Le meraviglie del sapere

Mille magnifici strumenti, di grande bellezza formale, oltre che di alto valore storico e documentario, rappresentano il patrimonio del Museo di Storia della Scienza, completamente riallestito nel 2010 e dedicato a Galileo Galilei

Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono

Galileo Galilei

TESTI Sandra Minute  Rivista Bell’ Italia Toscana

Basterebbero i cannocchiali di Galileo, gli unici strumenti ori­ginali del grande scienziato pi­sano giunti fino a noi, a giustifi­care la reputazione internazio­nale del museo. Ma ci sono anche la cinquecentesca sfera armillare di Anto­nio Santucci, di stupefacente fattura, i globi celesti e terrestri di Vincenzo Coronelli, e molti altri strumenti, apparati e macchinali antichi: oggetti che stupisco­no il visitatore non solo per il valore scien­tifico, ma anche per la loro bellezza, in alcuni casi davvero eccezionale. Vanta una collezione unica al mondo il Museo Galileo – già Museo di Storia della Scienza – che lo scorso giugno (anno 2010) ha riaperto al pubblico nelle sale di palazzo Castellani dopo due anni di un radicale restauro. L’antico istituto fiorentino, fondato nel 1930, ha voluto ribattezzarsi in omaggio ai 400 anni dalla pubblicazione del Sidereus Nuncius, l’opera del 1610 con la quale l’inventore del cannocchiale an­nunciava le sue rivoluzionarie scoperte celesti. E Galileo e la sua eredità sono il fil rouge di un ricco percorso che espone nei due piani del museo le preziose collezioni scientifiche medicee e lorenesi.

DICIOTTO SALE DI SCOPERTE SORPRENDENTI

Oltre che mecenati delle arti, per secoli i Medici e i Lorena furono infatti protettori di scienziati, e sotto il loro governo Firenze e la Toscana furono teatro di importanti scoperte che hanno segnato la storia della scienza moderna; oltre a Galileo, presenze importanti furono l’Accademia del Ci­mento, istituita nel 1657 dal granduca Ferdinando II e dal principe Leopoldo de’ Medici, prima società europea con finalità esclusivamente scientifiche, e il Museo di Fisica e Storia Naturale, fondato nel 1775 da Pietro Leopoldo di Lorena.

Il percorso espositivo, in 18 sezioni, si apre con la collezione di strumenti astronomici iniziata a metà del ‘500 dal granduca Cosimo I, che diede grande impulso alla co­smografia anche in omaggio al collega­mento tra il suo nome latino Cosmus e il greco kosmos, dal quale traeva una sorta di legittimazione celeste al suo dominio. Si spazia tra i secoli e le discipline più diverse: astronomia e misurazione del tempo, scienza nautica, militare, ottica fino ad arrivare alla chimica e all’elettrici­tà. Il viaggio dell’uomo alla scoperta dei segreti dell’universo è illustrato da mille preziosi strumenti spesso di notevole qualità formale, come l’orologio solare a dodi­ci facce del 1587, finemente dipinto, gli astrolabi e gli altri raffinati strumenti nati nelle botteghe artigiane del ‘500, i preziosi, bellissimi termometri degli accademici del Cimento.

Fino ad arrivare al 700, quando ormai la scienza era anche un intratteni­mento da salotto e nelle “serate elettriche” dame e cavalieri si divertivano ad assistere allo scoppio della pistola di Volta o all’esplosione della “casa del fulmine” o a speri­mentare su di sé scosse e scintille. Utile supporto alla visita è la videoguida portatile interattiva, con schede per i mil­le oggetti esposti. Insomma, un completo restyling, premiato fin dalla riapertura da un vero boom di visitatori e da ben tre prestigiosi riconoscimenti, come il premio 2011 dell’European Museum Academy assegnato ai primi d’aprile.

Foto:

# la sala III del Museo Galileo, dedicata alla cosmografia. Al centro troneggia la grande sfera armillare, di due metri di diametro, realizzata nel 1588-93 da Antonio Santucci per volere di Ferdinando I de’ Medici. In legno dorato e metallo, rappresenta la “macchina universale del mondo” secondo le teorie di Aristotele e Tolomeo.
# sopra 
la sala VI I, dedicata a Galileo Galilei (1564-1642). # le sala XI e XVII, rispettivamente dedicate allo “spettacolo della scienza” e alla chimica.
# il cannocchiale originale di Galileo, del 1609-10, in legno e pelle con fregi in oro, in grado di ingrandire un oggetto 21 volte;
# un orologio in argento di inizio 700, prodotto da Cheneviere a Londra;
# una farmacia da viaggio settecentesca di fattura toscana, con una collezione di flaconcini di cristallo, un imbuto e un cucchiaino racchiusi in un cofanetto di pelle;
# un curioso termometro a ranocchietta di metà ‘600. Riempito di “acquarzente” (cioèalcol) e palline di vetro, veniva legato al polso del paziente e ne misurava le variazioni di temperatura attraverso il movimento delle palline.

MUSEO LEONARDIANO DI VINCI (FIRENZE)

Omaggio multimediale al genio del Rinascimento

Inventore, sperimentatore, ingegnere oltre che artista di somma levatura, Leonardo da Vìnci è stato, se non il più originale, certo il più affascinante scienziato del Rinascimento; i suoi prototipi, anticipatoti di invenzioni moderne come l’elicottero, l’automobile e il sommergibile, hanno solleticato la fantasia di molti. Ai suoi studi e alle sue intuizioni è dedicato il Museo Leonardiano di Vinci, che ha riaperto giusto un anno fa, il 22 maggio del 2010, completamente rinnovato e arricchito di nuove sezioni.

Il castello dei Conti Guidi, restaurato e riaperto nell’occasione, e la vicina palazzina Uzielli, affacciati sulla piazza disegnata da Mimmo Paladino (sotto a sinistra), ospitano una delle più complete e originali raccolte di macchine e modelli del genio di Vinci, in un allestimento di grande impatto visivo ma anche di grande rigore scientifico: alla ricostruzione dei modelli leonardiani, con animazioni digitali e applicazioni interattive, si affianca un esame approfondito degli studi di Leonardo e dei suoi contemporanei, che permette un’esatta valutazione di originalità e debiti del genio di Vinci.

Il percorso parte nella palazzina Uzielli, dove sono esposte le macchine da cantiere e tessili e gli orologi meccanici e prosegue nelle sale medievali della rocca, con le sezioni dell’architettura, ingegneria civile, macchine da guerra. Nella sezione del volo si ammirano alcuni dei modelli leonardiani più noti, come la macchina volante, lo studio di ala e la vite aerea, antesignana del moderno elicottero. Quindi ci si imbatte nella “bicicletta di Leonardo”, realizzata sulla scorta di un disegno scoperto solo nel 1965 tra due fogli incollati del Codice Atlantico (ma se si tratti del disegno di un allievo di Leonardo del 1503 o di un’interpolazione moderna è una questione ancora aperta) e nel carro automotore, azionato a molla, precursore dell’automobile.

Conclude il percorso la sala delle acque, con gli studi dedicati alla navigazione fluviale (sotto a destra: la nave a pale). Da non perdere, infine, la salita all’alta torre del castello: dalla terrazza alla sommità si gode un panorama spettacolare sul Montalbano coperto di boschi e oliveti, sui borghi medievali e sui monti Pisani così spesso disegnati da Leonardo.

Restauri, novità e riaperture in riva all’Arno

Si può ben dire che se un turista capita a Firenze due volte a distanza di un anno può visi­tare ogni volta una città diver­sa: tale è la quantità di restau­ri e novità, riallestimenti o aperture ex novo che senza posa cambiano il volto del patrimonio artistico fiorentino, a partire dai monumenti più famosi. Come la basilica di Santa Croce, gioiello tra le chiese fiorentine, dove a metà aprile è stato inaugurato il restauro della Leggen­da della Vera Croce, magnifico ciclo affre­scato da Agnolo Gaddi nella cappella Mag­giore negli anni 80 del ‘300. 850 metri quadrati di dipinti recuperati grazie al ge­neroso contributo di un mecenate giappo­nese, Tetsuya Kuroda, attraverso la colla­borazione con l’università di Kanazawa.

Recentissimo anche il riallestimento, inaugurato il 2 aprile, delle sale del Tardo Trecento e del Gotico Internazionale alla Galleria dell’Accademia, ripensate per venire incontro anche a un pubblico di non specialisti. Un minor numero di opere esposte e un apparato di pannelli esplicativi, immagini e video caratterizza­no il nuovo percorso, che ha il fulcro nella magnifica raccolta di dipinti di Lorenzo Monaco. Sempre all’Accademia, è tornata a splendere un anno fa, dopo il restauro, la Pietà da Palestrina, splendido gruppo marmoreo attribuito a Michelangelo.

Foto grande: la prima sala del piano nobile di Casa Martelli, con dipinti di Salvator Rosa, Luca Giordano e altri. Nelle altre foto, dall’alto: la Pietà da Palestrina di Michelangelo; la Regina di Saba, di Agnolo Gaddi, nella cappella Maggiore della basilica di Santa Croce.

Al Museo Archeologico è stato presen­tato all’inizio di aprile il nuovo allestimen­to delle sale Etrusche, sezione che vanta capolavori come la Chimera, straordina­rio bronzo del IV secolo a.C. l’ Arrìngatore  e la Minerva, tornata definitivamente in sede dopo il restauro, oltre a una raccolta di piccoli bronzi e di urne funerarie. Inoltre il Polo Museale fiorentino si è ar­ricchito di recente di un nuovo gioiello: il Museo di Casa Martelli, elegante dimora nobiliare abitata per secoli dalla potente casata di banchieri legati ai Medici. Si visi­tano il giardino d’Inverno con finto pergo­lato, la sala da bagno, lo scalone monu­mentale e le sale del piano nobile, impreziosite da tappezzerie e affreschi e da una notevole collezione di quadri. Tra i recenti recuperi, infine, da non per­dere la grande croce di Giotto ricolloca­ta nella chiesa di Ognissanti, dopo un restauro durato otto anni che ha fugato ogni dubbio sulla paternità dell’opera. Buon viaggio nella “nuova Firenze”! 

Follow me!