Enciclopedia / Fuori Pasto


FUORI PASTO PICCOLA ENCICLOPEDIA

L’appetito e la fame che ti senti saran   sempre il miglior dei condimenti.
(Frate Indovino)
La prima colazione: il caffè, il latte, lo yogurt, il tramezzino, la merenda e molte altre curiosità..

LA PRIMA COLAZIONE

Forse non è molto appropriato inserire nel volumetto dei « fuori pasto » la prima colazione, che dovrebbe essere un vero e proprio pasto, facilmente digeribile ma sostanzioso; ancora oggi, però, molte persone, soprattutto nel nostro paese, sono portate a trascurarla limitandosi, nella maggioranza dei casi, a trangugiare in fretta una tazzina di caffè o un poco di caffelatte, sgranocchiando tutt’al più di malavoglia qualche biscotto. È questo un grave errore dietetico: infatti il tempo che intercorre tra la cena del giorno prima e il pranzo del giorno successivo è piuttosto lungo ed è certo che la mancanza di sostanze alimentari nello stomaco influisce negativamente su qualsiasi attività fisica o mentale. Il discorso è particolarmente valido per i bambini, il cui fisico è ancora in fase di crescita, i quali spesso escono di casa la mattina senza aver preso nulla per sbocconcellare per strada qualche palatina fritta o un pezzo di focaccia troppo asciutta e salata: e ci si meraviglia poi se il rendimento scolastico non è dei migliori! È vero che molte persone lamentano al mattino una certa inappetenza, dovuta però nella maggior parte dei casi alla mancanza di abitudine: infatti se la razione giornaliera venisse distribuita in tre o quattro pasti invece che in due si eviterebbe di appesantirsi troppo alla sera e ci si alzerebbe con più appetito.
Entrati quindi nell’ordine di idee che l’organismo ha bisogno di essere alimentato adeguatamente prima di affrontare una giornata di lavoro, sarà bene prendere esempio dal popolo anglosassone, il cui « breakfast » è un vero e proprio modello di colazione robusta. Ed ecco come una prima colazione « ideale » dovrebbe essere composta. Innanzi tutto sono da preferire i cibi salati, perché quelli dolci possono risultare meno digeribili e appesantire lo stomaco; fanno eccezione a tale regola i succhi di frutta che a digiuno esplicano con maggior facilità i loro benefici effetti essendo, in tali condizioni, più rapida e più facile l’assimilazione delle proteine in essi contenute, ragion per cui frullati o spremute di frutta non dovrebbero mai mancare in una prima colazione. Fra i cibi particolarmente indicati vi sono senz’altro le uova, che apportano all’organismo, in percentuale equilibrata, le più importanti sostanze nutritive di cui abbisogna (proteine di alto valore biologico, grassi, sali minerali e vitamine); potranno essere cucinate in diversi modi: in camicia o alla coque per chi ha qualche difficoltà di digestione, oppure al burro, strapazzate o al bacon: il bacon, o pancetta affumicata, salume molto caro agli inglesi ma piuttosto diffuso anche da noi, sprigiona durante la cottura un invitante profumo che stuzzica l’appetito. Per quanto riguarda le bevande, oltre ai succhi di frutta già citati, l’ideale è sempre il latte (di cui parleremo dettagliatamente in seguito), semplice o mescolato con altri ingredienti, nervini come il tè e il caffè o energetici come il cacao o il cioccolato. Per una colazione super nutriente ma leggera vi sono i fiocchi di cereali, che si coprono di latte caldo e si consumano dopo averli lasciati riposare per qualche minuto; in commercio se ne trovano numerose varietà, i più noti sono però i fiocchi di granoturco e i fiocchi d’avena. In sostituzione del pane fresco, che è meglio evitare, soprattutto se è appena uscito dal forno, perché gonfia lo stomaco ed ha una digestione piuttosto laboriosa, sarà bene optare per delle fette di pane in cassetta tostate oppure per dei crackers, grissini o fette biscottate. A proposito di questi ultimi, è bene chiarire una volta per tutte che non sono meno sostanziosi del pane (anzi, essendo il più delle volte arricchiti con grassi, zucchero e altro sono, a parità di peso, più nutrienti), ma semplicemente più digeribili, essendo costituiti essenzialmente di crosta friabilissima prodotta da un accentuato processo di maltizzazione, cioè di demolizione di amido operata dal calore.
Chi vuole evitare le uova di primo mattino potrà sostituirle con dei toasts farciti, ma non troppo, oppure con una fetta di torta salata: per esempio una crostata o una sfogliata farcite con formaggio e prosciutto; sono adatti anche gli sformati di verdura e i biscotti salati preparati in casa, del tipo « muf-fins » e « scones », deliziosi se serviti caldi.

UN « CLASSICO » DEL MATTINO: IL CAFFÈ

Benché convinti che la prima colazione debba essere sostanziosa, molti al mattino non sanno rinunciare all’aromatica corroborante tazzina di caffè, ritenendola indispensabile per « dare la carica » (l’ideale sarebbe prendere il caffè da solo, appena svegli, e consumare poi con calma la colazione). In Italia, in modo particolare, c’è un vero e proprio culto del caffè concentrato mentre in molti altri paesi (Stati Uniti, Inghilterra, Olanda e tutti gli altri paesi nordeuropei) questa bevanda accompagna il pasto, soprattutto la prima colazione, e viene preparata molto lunga e acquosa. L’« espresso » all’italiana incomincia però ad essere apprezzato e diffuso anche in altre parti del mondo ed è il risultato di una speciale preparazione fatta a suo tempo da alcuni pazienti napoletani e perfezionata poi a Torino: viene utilizzato un caffè che abbia subito una torrefazione scura (mentre il caffè più acquoso in uso presso altri popoli si ottiene con chicchi tostati chiari) e preparato con un accurato dosaggio di acqua calda e vapore che, sotto pressione, in appositi apparecchi, produce una bevanda nera, aromatica e con una leggera schiuma in superficie. La torrefazione del caffè, che consiste nell’abbrustolirlo a una temperatura di oltre 200 °C, da origine a molte trasformazioni chimiche che ne variano le proprietà fisiche e organolettiche: le sostanze zuccherine subiscono un processo di caramellizzazione, l’olio essenziale da origine al caratteristico aroma e una parte della caffeina si decompone. Si ottengono così dei chicchi di colore bruno più voluminosi ma più leggeri, avendo ceduto una notevole percentuale di umidità. La caffeina contenuta nel caffè ha un’azione stimolante sul sistema nervoso, sui muscoli e sul cuore: molte persone quindi non la tollerano e devono ricorrere al caffè decaffeinato, ossia a caffè sottoposto a un particolare trattamento che ha ridotto la percentuale di caffeina allo 0,15 %, pur mantenendo intatte le proprietà digestive e l’aroma. Per la prima colazione, sia nel caso in cui il caffè non sia tollerato sia nel caso in cui lo si voglia consumare in abbondanti dosi, si può ricorrere ai surrogati, con i quali si ottiene una bevanda abbastanza simile al caffè, come il caffè d’orzo, di malto, di cicoria e di lupini; il primo è certamente il più diffuso in Italia e si prepara facendo bollire in acqua dell’orzo tostato e macinato (tre cucchiaiate in mezzo litro circa di acqua) per una decina di minuti, lasciandolo depositare e quindi filtrandolo, oppure nelle comuni macchinette del caffè, riempiendo però il filtro solo per metà. Ritornando al caffè espresso, la prima condizione perché sia ottimo è l’acquisto di una buona miscela (generalmente i vari tipi di caffè, prima di essere messi in vendita, vengono miscelati per sfruttare meglio le qualità dell’uno e dell’altro e ottenere un prodotto particolarmente profumato). Le confezioni ideali sono quelle sotto vuoto, nelle quali il prodotto conserva per un periodo di tempo abbastanza lungo le sue caratteristiche aromatiche; vi è anche il caffè « pressurizzato », cioè venduto in confezioni sotto vuoto nelle quali siano stati immessi gas inerti sotto pressione per impedire la dispersione dell’aroma. La prima fase della preparazione del caffè è la macinatura, che deve essere recente, meglio se fatta con il macinino a mano che usavano le nostre nonne, e più o meno fine a seconda del tipo di caffettiera che si usa: le caffettiere a pistone (quelle usate nei bar) richiedono caffè macinato finissimo, le macchinette a vapore meno fine e le napoletane piuttosto grosso. A proposito della caffettiera, non è sbagliato affermare che più è usata più il caffè riesce buono; una caffettiera nuova o rimasta a lungo inutilizzata deve essere lasciata immersa per almeno un’ora in acqua bollente, quindi si prepara il caffè per due o tre volte gettandolo via o usandolo per il caffelatte e solo a questo punto la macchinetta potrà essere tranquillamente usata per l’espresso. La caffettiera va in ogni modo lavata dopo l’uso evitando però, per la parte interna, i detersivi troppo forti. Anche la qualità dell’acqua influisce sulla riuscita del caffè: infatti se è molto calcarea il caffè non viene sfruttato a fondo e risulta poco aromatico. Inoltre l’acqua deve essere immessa nella caffettiera al momento dell’uso, non certo la sera prima, e deve essere fredda. Un ultimo accorgimento consiste nel non fare assolutamente bollire il caffè: risulterebbe irrimediabilmente rovinato; per la stessa ragione si eviterà di riscaldarlo.

UN ALIMENTO DA BERE: IL LATTE

E ora parliamo del vero protagonista della prima colazione: il latte, l’alimento naturale più completo, come prova la perfetta crescita del neonato che moltiplica il suo peso e la sua struttura corporea utilizzando solo le sostanze contenute in questo prezioso cibo.
Proteine, glicidi, lipidi, sali minerali e vitamine, elementi essenziali per realizzare la crescita infantile, si trovano nel latte in notevole misura tanto da farlo considerare un alimento completo, con capacità nutrizionali equivalenti, se non superiori, a quelli della carne, del pesce e delle uova.
Il latte non è però un alimento indicato esclusivamente per i bambini o per le persone anziane, come vorrebbe uno dei tanti pregiudizi che sussistono ancora a suo riguardo: i principi nutritivi in esso contenuti sono utilissimi anche per l’adulto. C’è inoltre chi crede che il latte sia di difficile digeribilità, mentre i casi di intolleranza sono molto pochi: tutti preconcetti ingiusti nei confronti di un alimento estremamente prezioso per qualsiasi organismo; basti pensare che un litro di latte ha una potenzialità nutritiva equivalente a circa sei uova, a una grossa costata di manzo, a un’abbondante porzione di pesce ed ha in più un apporto vitaminico (vit. A, B,, B2, PP, C, D) e di sali minerali superiore a quello dei cibi sopra citati.
Naturalmente il prodotto ideale, sia dal punto di vista nutritivo sia da quello organolettico, è il latte proveniente da mucche sane e che sia stato raccolto e trasportato in condizioni di perfetta igiene: praticamente, oggi, il vero gusto del latte lo può assaporare solo chi vive in campagna ed è sicuro della sua provenienza, mentre l’alimento consumato dagli abitanti delle città ha subito certamente uno dei diversi sistemi di conservazione che permettono al latte di giungere alla nostra tavola in condizioni igieniche ineccepibili. Vediamo ora quali sono i metodi di conservazione più usati.
Latte pastorizzato: viene portato a una temperatura (inferiore al punto di ebollizione) sufficiente a distruggere tutti i microrganismi patogeni, pur lasciando inalterate le caratteristiche organolettiche dell’alimento, che con questo sistema si conserva per due o tre giorni.
Latte sterilizzato: viene portato a una temperatura molto alta per pochi secondi; in tal modo la flora microbica viene completamente distrutta ma anche il patrimonio vitaminico subisce gravi perdite. È un latte che si può conservare a temperatura ambiente anche per diversi mesi.
Latte condensato: è un latte intero, concentrato, zuccherato e ridotto in crema; si diluisce con tre o quattro parti di acqua ma, volendo una concentrazione maggiore, basterà diminuire la dose del liquido. Si acquista generalmente per non rimanere sprovvisti nel caso non si possa disporre dell’alimento fresco ma è utile anche per la preparazione di dolci e di creme.

Si potrebbe continuare parlando del latte in polvere, usato soprattutto per l’alimentazione infantile, e del latte che viene sottoposto a trattamenti speciali per arricchirlo di alcune sostanze, come il latte vitaminizzato (con aggiunta di vitamina A, D, b1,B2, B12) e il latte irradiato (con aggiunta di vitamina D), o per renderlo più digeribile come il latte omogeneizzato, parzialmente scremato e scremato.
Naturalmente, chi ha la fortuna di poter disporre di latte appena munto, per sicurezza dovrà sempre provvedere, prima di consumarlo, alla bollitura, tenendo presente che non basta che il latte si gonfi fino a raggiungere l’orlo del recipiente, in quanto il suo punto di ebollizione è inferiore ai 100 °C e quindi insufficiente a distruggere tutti i microbi patogeni. È consigliabile quindi lasciarlo bollire per qualche minuto usando l’apposito bollilatte che impedisce al liquido di traboccare.
Soprattutto per la prima colazione, si usa molto mescolare il latte ad altre bevande come caffè, tè, malto, orzo ecc.: queste aggiunte, oltre a variarne il sapore, rendendolo a molte persone più gradito, sono positive per la digestione dell’alimento perché durante la coagulazione che avviene nello stomaco si formano coaguli più fini e il processo digestivo risulta semplificato.

LO YOGURT, FONTE DI SALUTE

Sempre a proposito della prima colazione parliamo ora di un altro alimento naturale il cui successo, in questi ultimi anni, è da paragonarsi a un vero e proprio « boom »: si tratta dello yogurt, ossia di latte sottoposto all’azione di speciali fermenti dotati di un particolare potere superiore a quello dei fermenti usati normalmente per la preparazione del formaggio. È un alimento antichissimo di cui si hanno le prime notizie dalla Bibbia e il suo uso era molto diffuso tra le popolazioni nomadi del Medio Oriente che avevano scoperto che agiva come antimicrobico: infatti l’acido lattico che si forma nello yogurt combatte l’instaurarsi nell’intestino di batteri nocivi alla salute. Uno yogurt preso al mattino, quindi, oltre al valore intrinseco come alimento (che è circa quello del latte pur contenendo una percentuale di zucchero leggermente inferiore in quanto, con la fermentazione, una parte di zucchero si trasforma in acido, alcool e gas) è un classico disintossicante e rinfrescante, utile soprattutto nella stagione calda. Oggi lo yogurt viene prodotto industrialmente e si trova nei negozi e nei supermercati in confezioni molto varie; può essere magro o intero, naturale od omogeneizzato, semplice o addizionato con pezzetti di frutta (ananas, albicocche, fragole, ciliegie ecc.) che lo rendono ancora più nutriente e gradito. Per tutte queste ragioni lo abbiamo inserito spesso fra le ricette della prima colazione, al naturale o come ingrediente di alcune preparazioni.

IL FASCINO DEL TRAMEZZINO

Il panino imbottito è senza dubbio il «fuori pasto preferito dal buongustaio (che generalmente non ama dolcetti, biscottini e altre delicatezze) ed è l’ideale per lo spuntino di mezza mattina o per la merenda. È così che molti bar si sono specializzati nella preparazione di succulenti panini e tramezzini (ossia panini preparati con fette di pane), farcendoli abbondantemente con prosciutto o salumi vari, formaggi o qualunque altro « companatico » che sia appetitoso, facendo accostamenti di sapori talvolta un po’ « osés » ma sempre apprezzati dal cliente in cerca di nuove emozioni per il suo palato. Antenata del tramezzino è la « pagnottella », antico sostentamento quotidiano del proletario al lavoro, il quale la farciva con umili ma saporiti ingredienti (magari una frittata alla cipolla o della salsiccia all’aglio). Elevatesi il livello economico della popolazione, i gusti si sono affinati e molti preferiscono ora farcire i loro panini con prosciutto di San Daniele, bresaola della Valtellina o salmone affumicato; ciò non toglie che chi ha appetito veramente « robusto » ripieghi spesso, ancora oggi molto volentieri, su ingredienti meno raffinati ma certamente più gustosi. Un tramezzino infatti può contenere anche alimenti molto sostanziosi, come fette di carne o polpa di pesce convenientemente diliscata, filetti di acciuga o di aringa, pezzetti di tonno oltre a olive, sottaceti, sottoli e salse varie; il « club-sandwich », per esempio, un tramezzino a due o più strati, può sostituire un pasto completo perché farcito di carne, formaggio, verdure, uova e nutrienti salse come maionese, salsa tartara, salsa aurora ecc.
Naturalmente non si deve porre limite alla fantasia nella preparazione di questi « sandwiches ammazza-appetito », anche se non si deve esagerare nella farcitura, soprattutto se si preparano per la merenda o lo spuntino dei ragazzi, rischiando di far loro poi saltare il pranzo o la cena.

LA MERENDA

Come la prima colazione anche la merenda viene spesso trascurata; molti preferiscono un pranzo o una cena abbondanti piuttosto che frazionarli in quattro pasti più leggeri e meno dannosi alla salute. La merenda, spuntino di mezzo pomeriggio, non dovrebbe invece essere, come tanti credono, solo una prerogativa di bambini e adolescenti, bensì un momento di « relax » per tutti, una pausa piacevole del lavoro e dello studio e una carica di energia per le ultime ore della giornata che di solito sono le più faticose. Vediamo ora che cosa si può gustare, senza appesantirsi troppo, all’ora della merenda. Abbiamo già parlato a lungo, nel capitolo precedente, del panino imbottito, ma una volta ogni tanto varrebbe la pena di gustare qualcosa di diverso: un trancio di torta all’ananas per il raffinato, una fetta di pizza alle cipolle per il buongustaio, delle frittelle per il goloso; chi ha invece scarso appetito ma desidera qualcosa di nutriente potrebbe optare, soprattutto nella stagione calda, per un bel gelato, per un dolce al cucchiaio o semplicemente per una coppa di frutta mista magari guarnita con qualche ciuffo di panna montata. Le persone un po’ tradizionaliste gusteranno invece il classico tè delle cinque. Non solo in Inghilterra e in Cina, ma anche in Italia per molti l’ora del tè è sacra e la preparazione di questa bevanda è un vero e proprio rito: diamo quindi alcuni consigli utili per l’acquisto e la preparazione dì un buon tè.
Premesso che da noi si usa quasi esclusivamente il tè nero, vale a dire quello che ha subito un processo di fermentazione allo scopo di esaltarne l’aroma (il tè verde sì ottiene facendo semplicemente seccare le foglie su lastre di ferro riscaldate), è molto importante per l’acquisto scegliere la qualità con foglie di misura maggiore e uniformi. Il sistema di preparazione più diffuso è quello inglese: la teiera, di coccio o di porcellana, va riscaldata prima con acqua bollente che poi si getta via; vi si versa quindi il tè (mezzo cucchiaino o uno per persona, a seconda dei gusti) e vi si unisce poca acqua caldissima ma non bollita. Si lascia in infusione per un paio di minuti, quindi si aggiunge l’altra acqua calda necessaria e si versa la bevanda nelle tazze, filtrandola attraverso un colino.
Una piacevole variante si può considerare il tè alla cinese, profumato di fiori (gelsomino, fior d’arancio, gardenia ecc.): gli amatori lo serviranno in tazze speciali, chiuse con un coperchio per impedire il disperdersi dell’aroma e la bevanda verrà sorbita attraverso un forellino che si trova sul bordo della tazza.
Per il normale tè, comunque, la teiera va sempre servita insieme a un bricchetto di latte freddo e fettine di limone, in modo da soddisfare i diversi gusti. Questa bevanda si accompagna di solito con torte o dolcetti di vario tipo; sono però da escludere quelli farciti con creme e liquori preferendo senz’altro i dolci secchi come le torte alla frutta, le crostate, le brìoches, le ciambelle e i biscottini tipo frollini e sfogliatine, oppure semplicemente fette biscottate spalmate con burro, miele o marmellata.

GLI STUZZICHINI PER L’APERITIVO

L’aperitivo è certamente considerato dalla stragrande maggioranza i! « fuori pasto » più piacevole, forse perché si prende di solito nel tardo pomeriggio, quando la giornata volge al termine e ci si può rilassare completamente e dedicare alla conversazione con gli amici e i familiari.
La preparazione delle bevande è in genere monopolizzata dal padrone dì casa, che vi si dedica con grande concentrazione, sfoggiando un’indubbia competenza e una spiccata fantasia nell’inventare nuove corroboranti miscele.
L’unico intervento permesso alla padrona di casa nell’« operazione aperitivo » è quello di preparare gli stuzzichini, che molti gradiscono ancor più delle stesse bevande. Oltre alle solite e ormai scontate palatine fritte e a tutti gli « snacks » che si acquistano al super-mercato e non sono più una novità per nessuno, sono molti gli stuzzichini che si possono preparare anche in casa, con un po’ di estro e di buona volontà: il risultato sarà naturalmente una piacevole sorpresa per chi li gusta e una maggior soddisfazione per chi li ha preparati. Se si preferiscono i « mini-bocconi » si potranno approntare delle piccole pizzette, dei minuscoli vol-au-vent, delle tartine farcite con burro e salse varie o guarnite con ingredienti appetitosi come funghi, acciughine, caviale ecc., delle olive farcite e fritte, delle sfogliatene ripiene o dei biscottini salati casalinghi.
Ma le possibilità di inventare qualcosa di nuovo sono infinite: il formaggio, per esempio, si presta ad essere manipolato, mescolato a vari ingredienti e foggiato nelle forme più diverse; perfino alcuni frutti esotici come il pompelmo e l’avocado e certe verdure come carote, cipolle e cetrioli, allestiti nei modi più svariati, sono molto indicati per accompagnare l’aperitivo perché stuzzicano l’appetito. Nella parte dedicata alle ricette di questa esposizione  si possono trovare tante altre idee, alcune classiche, altre piuttosto insolite, ma tutte di sicuro effetto.

COME PRESENTARLI

Anche la presentazione degli stuzzichini per l’aperitivo ha la sua importanza nella coreografia di questo momento, in modo particolare se si tratta di un aperitivo con ospiti. Le palatine ed altre vivande fritte, per esempio, vanno appoggiate su un piatto ricoperto da un tovagliolino di caria o, meglio, da un centrino di carta pizzo in modo che l’unto venga assorbito; le olive ed altri bocconcini a base di sottaceti, dadini di formaggio e di salame verranno infilzati su degli stuzzicadenti e questi a loro volta su un grosso frutto che faccia da supporto ornamentale. Per le vivande cotte che devono essere gustate calde (i più raffinati potranno preparare anche degli spiedini di crostacei alla brace o dei cappelli di funghi grigliati) o per tutte quelle preparazioni che vanno servite su un unico piallo e quindi divise in porzioni, si dovranno avere a disposizione dei pianini individuali con relative posate, in modo che ognuno si possa servire da sé agevolmente. Concludendo, è importante che gli stuzzichini che affiancano l’aperilivo vengano preparati e serviti con la medesima cura con cui si preparano le bevande e soprattutto senza parsimonia.

CENTO PIC-NIC CON IL PANE

Voglia di sole, di corse sui prati, di aria aperta, fresca di bosco o frizzante di mare; voglia di godersi una giornata in libertà, lontano dalle abitudini e dalla città, riuscendo magari a «catturare» un angolino tranquillo di pineta o di spiaggia, dove pensare solo a riposare, divertirsi e… mangiare all’aperto. Questo sogno, questa voglia di serenità ci prende un po’ tutti e allora perché non organizzare ben bene un bel pic-nic ed approfittare della prima domenica di sole per realizzarlo? Scopo di questo libro «Cento pic-nic con il Pane» è proprio quello di dimostrarvi quanto sia facile organizzare un pic-nic coi fiocchi, con tante cose buone, panini pieni di sapore e pietanze complete. Le ricette presentate in questo libro vedono innanzitutto il pane, nella fresca e comoda forma del Pane Carré Mulino Bianco, come protagonista e come ingrediente di stuzzicanti panini o torte, salate e dolci e poi tutti i trucchi per chi vuole organizzare dei perfetti «barbecue» e veder sempre riuscite le sue grigliate di carne, pesce o verdure. Ma non è tutto: abbiamo anche pensato a chi passa le sue vacanze in campeggio o in roulotte, e a questi dedichiamo le ricette degli ultimi capitoli, perché anche in tenda si può gustare un pranzetto coi fiocchi, anziché accontentarsi di uova sode e pomodori! A questo punto non ci rimane che augurarvi un buon pic-nic.Mulino Bianco

Come organizzarsi

Come tutte le cose, anche la perfetta riuscita di un pic-nic dipende da piccole ma importanti regole d’oro. Cominciamo con l’attrezzatura: bando all’improvvisazione, una colazione sull’erba, per riuscire bene, deve essere accuratamente organizzata. Innanzitutto occorre un capiente cesto nel quale disporre tutte le vivande. Queste verranno avvolte in carta d’alluminio o pellicola per alimenti (specie se si tratta di panini o tramezzini particolarmente conditi), oppure racchiusi in speciali contenitori con coperchio ermetico.
Piatti e bicchieri possono essere di carta o di plastica, (questa ultima utilizzata anche per le posate), pratici per l’uso occasionale e da buttare, oppure, per chi intendesse sfruttare più di una bella giornata, consigliamo quei bellissimi «servizi» da pic-nic in plastica dura o melanina, composti da tutto il necessario per apparecchiare sull’erba una tavola per 4 o 6 persone, racchiusi razionalmente in simpatiche forme. Tovaglia e tovaglioli saranno di carta. Per non rinunciare alla freschezza delle bevande è opportuna una borsa termica, ideale anche per contenere i cibi che richiedano di essere conservati al fresco fino al momento della consumazione. Queste borse sono dotate di un «panetto» che contiene, ermeticamente chiuso, un liquido speciale capace, una
volta congelato (e per farlo basta tenerlo prima nel freezer di casa) di mantenere il fresco all’interno della borsa per dodici ore.
Per il motivo opposto, e cioè per non rinunciare al caffè del dopo-pranzo, è utile un thermos, che verrà riempito col caffè bollente preparato, alla mattina prima di partire, e tale si manterrà fino al momento di berlo. A tutto questo vanno aggiunti degli accessori che, seppur non indispensabili, vi faranno godere ancora di più la vostra uscita senza farvi rimpiangere le comodità di casa: porta sale e pepe, oliera e acetiera se nel menù sono previste delle insalate (meglio sempre condirle sul posto, risulteranno più fresche), un apribottiglie, un cavatappi, un apriscatole, posate per condire. Se prevedete di cucinare cibi alla griglia sarà indispensabile un piccolo braciere portatile completo di carbonella e una doppia griglia, con lungo manico antiscottatura, ideale per cuocere carni o pesci che, ben serrati tra le due grate, si potranno voltare e rivoltare sulla brace senza pericolo di spezzarli o farli cadere.

Cosa preparare

Tutto pronto, dunque? E allora, pensiamo al menù. Cosa preparare? Lo vedrete nelle prossime pagine del libro, non c’è che l’imbarazzo della scelta: innanzitutto c’è la grande famiglia dei panini, non intesi come due fette di pane con dentro un po’ di affettato, bensì tutta una serie di ghiotti tramezzini doppi e tripli, sandwiches giganti, super ripieni ma sempre morbidi e gustosi, visto che nelle nostre ricette abbiamo usato il fragrante Pane Carré del Mulino Bianco. E poi le torte salate, le insalate di verdura, di pasta, di riso, di pollo, le crocchette, i polpettoni più o meno farciti, le frittate composte e persino i dessert sotto forma di morbide torte di frutta, di pane o di riso. Insomma, un menù così ricco da fare invidia al più ricercato pranzo casalingo, ricco di sapori diversi che sapranno stuzzicare l’appetito di tutti.

Quando preparare i cibi

Quando preparare i cibi? La maggior parte delle nostre ricette (esclusi i panini, che se si vogliono freschi e fragranti è meglio preparare poco prima della partenza) si possono comodamente cucinare la sera prima, in modo da avere tutto pronto da sistemare nel cestino del pic-nic un momento prima di… salire in macchina. I panini, lo ricordiamo, vanno avvolti in carta d’alluminio o in una pellicola per alimenti, in modo che si mantengano intatti fino al momento del consumo e, soprattutto se molto conditi, per evitare che ungano o sporchino ciò che si trova nel cesto. Torte salate e dolci dovrebbero essere riposte negli appositi contenitori con chiusura più o meno ermetica; lo stesso dicasi per crocchette e polpettoni. Per le insalate condite a casa saranno necessari contenitori ermetici, altrimenti, se preferite condirle sul posto, sarà sufficiente riporle in ciotole o insalatiere coperte con un foglio di pellicola per alimenti stretta al bordo con un elastico; nel contenitore ermetico (sarà sufficiente una bottiglietta o un barattolino) metterete il vostro condimento preferito.

Ultimi consigli

Se queste sono, in generale, le cose da fare, ecco ora un piccolo elenco di cose da NON FARE, pochi suggerimenti che contribuiranno alla riuscita del vostro pic-nic: evitate di preparare cibi troppo conditi o comunque pesanti da digerire (il bello del pic-nic è anche il dopopranzo, per correre, giocare e divertirsi!); non dimenticate di lavare tutta la verdura e la frutta, prima di metterla nel cesto; se preparate cibi fritti non scordate di asciugarli molto bene dall’unto di cottura prima di riporli negli appositi contenitori; non scordate una piccola riserva d’acqua, basterà una tanichetta da due o tre litri, per ogni esigenza di pulizia o di rinfresco.
Con questi piccoli accorgimenti, con le buone ricette che abbiamo preparato per voi e una bella giornata di sole, il successo del vostro pic-nic è assicurato.
Consigli pratici per cucinare in campeggio e in roulotte
La dispensa di chi passa le sue vacanze in tenda o in roulotte, deve essere ben fornita, soprattutto di alcuni alimenti come pasta, riso, scatolame vario (pomodori pelati, verdure, carne, tonno),sottaceti e sott’olio, frutta sciroppata, vasetti o tubetti di maionese, zucchero, biscotti, caffè, latte, panna a lunga conservazione e olio.
Con questi prodotti e l’aggiunta di qualche cibo fresco acquistato sul posto sarà facile allestire pranzi e cene gustosi come quelli fatti a casa.
A queste scorte alimentari bisogna aggiungere tutto l’equipaggiamento per cucinare e mangiare (niente di nuovo per il campeggiatore e il roulottista provetto, ma indispensabile per i nuovi iniziati). Ecco di seguito un piccolo elenco dell’attrezzatura necessaria: un fornello da campo a due fuochi con una bombola a gas e una di ricambio; una pentola per cuocere pasta o riso, due padelle di diverso formato e una casseruolina che può servire per bollire il latte o cuocere i sughi; una bacinella per lavare la frutta e
verdura, uno scolapasta, una caffettiera, un apriscatole, un apribottiglie, un cavatappi, un paio di ciotole per le insalate, due contenitori di plastica per riporre cibi che dovessero avanzare e poi naturalmente tutta la serie di posate, bicchieri e piatti di plastica o di carta, più tovaglie e tovaglioli di carta e, per finire qualche indispensabile sacco per la spazzatura.
Tra le nostre ricette ce ne sono diverse che si possono preparare senza difficoltà sul fornelletto da campeggio. E se poi non si ha voglia di cucinare c’è l’imbarazzo della scelta tra le ricette di tramezzini, panini e sandwiches proposti per i pic-nic ma gustosissimi anche in renda, sulla spiaggia e in roulotte.
tratto per voi  da Ricettario storico, ma attualissimo,  del Mulino Bianco Barilla.