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Itinerari enogastronomici in Italia

Da Montefalco a Gualdo Cattaneo, la Strada dei Sagrantino ci guida tra vigneti, cantine e borghi d’arte immersi fra le colline del cuore verde umbro. E non mancano ottime opportunità di sosta.
Testo e foto di Emilio Dati da Rivista PleinAir

Arriviamo a Montefalco nel bel mezzo della manifestazione Cantine Aperte, l’evento annuale organizzato in tutta Italia dal Movimento del Turismo del Vino.
E non a caso: siamo qui per approfondire la conoscenza del celebre Docg prodotto in questa località e in alcuni comuni limitrofi dove si snoda il circuito enogastronomico della Strada del Sagrantino.

Il nostro tour inizia nella vicina frazione di Casale presso la pluripremiata azienda agricola Perticala: con l’aiuto del titolare Guido Guardigli apprendiamo i primi rudimenti sulla coltivazione dell’antico vitigno che, dopo la vendemmia manuale, viene trasformato nell’ottimo Sagrantino oltre a essere affiancato dalle produzioni di Sangiovese, Trebbiano Spoletino e Grechetto; al termine della visita una tappa nell’enoteca annessa alla cantina consente di testare la qualità dei vini.

Per la visita di Montefalco conviene lasciare il veicolo nell’area di sosta comunale posta sotto le mura, in Via Pascoli, e da lì proseguire a piedi fino al centro storico. Attraversiamo la turrita Porta Sant’Agostino – una delle sei esistenti – e percorriamo Corso Mameli, una stretta e lunga strada in salita che ci condurrà fino alla piazza centrale. Passiamo dinanzi alla duecentesca chiesa di Sant’Agostino, che custodisce numerosi affreschi di artisti umbri databili tra il XIV e il XVI secolo, insieme alle spoglie delle Beate Chiarella e Illuminata, discepole di Santa Chiara, e al corpo mummificato del Beato Pellegrino, un viandante che in
epoca medioevale, chiesto asilo in chiesa, si addormentò per l’ultima volta ai piedi di un confessionale.

Nel cuore dell’eccellenza Dal 1881 la famiglia Antonelli tramanda di generazione in generazione la passione per il territorio e la cura alla qualità dei prodotti: oggi guidata da Filippo (nella foto), l’azienda vitivinicola Antonelli San Marco-situata al centro della zona di produzione del Montefalco Docg -vanta numerosi premi e riconoscimenti. Sotto l’antica casa padronale si trova la cantina, recentemente ampliata con la realizzazione della sala di fermentazione e di nuovi spazi per l’affinamento in botti di legno e in bottiglia. Qui si vinificano uve di propria produzione da agricoltura biologica, così da offrire un prodotto di cui in ogni fase siano controllate caratteristiche e pregi. L’antico casale all’interno della tenuta offre agli ospiti l’occasione di un soggiorno con una splendida vista sui Monti Martani; oltre agli appartamenti l’azienda, inserita nel circuito AgriPleinAir, accoglie i turisti itineranti con un agricampeggio per quattro •veicoli (10 euro a equipaggio, sosta gratuita se si acquistano prodotti); non mancano un ampio giardino con piscina, barbecue, forno a legna e parco giochi per bambini (Località San Marco 60, Montefalco,                                                         tel. ‘0 7 4 2 – 37 91 58, www.antonellisanmarco.it,

 

 

Poco più avanti si apre Piazza del Comune, su cui affacciano il palazzo comunale con il loggiato quattrocentesco e il teatro Neri, accanto al quale vi è la sede della Strada del Sagrantino. A sinistra si snoda Via Ringhiera Umbra dove incontriamo Palazzo De Cuppis e – pochi metri più in basso – il gioiello cittadino più prezioso: la chiesa-museo di San Francesco.
Fu costruita agli inizi del 1300 dai Frati Minori che vi rimasero fino al 1863, quando il Comune ne assunse la proprietà destinandola a museo civico nel 1895.

L’ingresso dalla cappella dell’Assunta immette nella navata centrale chiusa da un’abside pentagonale completamente decorata da affreschi di Benozzo Gozzoli che illustrano episodi della vita di San Francesco. Da vedere anche le cappelle dove, tra il 1400 e 1500, oltre allo stesso Gozzoli operarono valenti artisti come Pietro Vannucci detto il Perugino, che nel 1503 adorno la controfacciata destra della chiesa con una mirabile Natività.
I sotterranei accolgono il lapidario, con reperti archeologici di epoca romana tra i quali risalta la grande statua di Èrcole, e le cantine dei frati con le vasche per la raccolta e la pigiatura delle uve e vari strumenti di lavoro, venuti alla luce durante interventi di restauro.

Al termine della visita ci si potrà rifocillare all’enoteca Spirito Divino: noi abbiamo provato la crema di fave con ricotta di Norcia accompagnata da un bianco Grechetto Igt, seguita da una crema cotta all’amaretto e un buon Sagrantino Passito.

Riprendiamo il nostro trekking urbano percorrendo sino in fondo Via Ringhiera Umbra; uscendo dalla cinta muraria imbocchiamo Via Matteotti e raggiungiamo Porta Camiano, che attraversiamo per rientrare nel nucleo più antico del borgo.
Qui, passeggiando su stradine acciottolate strette fra le case in pietra, intravediamo piccoli orti racchiusi da alte mura dalle quali emergono lunghi ceppi di vitigno. Abbellita da un arredo urbano floreale, questa parte della città è arricchita anche dalla chiesa di Santa Lucia, edificio benedettino del XII secolo che deve le ridotte dimensioni all’abbattimento, nel 1700, della parte posteriore pericolante.

Passiamo dinanzi a Porta Federico, così chiamata per ricordare un breve soggiorno dell’imperatore – accompagnato dal figlio e da Pier delle Vigne – come testimonia la targa con doppia aquila murata alla sommità del portale. Questo evento sembra abbia favorito il cambiamento del nome della città da Coccorone a Montefalco in segno di devozione verso il sovrano, che amava la caccia con il rapace.

Siamo a breve distanza dal monastero di Santa Chiara della Croce, ad angolo tra la strada omonima e Via Cavour, dove la santa – nata a Montefalco nel 1268 – si rinchiuse dall’età di sei anni per dedicarsi alla vita contemplativa.
Nel santuario, che conserva le sue reliquie, è possibile ammirare i trecenteschi affreschi della cappella di Santa Croce e il piccolo giardino dove germoglia l’albero miracoloso nato da un bastone lasciato da un misterioso pellegrino.

Scendendo verso l’incrocio dov’è situata l’area di sosta si imbocca Via Foscolo in direzione Trevi e si percorre poco più di un chilometro fino al convento di San Fortunato. Lontano dal centro abitato e immerso nel silenzio del bosco, racchiude importanti opere di Tiberio d’Assisi nella quattrocentesca Cappella delle Rose, nonché un ciclo mariano con affreschi di Benozzo Gozzoli che adornano la lunetta del portale d’ingresso e l’unica navata.

Abbiamo ancora tempo per visitare un’altra cantina, quella di Arnaldo Caprai, che raggiungiamo in località Torre.
Nata nel 1971 e oggi condotta dal figlio Marco, si estende su una superficie di centocinquanta ettari nei quali sono presenti numerosi vigneti sperimentali dove s’impiegano moderne tecniche di coltivazione. Gli ospiti possono accedere all’enoteca o prenotare visite guidate con degustazioni che, dal Montefalco Sagrantino Docg 25 Anni al Grechetto Igt Anima Umbra, passano in rassegna l’intera produzione.
Durante il periodo di Cantine Aperte è inoltre in funzione il Ludobus, un pulmino attrezzato dove i bambini possono giocare.

Il giorno successivo ripartiamo di buon’ora per visitare un’altra cantina del circuito Strada del Sagrantino, posta in cima a una collina nel territorio comunale di Montefalco. Siamo a Le Cimate, azienda fondata nel 2011 ma forte di un’esperienza secolare nel mondo del vino.
La famiglia Bartoloni ha scelto di puntare sulla qualità, limitando la produzione a 80.000 bottiglie l’anno. Oltre ai classici vini secchi e passiti Docg, si produce il bianco Aragon proveniente dai vitigni di un terreno dove si dice che Santa Chiara usasse portare le pecore al pascolo.

Fino a Bevagna Situato in cima a una collina circondata dai Monti Martani, Castel Ritaldi presenta un motivo d’interesse nel castello turrito, le cui mura racchiudono la parte più antica del borgo. Poco fuori dall’abitato, sulla strada per Colle del Marchese, si erge la pieve di San Gregorio con il portale incorniciato da bassorilievi floreali e il rosone circondato dai simboli degli evangelisti e da due maschere infernali.

In rapida successione visitiamo le frazioni di Colle del Marchese, con resti di mura e la torre dell’orologio quadrangolare, e Castel San Giovanni, città fortificata fatta costruire nel 1376 dal cardinale Albornoz a difesa dei mulini presenti lungo il fiume.
Giano dell’Umbria, che probabilmente deve il suo nome alla presenza di un tempio dedicato al dio bifronte, ha origine nell’XI secolo quando vi si fermarono i Normanni durante l’attacco al Ducato di Spoleto; evento che da allora ha contraddistinto questo territorio con il nome di Normandia. Fuori delle grandi vie di comunicazione, si raggiunge facilmente attraverso i boschi dei Monti Martani che circondano l’abitato.
Il monumento più importante della cittadina è il complesso di San Francesco, costruito nella seconda metà del XIII secolo a ridosso della cerchia muraria. La facciata in pietra rosata, sopraelevata rispetto al piano stradale, è affiancata ai locali dell’ex convento; l’unica navata è arricchita da sei altari lignei, i cui paliotti sono decorati con motivi floreali, e dagli affreschi trecenteschi di Giovanni di Corraduccio che ornano le pareti del piccolo locale alle spalle dell’altare maggiore, ambiente che costituiva probabilmente l’abside originale della chiesa.

Lungo la strada verso la frazione Bastardo, in località San Sabino visitiamo l’azienda agraria Moretti, piccola cantina a conduzione familiare votata dal 1992 all’agricoltura biologica per la produzione di vino e olio. Oltre ai vini tipici del territorio, l’azienda vanta prestigiosi riconoscimenti ottenuti per il suo olio extravergine d’oliva. La degustazione ha luogo in una sala con camino dove s’illustrano i metodi di lavorazione e prosegue con le visite guidate tra gli uliveti e le vigne.

Ma sarà la tranquillità dell’agriturismo La Casella di San Terenziano, gestito da una coppia di camperisti, ad accoglierci per il meritato riposo.
Dalla struttura si domina il paesaggio a tutto tondo; accanto al parcheggio si apre un’ampia piscina da cui si accede direttamente al casale dove è possibile gustare ottimi piatti della cucina umbra. Non c’è che l’imbarazzo della scelta fra tartufi, tozzetti al sugo d’oca, strangozzi alle erbe, carni cotte nel forno a legna o sulla brace, accompagnate da rossi e bianchi prodotti dalla casa così come i dolci, le marmellate e il nocino.

A Gualdo Cattaneo (difficoltà di accesso al centro storico per i camper) dedichiamo una rapida visita alla rocca, un’imponente fortezza triangolare eretta alla fine XV secolo facente parte di un sistema di fortificazioni per il controllo delle valli del Tevere e di Spoleto. Completamente recuperata, è stata arricchita da un percorso sonoro con suoni e voci diffusi nei locali e lungo le scale che conducono al terrazzo del mastio, ottimo punto d’osservazione del territorio circostante.

Scendiamo a valle e dalla stradina che affianca la centrale Enel raggiungiamo l’ingresso del Parco Acquarossa: due sagome di aerei da caccia che sembrano voler sfrecciare verso il ciclo ci danno il benvenuto. Questa grande struttura agrituristica, inserita nel circuito AgriPleinAir, può accogliere fino a sessanta camper e offre una molteplicità di attrazioni. la scuola di volo, l’esplorazione delle città limitrofe a boni: di una navetta o quella della vecchia miniera di lignite che diventa rossa dopo la pioggia, il galeone nel vicino specchi d’acqua dove far navigare i battelli radiocomandati e il musco storico del trattore agricolo.
Non manca un ristorante a:r vengono proposti i piatti della gastronomia locale tra cui legumi di produzione propria.

La prossima tappa è Bevagna, inserita nel circuito dei Borghi più belli d’Italia, che conserva quasi intatto i suo aspetto urbanistico medioevale improntato su quello dell’antica Mevania, il municipio sorto in epoca romana in posizione strategica lungo la Via Flaminia.
Il cuore della cittadina è Piazza Silvestri, circondata dai simboli del potere politico e spirituale: il Palazzo dei Consoli, con le due file sovrapposte di bifore gotiche, è collegato a sinistra all’incompiuta chiesa di San Silvestro dalla facciata caratterizzata da una trifora posta sull’unico portale, opera dello scultore umbro Binello.

Dello stesso” autore è la porta della chiesa di San Michele Arcangelo situata di fronte, con rosone e alto campanile. Completano l’arredamento della piazza la fontana dinanzi a San Silvestre (del 1889, ben armonizzata con il contesto architettonico) e la colonna di San Rocco sul lato opposto.

Ripercorriamo Corso Matteotti, lungo il quale s’intravedono tracce dell’antico asse viario romano che ritroviamo in Vicolo Anfiteatro, dove un gruppo di case sono allineate seguendo la curva delle gradinate del teatro. Con una visita guidata si ammirano l’ambulacro maggiore in cui è esposta la grande ruota idraulica di Vitruvio e la ricostruzione della casa di un mercante del XTV secolo.
Ci spostiamo quindi verso Piazza Garibaldi, chiusa dal torrione duecentesco di Porta Cannara, per proseguire su Via di Porta Guelfa, dove all’interno di un’abitazione sono state individuate le tenne romane del II secolo; nell’ambiente più grande è visibile il mosaico pavimentale con figure di animali marini.

Piazza Garibaldi offre l’opportunità di rituffarci nella gastronomia locale presso Le Delizie del Borgo, con un’eccezionale pietanza di gnocchi al sagrantino passito, un assaggio di formaggi umbri e la crescionda – un dolce a base di cacao, noci, latte e amaretti cotto in forno – che degustiamo sul patio con vista sui ruderi del tempio romano, inglobati in un caseggiato.

Nel mese di giugno un’ottima occasione per approfondire la conoscenza del passato medioevale di Bevagna è la manifestazione il Mercato delle Gaite, quando i quattro quartieri si animano con i costumi d’epoca, i mercatini, l’apertura delle taverne e numerose attività artigianali.
Non possiamo lasciare questo territorio senza visitare la tenuta Castelbuono, dove l’arte della vinificazione incontra quella dell’architettura contemporanea.
Il grande Carapace, la cantina progettata da Arnaldo Pomodoro, è il chiaro riferimento alla longevità del Sagrantino e a quella dei tenaci agricoltori che nel tempo hanno saputo preservare questo vitigno unico.

Un sacro Vitigno documentato nel territorio di Montefalco sin dal 1549, il Sagrantino – nome che alcuni riconducono a “sacro”, in virtù del suo impiego durante le funzioni liturgiche – per secoli è stato vinificato esclusivamente come passito, sfruttando la componente zuccherina contenuta negli acini messi a essiccare su telai di legno. Solo dagli anni Settanta si è venuto affermando il Sagrantino secco, con i successivi riconoscimenti della Doc e della Docg rispettivamente nel 1979 e nel 1992.

Per fregiarsi del marchio Montefalco Sagrantino Docg è necessario attenersi al disciplinare che determina i luoghi di coltura (solo collina esclusi i fondovalle), il numero massimo di ceppi per ettaro (quattromila), le quantità massime prodotte per ettaro (otto tonnellate), la resa dell’uva (65% per il secco e 45% per il passito) e il vincolo di territorialità dell’intero ciclo di lavorazione. Infine, per entrambe le tipologie una particolare attenzione va prestata ai tempi d’invecchiamento che dovranno essere di almeno trentatré mesi – di cui minimo dodici in botti di rovere – ai quali aggiungerne ulteriori quattro per l’affinamento in bottiglia prima della commercializzazione. Ciò non toglie che tali tempi possano essere dilatati con conseguente incremento della bontà del prodotto e del prezzo.

Le caratteristiche organolettiche delle due tipologie sono date dal colore rubino intenso per il secco, più carico per il passito con tendenza, per entrambi, al colore granato in seguito all’invecchiamento. Dai profumi delicati, il secco (gradazione minima 13°) presenta un gusto asciutto mentre il passito (gradazione minima 18°) ha ovviamente un gusto dolce.

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