hanno tronchi alti 4 m. Per osservarla da vicino basta una passeggiata di 10 minuti che parte dal punto di arrivo dell’aliscafo.

Si cammina lungo la costa, poi un breve sterrato conduce a un bosco di eucalipti, oltre il quale si apre la distesa di ginestre che si dipana lungo i fianchi della Fossa di Vulcano. L’istmo fra l’abitato di Porto e Vulcanello, invece, ospita i lembi superstiti, soffocati da alberghi e costruzioni, di un ambiente dunale dove vive l’unica stazione di vegetazione tipica dei litorali sabbiosi dell’arcipelago. Fatta principalmente di zigolo (Cyperus kalii), gramigna, santolina ed euforbia delle spiagge, rispettivamente Elytrigia juncea spp. mediterranea, Otanthus maritimus ed Euphorbia peplis.

COME  DOVE  QUANDO

La primavera è la stagione ideale per osservare la flora eoliana. Se volete ripercorrere a passo sicuro gli itinerari presentati in questo servizio potete rivolgervi alle guide dell’Associazione Nesos, che ha sede a Lipari  www.nesos.org. I suoi naturalisti Pietro Lo Cascio e Giuseppe Allegrino conoscono molto bene la vegetazione isolana: a tre delle specie più rare — Bassia saxicola, Cytisus aeolicus e Silene hicesiae — hanno dedicato studi approfonditi a partire dal 2001. Quanto all’alloggio, le possibilità sono le più svariate. Se decidete di far base a Lipari, soluzione comoda per il gran numero di traghetti che la collegano alle altre isole, vi consigliamo il B&B I Faraglioni  ‘www.ifaraglioni.it.

PANAREA Tra cisti e si lene di velluto

Tra le isole dell’arcipelago è quella con il maggior numero di specie endemiche e rare. Per osservarle conviene fare la classica escursione al punto più alto. Almeno all’andata, però, vi consigliamo di non percorrere il sentiero più battuto, che si snoda lungo il margine settentrionale dell’isola, bensì quello sul margine meridionale: è più lungo (cinque ore di cammino) e richiede una guida, ma ha il vantaggio di essere straordinariamente panoramico.

Avrete la possibilità di osservare, nel tratto iniziale, arditi terrazzamenti oggi coperti da fìtti cisteti, dove un tempo si coltivavano olivi, e vasche a giara di raccolta dell’acqua piovana (sopra) che dimostrano quanto l’isola avesse una vocazione agricola. In alto crescono peculiarità botaniche assenti nelle altre isole, tra cui finocchiella di Boccone (Seselì bocconi), iberide florida (Iberis semperflorens), garofano e violacciocca delle rupi (Dianthus rupicola ssp. aeolicus e Matthiola incana spp. rupestris), fiordaliso delle Eolie (Centaurea aeolica) e vedovina delle scogliere (Lomelosia cretica).

C’è anche la rarissima silene vellutata (Silene hicesiae): scoperta solo negli anni Ottanta, è alta più di un metro e fiorisce in rosa tra maggio e giugno. La si trova abbondante nella zona di Castello di Salvamento, assieme a Tuberaria guttata, Centaurea aeolica e Bellardia trixago.

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