La storia della Cubaita


 La Cubaita.

Estasi degli occhi , emozioni delle papille, un gusto unico e inconfondibile sapori e aromi che dischiudono prospettive di tempo, e suggeriscono immagini e luoghi,  tradizioni che parlano di altre dimensioni del tempo, in cui, le amene passioni di una creatività, geniale e la vivida fantasia per l’esaltazione dei colori, si fondono con la meditazione del sapore, ed in mezzo la forza del carattere e la generosità, che rispecchia l’anima dei siciliani.
Tutto per suggerire impressioni e far rivivere una realtà tanto ricca e complessa , la Sicilia, dove elementi naturali si fondono, armoniosamente dando vita ad un dolce che seduce. L a Cubaita 

…… Si narra
C’era una volta un castello. Il castello di Pietrarossa. ‘E c’erano guerrieri e soldati, coperti di seta e coi turbanti in testa, che nelle sale del castello, si riposavano dopo ogni battaglia. ‘Erano, banchetti fastosi, accompagnati da balli e canti di bellissime donne. Il castello era al centro di una grandissima isola, in una terra ricca di boschi di alberi da frutto, di pistacchietì e mandorleti.
Era un luogo da sogno, chiamato Sicilia, ‘I guerrieri venivano da lontano, da un mondo di deserti di sabbia e pietre.

Ecco perché, quando erano costretti ad andare via, portavano sempre con sé il ricordo dell’isola magica.
Un saldato poeta infatti cosi scriveva, sulla nave che lo portava lontano:

Ricordo la Sicilia, e il dolore ne suscita nell’animo il ricordo.
Un luogo di giovanili follie ora deserto, animato un dì dal fiore di nobili ingegni.
Se son stato cacciato da un paradiso, come io posso darne notizia ?

I guerrieri arabi chiesero un giorno alle concubine dell’emiro di preparare qualcosa di speciale, un dolce gradito agli uomini e alle donne, un piccolo pezzo di paradiso, da poter custodire nel bagaglio, una porzione di sogno da portare con sé per rivivere in qualunque luogo e in qualunque tempo, la magia dell’incanto delle notti a Pietrarossa.

Le concubine ci pensarono a lungo: era una sfida difficile, quasi impossibile. Presero i frutti di quella terra straordinaria: mandorle e pistacchi. Presero il miele più dolce e più puro. E sul fuoco lento, in un paiolo di rame, cominciarono a mescolare tutto. Quella sera, al temine del banchetto, portarono in tavola un dolce che nessuno aveva mai visto, prima: croccante e friabile, gustoso e duraturo, morbido e compatto, leggero e ricco.

Era nata la Cubaita. I guerrieri se ne riempirono le bisacce e, andando via dal castello di Pietrarossa, lo, fecero conoscere al mondo.

La tradizione

La storia della Cubaita

La Cubaita prende il sua nonna dall’arabo Qubbayt. E’ presente in Sicilia luoghi nei quali c’è stata una forte influenza araba, e in partìcolar modo a Caltanissetta, dove la presenza araba è stata più lunga e duratura, al punto da rimanere incisa nei nomi delle case e netta memoria collettiva.

Aperta nell’anno 827, la dominazione araba in Sicilia parte dalla costa accidentale e presto, dilaga in tutta l’isola. Gli eserciti arabi si attestano, al centro della Sicilia, nella zona di Caltanissetta, ritenuta di strategica importanza per il controllo del territorio.
Due anni dopo viene costruito il castello di Pietrarossa, dal calore rossastro dei mattoni che rivestivano le sue torri. Il castello si alzava su una rocca a picco sul burrone che domina la vallata fino al fiume Salso. Da li si poteva avere il controllo assoluto del territorio ed evitare attaccai dai nemici che potevano raggiungere la città solo risalendo il fiume.

In questi anni il nome detta città, che prima della dominazione araba prendeva il nome dì Nissa, comincia a cambiare in Qalat An Nissa. Sarà il geografo, arabo Al Idrisi, quasi due secoli dopo, a soffermarsi sulla storia e sull’etimologia di Qalat-An-Nìssa, cioè il castello delle donne, memore delle leggendarie feste con donne bellissime che avevano animato le notti del castello di Pietrarossa.

Da qui lo, stemma della città, raffigurante un castello, dal quale sporgono il braccio e il volto di una donna.
Nàrra la leggenda che al tempo, della conquista i generali degli eserciti arabi fossero soliti banchettare e circondarsi di belle donne, proprio qui: Qalat-An-Nissa, per la sua posizione geografica, era il posto ideale, una vera e propria roccaforte, per imbandire feste e concedersi lunghe pause di riposo dopo i lunghi viaggi e le dure battaglie.

Strappato con le armi agli arabi dal conte Ruggero, il castello, finisce nette mani dei normanni.
E netta cappella del castello sarà sepolta Adelasia, nipote di re Ruggero. ‘
Nei secoli successivi, il castello di Pietrarossa continuerà ad essere snodo centrale degli avvenimenti storici della Sicilia, fin quando crolla su se-stesso, nella, notte del 27 febbraio 1567, forse per una scossa di terremoto. Ne rimangono, armai solo, i ruderi.

Resta la memoria della storia passata per le sue stanze. ‘E resta la leggenda della Cubaita, una leggenda che possiamo ancora assaporare con la stesso gusto di tanto e tanto, tempo fa.
*

Please follow and like us:
onpost_follow

Follow me!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *