PURIFICATI con l’acqua


La tua tavola

IL COSTITUENTE PRINCIPALE DEL NOSTRO CORPO E’ ANCHE FONDAMENTALE NEL PROCESSO ATTRAVERSO IL QUALE IL NOSTRO ORGANISMO ESPELLE SCORIE NOCIVE: PER QUESTO E’ NECESSARIO ESSERE BEN IDRATATI
– Testo di Marco Ronchetto da mensile OK SALUTE E BENESSERE
 Acqua OK salute
Simbolo per eccellenza del­la purezza, l’acqua, oltre a essere il costituente princi­pale del nostro corpo e il secondo elemento essenziale  per la sopravvivenza (dopo l’ossigeno), è un formidabi­le ripulitore dell’organismo. In pratica è il veicolo attraverso il quale le tossine e le al­tre scorie accumulate vengono trasportate fino agli organi deputati allo smaltimento: fegato e reni principalmente, ma anche in­testino, polmoni e pelle. Dal fegato le varie sostanze ingerite tramite cibi, liquidi o farmaci, una volta metabolizzate e trasforma­te, vengono riversate nel sangue, i cui circa 5 litri presenti nel nostro corpo (composti per il 55% da plasma, a sua volta formato per il 90% da acqua) sono filtrati dai reni tra le 35 e le 40 volte al giorno, con la produzione di un litro-un litro e mezzo di urina. Ma, «se la quantità di acqua ingerita è scar­sa», spiega Vito Annese, senior consultarti gastroenterologist presso il dipartimento di gastroenterologia del Valiant Clinic & American Hospital di Dubai (Emirati Arabi), «gli stessi reni compenseranno le perdite – per esempio, il sudore – con una ridotta diuresi. Di conseguenza i prodotti del catabolismo, come l’azoto ureico (un in­dice della funzionalità renale), ed eventuali tossine e f armaci potrebbero rimanere più a lungo in circolo».
Non solo. L’acqua, sottolinea Eleonora Poggiogalle, specialista in scienza dell’a­limentazione presso l’unità di ricerca di scienza dell’alimentazione e nutrizione umana dell’Università Sapienza di Roma, interviene anche negli altri processi di eli­minazione delle scorie e degli scarti meta­bolici, «dalla defecazione – le feci ne hanno bisogno per acquisire una consistenza che consenta loro di essere facilmente espulse – alla respirazione e alla traspirazione attra­verso i pori della pelle». Pur non sudando, infatti, durante il giorno eliminiamo una quota di acqua stimata tra gli 0,3 e gli 0,4 litri a temperatura ambiente, 20-24 gradi. Insomma, per depurare l’organismo è ne­cessario idratarsi. In poche parole: bere acqua. Ma quanta? E quale? Con l’aiuto del nostri due esperti rispondiamo ai dubbi più comuni.

Quanta acqua bisogna bere al giorno?

Acqua OK salute 1Sulla quantità non ci sono indicazioni univoche, perché l’apporto va individualizza­to anche in base alle perdite e alle situazioni ambientali (il caldo eccessivo che favorisce la disidratazione, la sudorazione da eserci­zio sportivo…). Introiti di acqua in linea di massima ottimali sono, comunque, stati definiti dalla Società italiana di nutrizio­ne umana (Sinu), che nella IV Revisione dei Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia per la popolazione italiana (Larn 2014) ha suggerito media­mente al giorno 2,5 litri per l’uomo adulto e 2 litri per la donna. Apporto che in caso di gravidanza e allattamento va aumentato rispettivamente di 300 mi (di fatto un paio di bicchieri in più) e di 700 mi (tré-quattro bicchieri in più).

E in quali momenti della giornata?

Il quando è poco rilevante, l’importante è garantire un’idratazione adeguata e di­stribuita nel corso della giornata. Meglio, così, distribuire l’introito a intervalli rego­lari, senza dimenticare la bottiglia anche mentre siamo al lavoro o a scuola, quando c’è il rischio che le varie occupazioni ci di­straggano. Bere due o tre bicchieri – senza necessariamente eccedere con quantitativi maggiori – durante i pasti è un’ottima abi­tudine, perché l’acqua assunta in quantità non eccessiva facilita la digestione, renden­do più «accessibili» i nutrienti agli enzimi digestivi. Positivo è anche bere quando ci si sveglia al mattino.

Oltre a una più faticosa depurazione dell’organismo, quali altri rischi comporta bere poco?

Tra le altre conseguenze determina una tendenza alla stitichezza, in quanto la par­te terminale dell’intestino, il colon, assorbe fino al 99% dell’acqua che vi arriva, con il risultato di avere feci di piccolo calibro e dure. La stitichezza, a sua volta, aumenta il rischio della formazione nello stesso colon di diverticoli, che possono provocare ulte­riori complicanze. Un insufficiente introi­to di acqua, soprattutto se associato a una abbondante ingestione di fibra (vegetali, legumi, frutta), può, inoltre, provocare di­sturbi della digestione quali pesantezza post-prandiale e distensione addominale. Una disidratazione prolungata o cronica favorisce, poi, la deposizione di cristalli che portano aUa formazione di calcoli sia nella colecisti sia a livello renale.

Come si fa a capire se siamo disidratati?

Acqua OK salute 2Indice indiretto di un’a­deguata idratazione è la colorazione dell’urina, in genere determinata
dai pigmenti biliari gial­lastri. Più il colore giallo è evidente, meno siamo idratati. La disidratazio­ne, inoltre, può rendere la pelle secca e meno elasti­ca, provocare la secchezza delle fauci (xerostomia) e addensare il sangue con l’aumen­to dell’ematocrito.

Quale tipo di acqua favorisce maggiormente la depurazione del nostro organismo?

Un paio di bicchieri di acqua sulfurea, cioè ricca di zolfo, al giorno hanno un effetto antiossidante contro i radicali liberi prove­nienti dai prodotti derivati dalle reazioni del metabolismo cellulare. Dall’odore e dal sapore non propriamente gradevoli, tale acqua è diversa per composizione rispetto a quelle di uso normale e, quindi, non può coprire l’intero fabbisogno giornaliero di acqua. A tal fine possiamo scegliere acque oligominerali, che non presentano una grande quantità di minerali – tra i 50 e i 500 milligrammi per litro, segnati sull’etichet­ta della bottiglia sotto la dicitura «residuo fisso» – e favoriscono la diuresi. Avendo un basso contenuto di sodio, sono indicate per chi soffre di pressione alta, pur andando bene un po’ per tutte le categorie di con­sumatori. Bisogna, comunque, ricordare sempre che si assume acqua anche attra­verso gli alimenti solidi, principalmente la frutta e la verdura.

Durante la menopausa o in età pediatrica su quali acque è meglio orientarci?

In questi due casi l’assunzione di calcio assume maggiore im­portanza e, perciò, è me­glio orientarsi su acque mediominerali, in par­ticolare le cosiddette bicarbonato-calciche, con un residuo fisso tra i 500 e i 1.000 milligrammi per litro.

E in caso di stitichezza?

Sono indicate le acque non gassate e magnesiache, sempre con un residuo fisso superiore ai 500 milligrammi per litro. In una dieta che comprenda circa 30 grammi di fibre al giorno un’adeguata assunzione di acqua rende le feci più mor­bide, favorendone l’espulsione, e favorisce l’attività intestinale.

È meglio l’acqua imbottigliata o quella potabile del rubinetto?

Nella maggior parte dei casi non ci sono motivazioni di salute tali da giustificare la necessità di bere acqua imbottigliata rispet­to a quella potabile. Il vero problema è che di quella del rubinetto non conosciamo le caratteristiche e la quantità di sali minerali presenti, variabile per area geografica, e talora per varie ragioni non ha un gusto par­ticolarmente gradevole al palato.

È vero che le acque gassate danno senso di gonfiore o pesantezza e fanno ingrassare?

No. A differenza delle bibite gassate edul­corate, sia le acque effervescenti naturali sia quelle addizionate di anidride carbo­nica non hanno effetti nocivi sulla nostra salute, a meno che non si soffra già di gon­fiore, aerofagia, reflusso gastroesofageo o difficoltà digestive.

Ci sono ingredienti, come per esempio il limone, che si possono aggiungere all’acqua, magari calda, per potenziarne
l’effetto detox?

Il limone di per sé non ha un effetto detox scientificamente documentato, ma l’ag­giunta di alcune gocce rende più gradevo­le il sapore dell’acqua e ci stimola, quindi, a berne in quantità adeguata. Bisogna, co­munque, evitare di spremere un’eccessiva quantità di tale agrume, che è fonte non solo di vitamina C ma anche di acido cirri-co, il quale può erodere lo smalto dentale e favorire l’accentuazione di disturbi dige­stivi in chi soffre di gastrite, bruciori di sto­maco e reflusso gastroesofageo. Tuttavia, proprio la presenza di acido citrico, che tra i suoi effetti ha anche quello di preve­nire la precipitazione di calcio nelle urine, rende l’acqua e limone consigliabile a chi combatte contro i calcoli renali. Bere acqua tiepida, invece, distende la muscolatura dell’intestino e può poten­zialmente essere utile a coloro che soffro­no di stitichezza o alterazioni della motili­tà intestinale.