I vasi giganti di Biot

I   vasi   giganti   di Biot

L’esclusiva tecnica del tornio a corda

Nell’entroterra di  Antibes, la   vaseria   che   conserva   il   segreto delle  argille  color  tramonto

PRODOTTI DOC – Nei laboratori del Museo di Biot nascono collaborazioni con giovani designer

di Diane  Geraghty foto Juliette  Leblanc
Rivista VILLE GIARDINI


NATI , del tutto spontanea­mente, su un territorio che offriva argilla, sabbia, man­ganese, legna e pietra refrat­taria, le prime tracce dei manufatti in argilla risalgono al tempo della Gallia romana. Il villaggio di Biot, distrutto dalle guerre e abbandonato, venne ricostruito verso il 1470 da sedici famiglie provenienti dalla Val d’Oneglia, in Liguria, alle quali il re accordava terre e privilegi, al fine di fare rivivere il luo­go.

Seguirono secoli di abbondanza. Le giare e gli utensili domestici furono esportati via mare verso la Provenza e la costa ligure. Con l’arrivo di nuovi mate­riali, intorno al 1850 diminuì la richiesta. Tornarono in auge con il trionfo del décor neo-provenzale, legato in particolare al mondo del verde. Nel 1920 Rene Augié-Laribé, un giovane ebanista for­matosi all’Accademia delle Belle Arti, acquistò un antico laboratorio di cera­mica sostenuto dai pochi artigiani rima­sti.

Il lavoro consisteva nel creare giare molto grandi, destinate a contenere grano e olio. Rene ebbe l’intuizione di trasformare i tipici “bugadiers”, genero­si vasi a forma conica utilizzati per il bucato, in vasi da giardino e in ele­menti decorativi. Fu la sua carta vin­cente. A Rene Augié-Laribé si deve l’in­venzione della tec­nica del tornio a corda, che permet­te di creare esem­plari fuori scala. Il procedimento par­te dalla base del vaso nell’interno del quale viene in­serito un supporto composto di assi in legno a forma di spicchi di aran­cio, stretti salda­mente da una corda. Quindi il vasaio applica ma­nualmente l’argilla, facendo ruotare il tornio continuamen­te. All’esterno, un asse fisso disegna il profilo del vaso, servendo da supporto ed eliminando tutte le imperfezioni mentre l’oggetto prende forma.

Da qualche anno, la terza genera­zione degli Augié-Laribé si dedica alla ricerca di nuovi progetti, sostenuti dal Museo della Ceramica di Biot, che allo scopo ha aperto i propri atelier agli studenti dell’Accademia di Saint Etienne, guidati da noti designer, come Ugo La Pietra e George Sowden, per la sperimentazione di nuove linee produt­tive. Oggi La Poterie Provencale espor­ta nel mondo intero.

La tecnica del tornio a corda inventata da Rene Augié Laribé permette la creazione di vasi molto grandi.
Ancora oggi, le cave vicino a Biot forniscono un’eccellente argilla. L’ocra proviene invece dalla vicina Roussillon. Come si usava una volta, la preparazione degli impasti avviene a cielo aperto. L’interessante storia della ceramica locale, dalle origini fino a oggi, è custodita presso il Museo di Biot.

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