Weekend Valle d’Aosta Aosta Fiera Sant’Orso

Valle d_Aosta Fiera Sant_Orso

I giorni dell’orso Federica Botta e Alessandro De Rossi da rivista Plein Air

Nell’ultimo finesettimana di gennaio la millenaria Fiera di Sant’Orso animerà Aosta con una grande rassegna dedicata all’artigianato e una coinvolgente festa notturna di piazza.

Dopo un’incerta mattina con qualche goccia di pioggia e nevischio, nel pomeriggio il cielo si apre e un tiepido sole riscalda la collegiata, l’anfiteatro e gli archi romani, le centinaia di bancarelle della Fiera di Sant’Orso. Chissà cosa farà il pigro plantigrado della tradizione, con questa instabilità? Secondo il detto popolare, sefeit cllier lo dzor de sèn-t-Or, l’or baiile lo tor et dor euncòpe quarenta dzor: in caso di bel tempo si volterà dall’altra parte nel suo giaciglio, regalando altri quaranta giorni di freddo alle valli; mentre con la neve uscirà dalla sua tana, annunciando un cambio di stagione anticipato. Per il momento ci godiamo i tiepidi raggi e ammiriamo gli intagli di cimbro, le sculture di abete, i ricami e i tessuti, le ceramiche dipinte e i lavori di ferro battuto proposti da artigiani provenienti da tutta Italia.

Secondo la leggenda le origini della fiera risalgono all’anno Mille, quando gli abitanti della città vollero ricordare il gesto del monaco eremita Orso: originario dell’Irlanda e morto ad Aosta nel 529, nel pieno del rigore invernale regalò ai più poveri del borgo un paio di sabot, i tradizionali zoccoli in legno. Non contento, radunò un gruppo di taglialegna nel piazzale davanti alla chiesa per insegnare loro come realizzare le tradizionali calzature. Ancora oggi la produzione degli zoccoli è una delle attività che maggiormente incuriosisce i tantissimi visitatori (se ne contano fino a centocinquantamila) che si affollano per le vie. nonostante i capricci del tempo e dell’orso proverbiale.
La gelida notte della Velila (la veglia) è riscaldata dalle musiche e dai ritmi dei balli tradizionali che i gruppi folkloristici eseguono sul palco e nelle piazze, coinvolgendo pubblico ed espositori. Una lunga nottata corroborata da fiumi di vin brulé, ovunque offerto in maniere più o meno ufficiali: dagli standisti col fornelletto ai bar aperti tutta la notte, dai giovani con il thermos all’anziano signore con la fiaschetta di pelle. Qua e là, nel dopocena e ancor di più con l’approssimarsi del mattino, spuntano immancabili le grolle e le coppe dell’amicizia – neanche a dirlo intagliate nel legno – piene di caffè alla valdostana con grappa, zucchero, chiodi di garofano, arancia e genepì.

Passeggiare tra i banchi traboccanti di merci è una buona occasione per scoprire i tesori della città. Il percorso può iniziare dall’Arco di Augusto, raggiungibile con le navette gratuite dai parcheggi e ancora oggi al margine del centro storico. È il simbolo inconfondibile del passato romano di Aosta, fondata intorno al 25 avanti Cristo — con il nome di Augusta Praetoria Salassorum – quando Cesare Augusto inviò Varrone Murena all’incrocio strategico tra la Via Grande del Monviso e il Piccolo San Bernardo per fronteggiare i Salassi che ostacolavano il passaggio verso la Via delle Gallie. L’accampamento militare fu fortificato rispettando il modello ortogonale, con le due vie perpendicolari del Cardo e Decumano e le quattro porte d’accesso ai margini, ancora facilmente riconoscibili nell’impianto urbano. Come ad esempio Porta Pretoria, che appare imponente non appena oltrepassato l’arco: con le due cortine parallele a tre arcate e il cortile d’armi nel centro separa Via Sant’Anselmo da Via Pretoria.
Grazie alla sua strategica posizione l’antica Aosta divenne rapidamente un centro di grande rilievo, arrivando a superare i trentamila abitanti e dotandosi di un magnifico teatro e di un anfiteatro. Entrambi si trovano fra Via De Maistre e Via Antica Zecca: il secondo è incluso nel convento di Santa Caterina e occorre rivolgersi alle monache per visitarlo.

Il tratto fra Porta d’Augusto e Porta Pretoria si sviluppò in epoca medioevale attorno al complesso ecclesiastico di Sant’Orso e alla chiesa paleocristiana di San Lorenzo, entrambi meta di pellegrinaggi. Colpiscono da lontano il bellissimo campanile romanico, sormontato di bifore e trifore e il maestoso esemplare di tiglio impiantato nel XVI secolo e ancora vivo e vegeto nonostante il fulmine che lo colpì nel 1951. Tradizione vuole che le spoglie del santo patrono riposino nella cripta romanica della chiesa di Sant’Orso, venerato dai fedeli che il 1° febbraio passano carponi sotto l’altare per ottenerne l’intercessione. Affascinante e misterioso il cosiddetto Quadrato Magico, un mosaico rinvenuto nel 1999: raffigura Sansone che lotta con il leone e reca l’iscrizione palindroma del Sator, dal significato ancora sconosciuto. Fanno parte del complesso anche il prezioso chiostro romanico dai quaranta capitelli intarsiati e l’edificio del priorato rinascimentale con le sue eleganti finestre. L’area sacra del foro di epoca romana si trova invece nella zona della cattedrale di Santa Maria Assunta, che si raggiunge in pochi passi da Via De Maistre; sotto la chiesa è possibile visitare il criptoportico, una galleria voltata a botte di epoca romana. Imboccando Via Forum si raggiunge Piazza Roncas (dal nome dell’omonimo palazzo oggi in restauro), su cui affaccia il Museo Archeologico Regionale. A poca distanza si trova Piazza Chanoux, dove sorge uno dei più bei palazzi della città, l’Hotel de la Ville, con le due statue rappresentanti i corsi d’acqua cittadini, la Dora Baltea e il torrente Buthier. Insieme alla vicina Piazza Plouves è uno dei luoghi più animati e caraneristici della Fiera di Sant’Orso, accogliendo gli stand enogastronomici e i padiglioni dedicati ai sapienti artigiani della Vallèe.

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