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La Liuteria L’ Arte di far cantare il legno

Lombardia Cremona Violini 1 -In principio furono le grandi dinasty: dagli Amati ai Guarneri, dai Ruggeri al sommo Stradivari. Le famiglie che fecero grande la “Capitale della Liuteria” hanno oggi per eredi decine di maestri e artigiani “doc”   Articolo  tratto da mensile Bell’Italia  di Roberto Codazzi fotografie di Stefano Scata
Lombardia Cremona Violini 1 -2Nel 1993, per il trecentocinquan­tesimo anniversario della morte di Monteverdi, si è data il patentino di Città della Musica. Titolo meritato perché oltre al divin Claudio, colui che ha gettato le fondamenta del tea­tro musicale moderno, qui ha visto la luce Ponchielli, uno dei principa­li operisti italiani del secondo ‘800, anello di congiunzione tra Verdi e l’esperienza veri­sta. E a due passi da qui, tra le mura della “rivale” Crema, è nato quel Cavalli che ha portato a sintesi il melo­dramma di stampo monteverdiano tanto da diventare il   prediletto dal Re Sole.
Ma Cremona rimane sempre e soprattutto la Città della Liuteria. Di più: la Capitale della Liuteria, con buona pace della vici­na Brescia che da sempre le contende la primogenitura sul violino moderno. All’ombra del torrazzo – torre campanaria simbolo della città – tra le brume cinqucentesche un certo Andrea Amati costruiva un’intera orchestra di violini per la corte più potente d’Europa (quella governata da Carlo IX di Francia) quando Gasparo da Salò non aveva ancora deciso cosa fare da grande. Si può a buon titolo con­siderare Amati, di cui nel 2005 ricorre il quinto centenario della nascita (benché non esistano documen­ti definitivi in proposito), il codificatore del violino, colui che ha portato a compimento un processo ini­ziato nel secolo precedente. Nulla si inventa all’im­provviso: un predecessore di Amati nonché suo pre­sunto maestro, tale Giovanni Leonardo da Martinengo, esercitava la professione di liutaio e comunque proveniva da quell’ambiente di ebrei convertiti al cattolicesimo in cui, con una certa probabilità, fu effettivamente inventato il violino. Già prima del Cinquecento in Europa esistevano vari centri specializ­zati nella costruzione di strumenti musicali e lo stes­so violino è frutto dell’evoluzione di un certo nume­ro di essi. Ma ad Andrea Amati spetta il merito di aver dato forma e proporzioni ideali a questo stru­mento gettando le basi di una scuola che per due se­coli avrebbe dominato il mondo (della liuteria).
Quali siano i motivi per cui tutto ciò sia accaduto a Cremona è domanda ricorrente. La città godeva in quel periodo di un certa prosperità e soprattutto era al centro del Po, strada maestra del commercio fluviale (in un’epoca in cui i trasporti via terra era­no difficoltosi e pericolosi) che collegava l’oriente all’occidente e il nord Italia al sud. Ciò favoriva gli scambi e permetteva ai liutai di approvvigionarsi d materiali di prima qualità. Nel Cinquecento oltre : quella di Amati è attiva in Cremona la bottega Giro­ni, ma grazie alla commessa ricevuta nel 1560 dalla corte di Francia il primo afferma la sua leadership Alla morte di Andrea, avvenuta nel 1577, i figli e al­lievi Antonio e Gerolamo, noti come i “fratelli Amati”, ne ereditano l’attività. Ma è con Nicolo (1596-1684), figlio di Gerolamo, che Cremona conosce il suo momento più fecondo e le ordinazioni di stru­menti ad arco fioccano da tutta Europa. Nel Seicen­to prende piede l’altra importante dinasty di liutai, quella dei Guarneri, che trova il suo capostipite in Andrea (1623-1698), prosegue con i figli Pietro (“di Mantova”) e Giuseppe (“filius”) e con i nipoti Pie­tro (“di Venezia”) e Giuseppe, il più celebre della famiglia, noto come “del Gesù”. Da non sottovaluta­re la famiglia Ruggeri, fondata da quel Giovanni Battista che fu apprendista in casa Amati.
Lombardia Cremona Violini 3- 5Nell’ultimo quarto del Seicento esplode l’astro di Antonio Stradivari, che nel 1690 riceve la richiesta di realizzare un set di strumenti per la corte Medi­cea dimostrando di coltivare soprattutto una clien­tela raffinata e danarosa. Stradivari ha vita lunga e prolifica e fino alla sua morte, avvenuta nel 1737, monopolizza la commesse più importanti. La sua arte non ha “segreti”: contano solo la qualità eccelsa dei materiali e l’accuratezza delle fasi costruttive. Il tutto produce qualità foniche eccezionali. Meno so­fisticata è l’arte di Guarneri del Gesù; tuttavia i suoi violini sono apprezzati per il suono poderoso. Stra­divari è però l’ultima isola felice di un mercato che si sta restringendo tant’è che Carlo Bergonzi è con­siderato il capostipite dell’ultima significativa fami­glia della liuteria classica cremonese e la data della sua morte (1747) è generalmente ritenuta come la fi­ne di un’epoca. Un buco nero che durerà due secoli, fino alla metà del Novecento, quando la liuteria cre­monese rialzerà la testa ricordandosi del suo passa­to, anche se alcuni osservatori sono propensi a sot­tolineare che anche tra Settecento e Ottocento il la­voro di liutai quali Michel’Angelo Bergonzi, Lorenzo Storioni, Giovanni Battista Ceruti e persine di Enrico Ceruti sia tutt’altro che da trascurare.
Tra fine Ottocento e inizio Novecento alcuni liu­tai cremonesi si indirizzano nella vicina Milano, che conosce il boom economico. Le manifestazioni Stradivariane del 1937 e del 1949 rappresentano per Cremona momenti di celebrazione della grandeur passata ma anche stimoli per il futuro. Nel 1937 si tiene un Concorso di Liuteria Moderna a cui aderiscono 110 liutai. Parallelamente si svolge una mo­stra di 136 strumenti costruiti dai liutai dell’epoca d’oro. Da questo confronto si gettano le basi per il rilancio. Nel ’38 viene fondata dal Scuola Interna­zionale di Liuteria che contribuisce a portare in città maestri capaci di divulgare i metodi costruttivi classici. Un circolo virtuoso non più interrotto e che fa sì che oggi Cremona sia tornata a essere “la Mecca della liuteria”. Sotto il Torrazzo sono attualmente operan­ti circa 130 botteghe e la metà di esse fa par­te del Consorzio Liutai “Antonio Stradiva­ri”, associazione ma anche centro servizi in seno al quale è stato ideato il marchio Cre­mona Liuteria. Botteghe che costellano il centro storico, portando un profumo di antico e crean­do un’attrazione turistica. Ma si tratta di una realtà economica solida e moderna che commer­cia con i mercati forti, specie Giappone e Stati Uniti, e che guarda con interesse ai nuovi mercati (Cina, soprattutto). Della promozione dell’arte liutaria di ieri e di oggi si occupa anche l’Ente Triennale Internazionale degli Strumenti ad Ar­co, che oltre a un prestigioso concorso di liu­teria contemporanea organizza mostre e ma­nifestazioni di altissimo livello. E mentre la liuteria moderna ha un grande fu­turo davanti a sé, quella classica mostra i suoi frutti migliori nel museo che è il fiore all’oc­chiello dell’intera città, la collezione “Gli Archi di Palazzo Comunale”, raccolta comprendente lo Stradivari “II Cremonese” 1715, già ap­partenuto a Joseph Joachim (dedicatario del Concerto per violino di Brahms) e oggi considerato uno dei violini più preziosi del mondo, e altri otto gioielli a quattro corde, tra cui il “Carlo IX” di Andrea Amati. Gli attrezzi della bottega di Antonio Stradivari, oltre a forme, do­cumenti e cimeli del sommo liutaio si possono invece ammirare al Museo Stradivariano. Sono passati ormai cin­que secoli tondi tondi da quando il demiurgo Andrea Amati ha dettato i canoni estetici del violino mo­derno, ma il mito di Cremona Capitale della Liuteria e Città della Musica (da “costruire”, ascoltare, suonare…) non accen­na a diminuire. Anzi, è sempre più forte, proprio come un cre­scendo orchestrale.
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La giusta fusione tra modelli classici e ispirazione personale Nella immagine sopra una curiosa composizione astratta realizzata con sinuosi ricci, l’estremità superiore del manico degli strumenti ad arco. In alto: lo Stradivari 1715 detto “II Cremonese”, uno dei pezzi più importanti della Collezione del Palazzo Comunale di Cremona. Sopra: fase di lavorazione.

• IL MARCHIO “CREMONA LIUTERIA”
‘La liuterìa – sostiene il presidente della Camera di Commercio e del Consorzio Liutai “A. Stradivari” Cre­mona dottar Gian Domenico Auricchio – rappresenta ver l’economia del nostro territorio una voce importan­te, sia per quanto concerne l’attività produttiva sia per le implicazioni che ne derivano a livello turistico. Cre­mona è conosciuta in tutto il mondo come patria di Stra­divari e dei suoi eredi e con le sue 130 botteghe è una realtà unica al mondo. Di qui l’esigenza di sostenere l’attività dei liutai che operano nella nostra città e nella provincia. In quest’ottica è stato realizzato il marchio Cremona Liuterìa, già registrato e depositato in Italia e in altri 36 Paesi del mondo, che garantisce la provenien­za e la costruzione artigianale dello strumento da parte di un maestro liutaio professionista cremonese. Tre gli obiettivi del marchio: garantire trasparenza al mercato, dare sicurezza agli acquirenti di entrare in possesso di strumenti garantiti e non contraffatti, sostenere l’eserci­zio della liuterìa cremonese. Una scelta lungimirante che ha già avuto positivi riscontri sui mercati interna­zionali e che in prospettiva potrà contribuire all’affer­mazione dell’artigianato liutario cremonese”.

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La Scuola di Liuteria educa mani abili e pazienti: per fare un violino ci vogliono più di duecento ore di lavoro Qui sopra: un allievo della Scuola Internazionale di Liuteria, fondata nel 1938. Rilascia la qualifica di operatore di liuteria e il diploma di tecnico di liuteria. Costruire un violino è un lavoro di abilità e pazienza, che richiede oltre duecento ore di lavoro. Nella pagina seguente, in alto: le diverse parti di un violino, che dovranno poi essere assemblate; si distinguono il manico con il riccio, la tavola con le caratteristiche “effe” e la cassa. Nella pagina seguente, in basso: l’interno del teatro Amilcare Ponchielli, opera dell’architetto cremonese Giovanni Battista Zaist, della cerchia dei Bibiena; fu ricostruito dopo l’incendio del 1806 da Luigi Canonica.

 

 

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• IL PONCHIELLI, LA CASA DELLA MUSICA L’istituzione musicale più importante di Cremona è il tea­tro Ponchielli. La sua storia inizia nel 1747 quando un gruppo di nobili affida il progetto all’architetto Zaist. Di­strutto nel 1806 da un incendio, viene ricostruito su dise­gno di Luigi Canonica. Nasce uno dei migliori teatri del­l’epoca, con pianta a ferro di cavallo, quattro ordini di palchi e galleria. Battezzato teatro della Concardia, all’i­nizio del ‘900 prende il nome di Amilcare Ponchielli. Ac­quistato dal Comune, dal 2003 è Fondazione. Oltre alle stagioni tradizionali propone una rassegna di danza e il Festival Monteverdi. In tempi recenti la Camera di Com­mercio ha trasformato la sala Borsa in Auditorium, dotan­do la città di uno spazio per concerti di ottima acustica. A Crema è attivo il teatro San Domenico; al Comunale di Casalmaggiore la stagione musicale si concentra d’estate con le masterclass e i concerti dell’lnternational Festival.

 

 

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Tanti saperi artigianali danno forma ai dettagli Sopra, a sinistra: particolari di un archetto in ebano e argento; a destra: crini di coda di cavallo, utilizzati sempre nella lavorazione degli archetti. Sotto: intagli decorativi sul manico di uno strumento. Nella pagina seguente: l’interno di un laboratorio di liuteria; città e provincia ne ospitano centrotrenta. Costruiscono viole, violini, violoncelli, contrabbassi, liuti rinascimentali e barocchi
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• IL CONSERVATORE E I SUOI “FIGLI” Ogni mattina, da oltre trent’anni, percorre un chilo­metro e mezzo a piedi (ben 2.030 passi contati) da casa sua a Palazzo Comunale, per svolgere un com­pito delicato e importante, un lavoro che ha il sapo­re del rito, che è scandito da gesti carichi di una sa­pienza antica. Andrea Mosconi tiene oliati gli in­granaggi dei violini più preziosi al mondo, quelli della collezione del Comune di Cremona. Prima che il pubblico invada le sale per ammirare il “Cremo­nese” 1715 di Stradivari e le altre perle della rac­colta, il Conservatore del museo suona ciascuno dei nove capolavori trattandoli come fossero dei figli. “Li devo tenere sempre in perfetta forma – spiega Mosconi – sia per i visitatori sia nell’evenienza che qualche grande musicista debba utilizzarli”. Ed è un’evenienza tutt’altro che remota: “Virtuosi come Ojstrach, Menuhin, Accardo, Ughi e Krylov hanno tenuto concerti con i violini del Comune”. Grandi musicisti ma anche visitatori illustri: “Tra i tanti posso citare tre premi Nobel: Renato Dulbecco, Ri­ta Levi Montalcini e Dario Fo”.

 

Lombardia Cremona Violini 1 - 8• LA SAGA DEGLI ORGANAR! DI CREMA Se Cremona è la capitale della liuteria, Crema ha nel­l’arte organarla il proprio fiore all’occhiello. In città sono tutt’ora operanti botteghe che hanno gettato le basi a fine ‘800, epoca di crisi in cui, per contro, le sto-riche griffe italiane del settore – in testa a tutti Serassi – iniziarono l’inesorabile declino. La presenza di strumenti a canne nelle chiese di Crema si segnala già a metà ‘400, mentre nel secolo seguente è attivo, come restauratore dell’organo della cattedrale, Graziadio Antegnati. Nel ‘700 gli stessi Serassi e i Lingìardi con­tribuiscono all’evoluzione dell’arte organarla cremasca. Un contributo originale arriva nel XIX secolo per merito di Pacifico Inzoli, che nel 1867 fonda la fabbrica di organi Inzoli Cav. Pacifico e figli, e di Giovanni Tamburini. Inzoli realizza opere monumentali come gli organi della cattedrale di Cremona (1879), della Valletta a Malta (1889), di Sant’lgnazio a Roma (1890), di Santiago del Cile (1907). Oggi Crema detiene anche il monopolio nella costruzione di canne per organo.

Lombardia Cremona Violini 2 - 8Linee sinuose e poesia di suoni nell’antico liuto Nella foto sotto: ancora un particolare dei ricci, con i buchi dove si infilano i piroli per regolare la tensione delle corde. In alto: un riccio in lavorazione. Il legno utilizzato per la costruzione dei violini è storicamente l’abete “di risonanza”. Qui a destra: l’inconfondibile sagoma di un liuto barocco; si distingue dal liuto rinascimentale per la maggior quantità di corde, fissate a una doppia cavigliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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