Montagna invernale



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RONZONE è attualmente la più ambita sta­zione turistica della zona, ben attrezzata per ricettività e per diporto sportivo. La sua elevazio­ne a m 1034 offre un panorama amplissimo sull’Anaunia, un “belvedere” che ha dato il nome anche a un suo rione. Già in antico la gente si de­dicava all’allevamento del bestiame e fruiva della grande foresta, ch’era ai suoi margini, per un com­mercio vantaggioso. Dipendeva dalla Pieve di Sarnonico nell’ordinamento religioso, mentre sot­to l’aspetto sociale era invece associato e convi­vente con la Comunità di Sarnonico, come dimo­stra la Carta di Regola del 1586.
L’antica chiesa ebbe parecchi rifacimenti, la si ricorda nel 1363 con il titolo di s. Maria; nel 1537 la si dedicò a s. Zenone, nel 1695 si preferì il nome dell’Immacolata; la chiesa venne poi ingran­dita nel 1715 privilegiando s. Antonio abate, pro­tettore degli armenti. Finché lo spaventoso incen­dio del 14 febbraio 1891 non coinvolse tutto l’abi­tato e distrusse anche la chiesa. Tutto da rifare nel paese, la chiesa venne recuperata tutelandola nel nome della Immacolata. Adesso il paese dispo­ne di una nuova chiesa parrocchiale con bel cam­panile vigoroso munito di trifore gradevoli e pun­tale in vetta molto acuminato. Il complesso è ope­ra dell’arch. Efrem Ferrari di Trento. Venne con­sacrata nel 1951.
Suggestiva anche la cappella eretta nel 1868, entro la quale si vede la statua del Cristo costretto alla colonna, il tutto in dimensione naturale. Il complesso venne fatto venire da Roma sul princi­pio del sec. XVII da un certo Nicolò Inama.
Proseguendo lungo la strada della Mendola, costruita con finalità militari da Appiano in Val d’Adige fino al ponte di Mostizzolo durante gli anni 1880-1893, si raggiunge il passo a quota 1363.
La MENDOLA ebbe il suo momento magico in seguito al collegamento viario che facilitò il traf­fico delle carrozze, al punto che l’Austria felix scel­se per i suoi momenti di relax gli alberghi ch’erano sorti di qua dal passo, signorili e anche sontuosi, cui portò l’illuminazione elettrica l’ing. Emanuele Lanzerotti da Romeno e anche l’energia necessaria
VAL SEÑALES
(1220 – 3200 m)

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UNA VALLE SELVAGGIA DA FAR WEST

Sotto lo scenario abbacinante dei ghiac­ciai della catena centrale delle Alpi, si estendono i ventiquattro chilometri di una delle più lunghe valli altoatesine, la Val Senales, situata a nord di Merano. Nota per essere la valle più soleggiata dell’Alto Adige, la Val Senales presenta subito il suo biglietto da visita con il verde dei suoi frutteti ed i brulicanti co­lori dei suoi vigneti adagiati pigramente al sole, in un quadro vario ed affasci­nante, ricco di suggestive immagini dai mille colori. Fra i masi antichissimi gorgogliano i ruscelli all’ombra di larici centenari, mentre nel cielo si stagliano le cime più ardite, che sembrano testi­moniare la lunga e solitaria storia della valle, arroccata in un regno remoto ed inaccessibile. Una storia che affonda le sue radici nelle invasioni delle tribù germaniche che si stabilirono accanto ai contadini romanici, arroccandosi sotto i gioghi delle montagne alte tremila me­tri da una parte, riparati dall’altra dalla trincea naturale di un pauroso burrone lungo tre chilometri. Senales viene dal latino “casinales”, cioè cascine alpestri, ed è già sintomatico del fiorire dei pode­ri agricoli — i masi — i cui nomi ebbero origine dai lavori di coltivazione o dai nomi degli alberi. Divenuti, all’inizio del 1300, padroni della valle i conti di Tiro-Io, la proprietà dei terreni passò poi ai conti di Montalban ed infine al Conven­to Certosino che ne divenne il polo di gestione fondamentale, influenzando profondamente la cultura e l’economia della valle che fu per molti secoli squisi­tamente agricola anche a causa dell’iso­lamento dal resto del mondo, determi­nato da una rupe intransitabile che ne bloccava l’ingresso. Cereali, lana, lino, latte, carne furono dunque la principale risorsa dei contadini, le cui coltivazioni erano particolarmente faticose dato che con l’aratura orizzontale la terra scen­deva sempre verso il basso. Ma fu l’arti­gianato prima, poi la costituzione di grandi impianti elettrici, infine il fiorire del turismo che dettero il benessere au­tentico ai valligiani e fecero diffondere ovunque la fama della valle, che tutta­via ha saputo conservare intatte le sue più belle suggestioni ambientali, grazie alla saggezza contadina che è stata ca­pace di affiancare ai valori delle vecchie tradizioni i vantaggi della moderna eco­nomia.
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E di tale amore per la terra e per i suoi preziosi tesori di flora e di fauna è testimonianza l’istituzione nel 1976 del par­co Naturale del Gruppo di Tessa, che il più vasto dell’Alto Adige con i suoi 33430 ettari divisi fra i comuni di Seña­les, Naturno, Parches, Lagundo, TiroIo, Rifiano, S. Martino in Passiria e Moso in Passiria. Dunque una valle al cui centro l’antica Certosa ospitò fin dal 1332 i monaci, che vivevano secondo re­gole severissime di vita e di lavoro, in una solitudine esclusiva che risultò fata­le al Convento, la cui abolizione fu de­cretata nel 1782 dall’imperatore Giusep­pe II d’Austria, dopo che per quasi cin­que secoli aveva svolto il suo ruolo di potente e ricco proprietario di terreni. La Val Señales che vanta una tempera­tura notevolmente superiore rispetto a quella dei paesi con la stessa altitudine, forse per la protezione naturale delle imponenti montagne che la circondano e per la scarsità di precipitazioni, conser­va ancora oggi antichissime testimo­nianze della tenacia e dello zelo della sua popolazione; sovente andare alla scoperta di questo regno di remote fat­torie costituisce un’esperienza indimen­ticabile.
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Infatti, poiché la valle è stata aperta al turismo solo da pochi decenni, e quando cioè altrove già si cominciava a correre ai ripari dopo i danni imperdo­nabili che l’uomo aveva fatto alla natu­ra, si è potuto salvaguardare l’ambiente con nuove costruzioni che armonizzasse­ro felicemente con il paesaggio; anche la funivia Ghiacciai della Val Senales, che conduce dal Maso Corto sulla Sella Grawald, superando un dislivello di 1200 mt in poco più di cinque minuti è di fattura recentissima e non offende l’occhio nep­pure degli ecologi più fanatici, costi­tuendo invece un importante passo avanti per scoprire la bellezza della val­le da un’altra angolazione. Tuttavia, si sa, i veri amanti della montagna sono quelli che la montagna se la conquistano passo per passo, metro per metro, zaino in spalla e sano sudore sulla fronte; qui c’è una gran quantità di sentieri in buo­no stato e ben marcati, che testimonia­no come una oculata tutela dell’ambien­te possa dare buoni risultati e far gode­re oltre che dell’aria cristallina, anche della purezza incontaminata delle vette; nel Parco Naturale poi tale caratteristi­ca è elevata all’ennesima potenza; men­tre la principale attrattiva sono i la­ghetti d’alta quota con i loro straordina­ri riflessi delle acque sulle quali si spec­chiano le cime delle montagne e le pen­dici dei boschi. Ma oltre ai laghi ed ai ghiacciai, nel Parco si trovano anche in­teressanti reperti geologici, lungo i ver­santi delle montagne coperte di roverel­la, di ginepro crespino, attraversati dai canali d’irrigazione scavati nella viva roccia; e poi specie rare di ramarri, di coleotteri, di zigoli, di rondoni alpini, e boschi d’abete rosso, di querce, di fras­sini, di betulle e di larici, oltre che mac­chie d’arbusti nani. Un paradiso ineguagliabile, che rende la Val Senales con i suoi pascoli alpini e le sue vallette nivali un paesaggio unico ed inconfondibile. Un paesaggio selvaggio quasi da Far West.
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ASSOCIAZIONE TURISTICA VAL SENALES
1-39020 VAL SENALES – ALTO ADIGE {t} Informazioni – Prenotazioni Tel. 0473/89148 Telex 401593 SPORT Funivie Ghiacciai Val Senales
Tel. 0473/87551 – 87552 Telex 401174 SKIALPI

PASSO STELVIO

IL MASSIMO PER GLI ESPERTI, UN PARADISO PER I PRINCIPIANTI

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Sono millenni che lo Stelvio è lì, come una perla incastonata tra le montagne più belle del mondo. Ma l’insediamento umano per lunghi periodi è di circa 100 anni e quello turistico di una trentina. Non è che prima fosse un habitat isola­to, infatti spesso è stato punto focale di un passaggio continuo che univa, estate ed inverno, la Lombardia al Veneto at­traverso la Val Venosta. Allora si chia­mavano tutte insieme Lombardo-Vene­to e forse anche tra le due regioni esi­steva meno rivalità di quanta ve ne sia ora, malgrado le differenze di lingua. Lo Stelvio è sempre parte a se stante, ma gli uomini che si congiungono lassù, diventano fratelli, uniti da quell’amore per la montagna che li porta ad isolarsi dagli altri sul “Tetto d’Europa”, dove volano le aquile e pascolano i camosci. Anche i turisti, assorbono quello spirito e diventano un’unica famiglia che rag­giunge ogni settimana, al cambio, oltre le 3000 persone. Sono sportivi o comun­que gente che ama, in un certo senso, ‘avventura, perché il Passo a 2790 m e oi su sino a 3400 m è sempre un’avventura. Sono tutti accumunati dallo spirito di tentare una vacanza diversa, oggi in­ternazionale al massimo, giovane e spi­gliata. Clientela di élite sono le Squadre Nazionali Maschili e Femminili, le Junores e Giovani che, da tutto il mondo, salgono ad allenarsi. Arthur Gfrei Pre­sidente degli Impianti Funiviari, giova­ne e brillante albergatore al Passo, ma quel che più conta, marito e padre felice i quattro stupendi bambini, è soddi­sfatto del carro che tira avanti, passato­gli dal padre e tenuto in buone mani. Non nasconde certo la soddisfazione di aver ospitato più volte, al Suo Hotel Passo Stelvio, la Squadra Nazionale Italiana di Sci e di aver sciato, è Mae­stro di Sci, con Gustavo Thoni che è na­to a pochi chilometri dallo Stelvio, Gros, De Chiesa Qa vecchia guardia) ma an­che con Alberto Tomba ultimo nato e ci fa piacere sentire, dalle sue parole, che non gli rincresce per nulla se il nuovo campione venga dall’Appennino anziché dall’Alto Adige. Dice, «ieri sono stati amici di sciate, oggi e domani diverran­no quasi fratelli e poi figli, tanto spesso ospiti di questa grande Ganossa che so­no le nevi dello Stelvio». Abbiamo avvi­cinato anche Elia Dei Cas e Valerio Confortó la, fratelli rispettivamente di Mariolino e di Andrea e Beppe, tutti fi­gli dei “grandi vecchi” Zepp e Veri, e benché i padri difficilmente molleranno a breve termine sono già tra le colonne portanti del complesso turistico di alti­tudine che non copre solo il Passo ma anche gli Alberghi sul ghiacciaio del Li-vrio, che la famiglia Dei Cas regge da anni in grossa collaborazione con il Cai di Bergamo. Intervistarli tutti sarebbe stato lungo per lo spazio a disposizione, ma quello che ci è piaciuto vedere, ascoltare è la decisione nei loro occhi da
montanari pure loro quasi tutti profes­sionisti della neve, e nelle loro parole la fermezza e il desiderio di tirare avanti, di migliorare perché ogni cosa deve mi­gliorare al passo con i tempi, per passa­re poi ai figli che sono già… tanti da for­mare una squadra di pallacanestro più le riserve.
Altri personaggi al Passo, impossibile ricordarli, ma lo vorremmo, citiamo i fa­mosi Sertorelli e i Rizzi, Guide, Maestri di Sci, Campioni dello sport, non dimen­tichiamoci dei Cresseri, dei Thoma e dei Tschenett, uno dei cui rampolli, Karl Heinz ha fatto parte della Squadra Az­zurra e conduce la Baita Ortler al Trincerone.
Ultimi, ma per tenerli in doverosa evi­denza Giorgio e Gustavo Thoeni, sui quali ogni discorso sarebbe scontato e superfluo.
Aldo del Bò Direttore degli Impianti di Sci, dalla passata stagione estiva dopo aver ricevuto la stecca da Roberto Zazzi, parla di novità nel programma che la società degli Impianti Sifas sta metten­do in cantiere è già in fase di iniziale esecuzione, con la costruzione del nuovo Nagler-Thoeni e l’ammodernamento del Cristallo sotto la guida tecnica degli in­gegneri Fascendini e Reinstadel. Uno Stelvio che avrà del fantastico, alla grande, deciso a superare con lungimi­ranti impianti e managerialità le concor­renze nate da poco tempo in Francia, Austria, e Svizzera, uno Stelvio che ha
capacità logistiche e campi di neve esti­vi più validi e più grandi dell’universo, collegato velocemente con 3 valli: Veno­sta, Engadina e Valtellina con le offerte turistiche che queste possono dare. Una unica conduzione degli impianti, l’ingresso della Pirovano S.p.a. come so­cio di minoranza nella Sifas ma pur di notevole peso, ne è la garanzia e darà la spinta necessaria e una sveglia di Marketing a tutto il complesso. Che cosa dire? Lo Stelvio è una Stazio­ne di Sci, competerebbe con le Stazioni Invernali e inserita nella classifica di queste, in Italia sono oltre 450, stareb­be anche bene tra le prime 50. Quale altra immagine possiamo passar­vi?
 da mensili / Riviste Epoca – Grazia – L’Espresso ARNOLDO MONDADORI EDITORE